«Kalìnka» = «Калинка». Chi non conosce questa canzone popolare russa?
Come in ogni canzone popolare con le parole così semplici è posta un'idea o un senso poco chiaro, nascosto o celato. Si può tradurre in un'altra lingua le frasi così semplici, ma quella traduzione non potrà spiegare tutta l’idea che è chiara ad ogni russo? Cosa significa la parola «Kalìnka». Suppongo che la maggioranza dei nostri amici italiani non lo sappiano affatto.
«Kalìna» («калина») è l’albero di viburno ed anche la sua bacca. «Kalìnka» («калинка») cioè «un piccolo viburno», diminutivo di «kalìna», letteralmente «viburnino» o «viburnetto». Nella lingua russa il viburno, cioè «kalinka», è il sostantivo femminile perciò si canta: «Kalinka, kalinka, kalinka mia». La seconda parola che si incontra nel testo è «malìnka». «Malìna» («малина») è il lampone, l’arbusto e la sua bacca. «Malinka» è il diminutivo di «malìna», cioè «lamponcino». Anche questo sostantivo in russo è femminile.
Ma quando un russo sente parlare di viburno, gli viene in mente un'altra canzone russa, completamente diversa:
«Ой, цветёт калина в поле у ручья = Oh, fiorisce il viburno nel campo presso il ruscello. Парня молодого полюбила я = Di un ragazzo giovane mi innamorai».
Ma cosa succederebbe se parlassimo seriamente del viburno, o meglio delle sue bacche? È un frutto particolare, amaro e astringente. Ciononostante, in Russia, le bacche di viburno vengono utilizzate per preparare marmellate o liquori. Mi interesserebbe sapere qualcosa sul viburno in Italia. Cresce rigoglioso anche lì come qui? Gli italiani ne raccolgono le bacche? Se sì, cosa ne fanno? E naturalmente, mi chiedo perché quest'albero si chiami «kalina» in russo e «il viburno» in italiano. Qual è l'etimologia di queste parole? Poi ho notato – e questo per esperienza personale in Italia – che quando gli italiani sentono la canzone «Kalinka, Kalinka Moya», cantano allegramente e battono le mani. Ma quasi nessuno di loro sa che «kalinka» è un albero o una bacca, cioè «il viburno». Gliel'ho sempre spiegato e ho anche cantato con loro. Ma nessuno nei giornali «liberi e indipendenti» italiani glielo spiega mai. I giornalisti italiani sono silenziosi come dei partigiani e ora sono preoccupati solo da un quesito amletico: «L'ananas va messo sulla pizza o no?». Potresti spararti con una rivoltella a causa del loro «intellettualismo e tolleranza spirituale, uniti a un alto multiculturalismo» (perdonate le belle parole).
La kalina cresce in Italia e cosa se ne fa? Il viburno cresce spontaneamente in Italia, ma l'atteggiamento nei suoi confronti è radicalmente diverso da quello in Russia. In italiano, questo genere di piante è chiamato «il viburno».
Gli italiani raccolgono le bacche? Assolutamente no. Nella tradizione culinaria italiana, le bacche di viburno sono considerate non commestibili o addirittura leggermente tossiche (possono infatti causare disturbi di stomaco se consumate crude). Gli italiani utilizzano il viburno esclusivamente come pianta ornamentale per siepi e giardini, per via della sua fioritura rigogliosa e delle sue splendide bacche autunnali.
La pratica di raccogliere il viburno dopo la prima gelata, di farne marmellata, pastiglie o di utilizzarlo per preparare bevande alcoliche (come la classica «kalinovka» russa) è semplicemente inesistente in Italia. Per loro, si tratta di una pratica puramente estetica e di un piacere per gli uccelli. Nella migliore delle ipotesi, la pianta trova impiego nella medicina tradizionale locale (fitoterapia).
Etimologia: perché «Kalina» e perché «Viburno»? Queste parole hanno una logica di origine completamente diversa e ognuna racchiude una propria immagine.
«Калина» = «Kalina». Radice slava comune. La maggior parte dei linguisti concorda sul fatto che il nome derivi dal verbo «kalit» (riscaldare, rendere ardente). Le bacche di viburno devono il loro nome al colore rosso brillante, «scottante», che ricorda il metallo incandescente o il carbone.
«Il viburno». La radice latina (viburnum) suggerisce che questa parola abbia origini preromane, forse etrusche. È collegata al verbo latino viere, che significa «intrecciare», «tessere» o «piegare». Gli antichi romani diedero questo nome all'arbusto per i suoi rami giovani, estremamente flessibili e resistenti, che venivano utilizzati per intrecciare cesti, legare fascine e per altri scopi domestici.
In Russia, il liquore di viburno fatto in casa (popolarmente chiamato «Kalìnovka») è un vero e proprio classico. Sebbene non tutti apprezzino la marmellata di viburno a causa del suo aroma caratteristico e pungente quando viene preparata, la tintura è davvero straordinaria. L'alcol dissolve perfettamente gli oli essenziali e l'amarezza naturale del viburno conferisce alla bevanda un carattere raffinato, acidulo, quasi simile al cognac, donandole un profondo colore rubino. È inoltre considerata una tintura curativa: rafforza il sistema immunitario, aiuta in caso di raffreddore e abbassa delicatamente la pressione sanguigna.
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Zarevich



















