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«PERCHÈ NAPOLEONE PERSE TUTTO IN RUSSIA»
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«PERCHÈ NAPOLEONE PERSE TUTTO IN RUSSIA»
«ПОЧЕМУ НАПОЛЕОН ВСЁ ПРОИГРАЛ В РОССИИ»
«WHY NAPOLEON LOST EVERYTHING IN RUSSIA»
«POURQUOI NAPOLÉON A TOUT PERDU EN RUSSIE»
«WARUM NAPOLEON IN RUSSLAND ALLES VERLOREN HAT»

Il comandante illustre sottomesso, in pratica, tutta l’Europa, invece in Russia subì una sconfitta umiliante e perse un grande esercito. In ultima analisi, questa campagna amara costò del potere a Napoleone. Con che cosa s’imbatté Napoleone in Russia? Alcuni fattori che diventarono una causa del fiasco dell’Imperatore francese. Ma però, c’erano le cose che meravigliavano e affascinavano Napoleone.       

1. «LA TATTICA DELL’ESERCITO RUSSO» «ТАКТИКА РУССКОЙ АРМИИ»
Con la tattica dell’esercito russo Napoleone era confitto letteralmente e in senso figurato. L’esercito russo sotto la guida del generale Barclay de Tolly (Барклай-де-Толли, 1761-1818) si teneva della tattica della ritirata. Il tale comportamento dell’avversario conveniva all’Imperatore francese che sognava di arrivare alla città di Smolènsk (Смоленск) con poche perdite. I francesi non conquistarono Smolensk, ma la ricevettero in «aspetto indecente», la città era vuota. Fermarsi a Smolensk era privo di senso ed anche muoversi avanti, era terribilmente! I soldati francesi entravano nelle vuote città russe, senza scorta di generi alimentari e si lasciavano prendere dal panico.
          
2. «I MURI SPESSI» «ТОЛСТЫЕ СТЕНЫ»
Il racconto dei muri non perforabili di Smolensk occupa una piena pagina negli appunti di viaggio di Napoleone. Dalla descrizione della bella veduta della città di Smolensk, Napoleone cerca di descrivere il tentativo fallito di acquistarla.    

3. «GLI INCENDI» «ПОЖАРЫ»
Tutti i ricordi di Napoleone sono pubblicati e leggendoli noi possiamo venire a sapere e capire perché tutto il movimento dell’esercito di Napoleone per la Russia fu accompagnato dagli incendi. Bruciavano le città e i villaggi, bruciava tutto. A Smolènsk, Gzhàtsk, Màlyj Jaroslàvetz i francesi stessi spegnevano gli incendi. I Russi bruciavano tutto, le case, i negozi, le strade, i villaggi, le aree dei seminati… A quel tempo, la Russia era un paese di servitù della gleba e Napoleone sperava che al suo arrivo tutti i contadini russi si sarebbero inchinati a lui per la liberazione promessa. Ma accadde il contrario, con grande sorpresa di Napoleone. I contadini russi hanno lasciato i loro villaggi e prendevano i forconi e con le loro famiglie, con il loro bestiame, con i loro gatti e cani, se ne andavano nei boschi. Durante la marcia di Napoleone verso Mosca, i contadini russi uccisero i soldati francesi con forconi e asce, cosa che spaventò molto i soldati di Napoleone. Questi erano partigiani, semplici contadini. In mezzo a Mosca Napoleone si chiedeva perché tutta la città brucia e poi con tristezza, ma con eleganza scrisse: «Mosca si è trasformata in un mare di fuoco». Dopo più di cento anni Adolf Hitler raccolse quasi tutta l’Europa nazifascista e si avviò, cantando e ballando, suonando i tamburelli e tamburi, a conquistare di nuovo i barbari russi. Tutto è finito, come prima e come sempre, a Berlino! «Vanno, vanno per Berlino i nostri Cosacchi!» come si canta in una canzone dei tempi dopoguerra. Adesso gli Stati Uniti fanno un allegro girotondo con i suoi silenziosi e taciti burattini europei vicino ai confini russi. Come prima suonano i tamburelli e tamburi e ci sono gli stessi personaggi. Il teatro con gli stessi attori dei popoli ben conosciuti! Non dimenticatevi che noi, di nuovo, prenderemo i forconi!
    
4. «LE CITTA’» «ГОРОДА»
L’arte degli architetti russi affascinava Napoleone. Nei suoi ricordi lui descrive le bellezze dei muri e delle torri di Smolensk. Mosca colpi completamente l’Imperatore francese: «Mosca è costruita al pari di Roma, sulle sette colline e ha un panorama assai pittoresco. È una città semi europea e semi orientale con duecento chiese e con mille cupole variopinte…». Che bel cronista, il bravo pioniere, lo scopritore di terre nuove. Come si dice: «das ist Kulturträger» cioè il «Portatore della Cultura».    

5. «LE STRADE» «ДОРОГИ»
Napoleone percorse molta strada russa, vide molte strade russe, ma nessuna strada lo soddisfò. La causa non è in maltempo. Nei suoi ricordi Napoleone chiama le strade russe straordinariamente impenetrabili. Lui, povero poveretto, sperava di camminare, cantando e ballando, per le strade percorribili e praticabili.  

6. «IL TEMPO» «ПОГОДА»
Napoleone invase la Russia all’inizio dell’estate e venne fuori circa la primavera. Il bravo Imperatore della Francia fece in tempo a esprimere la propria opinione del tempo in Russia. Per esempio l’autunno per lui «era bellissimo e insolito in questi territori severi». Con il clima rigido russo Napoleone si scontrò nel momento svantaggioso e sfavorevole nei mesi della sua ritirata per quella strada bruciata di Smolensk.  

7. «I PARTIGIANI» «ПАРТИЗАНЫ»
Molto lieto di confessare che Napoleone Bonaparte fu stato sbalordito dal comportamento sbagliato, scorretto e sballato del popolo russo. Napoleone scrive nei suoi ricordi: «Il più forte esercito non potrà condurre la guerra con successo contro tutto il popolo che decise di vincere o morire».

P.S.
Potresti rispondere alla domanda: che cosa aspettava vanamente Napoleone da «Mosca genuflessa»?

1.Il chiavistello (Засов)
2.La nottola (Щеколду)
3.Le chiavi (Ключи)
4.Il lucchetto (Замок)
5.Pane Sole (Хлеб соль)

  

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Zarevich
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Messaggio Re: «PERCHÈ NAPOLEONE PERSE TUTTO IN RUSSIA» 
 
"Sono dei veri Sciti" commento sull'incendio di Mosca
  



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Messaggio «PERCHÈ NAPOLEONE PERSE TUTTO IN RUSSIA» 
 
«UN ESERCITO INVINCIBILE E LEGGENDARIO»
«НЕПОБЕДИМАЯ И ЛЕГЕНДАРНАЯ АРМИЯ»

Non fu il freddo a costringere il civilizzato Napoleone ad abbandonare la Russia selvaggia e arretrata. Che temperature c'erano durante la coraggiosa ritirata francese da Mosca?

Ci sono più congetture che fatti. La storia della campagna napoleonica viene spesso raccontata come un disastro meteorologico: l'esercito francese raggiunse la Russia, si abbatté un gelo insopportabile e la Grande Armata crollò. La colpa è del gelo russo, mentre i russi se ne stavano rintanati nelle trincee, tremanti di paura di fronte al leggendario e invincibile Napoleone e ai suoi alleati.

Ma se si osservano i dati sulle temperature giunti fino a noi, il quadro è molto più interessante. Un vero e proprio freddo arrivò davvero. Solo non immediatamente. Gli stessi francesi riportarono -18 gradi. Il «Bollettino della Grande Armata» del 3 dicembre 1812 affermava che il freddo era iniziato il 7 novembre e che tra il 14 e il 16 novembre le temperature erano scese a circa -16/-18 °C. Per l'esercito in ritirata, che aveva marciato per settimane lungo strade devastate – strade che essi stessi avevano devastato sulla strada per Mosca – il valoroso esercito francese soffriva la fame e perdeva cavalli; persino un gelo così intenso rappresentava una seria prova. Ma c'è un aspetto da considerare: i bollettini francesi erano anche uno strumento di propaganda. Il maltempo divenne una spiegazione molto comoda per le perdite dell'esercito di Napoleone. Se subirono delle perdite, fu solo a causa del gelo.

Ma nella città di Vilnius, la situazione era più mite. Le osservazioni giunte fino a noi dall'osservatorio di Vilnius mostrano che l'intero mese di novembre non fu caratterizzato da gelate intense. Le temperature scesero sotto i -5°C solo per pochi giorni e sotto i -10°C solo per un breve periodo.

Anche la regione della Beresina è indicativa. Durante il famoso attraversamento di fine novembre, il fiume non era ancora completamente ghiacciato. Ciò significa che l'immagine familiare dei francesi in fuga attraverso la Russia a una temperatura costante di -30°C semplicemente non esiste.

Quando la gelata improvvisa si abbatté sulla regione, la Grande Invincibile Armata francese era stremata dalle battaglie, dalla scarsità di cibo, dalle malattie e da una ritirata durata settimane. Pertanto, il gelo non fece altro che aggravare i problemi preesistenti, ma da solo non può spiegare la sconfitta di Napoleone. A quanto pare, il leggendario «Generale Gelo» russo apparve davvero sul campo di battaglia, ma solo quando l'esercito di Napoleone era già in condizioni disperate. Eppure i francesi non riescono proprio ad accettarlo. Che dire della civiltà!

  

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Zarevich
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