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«PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA»
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Messaggio «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
«PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA»

Una lettura critica di Mario Rimini
09 Ottobre 2015
  
Quando la Russia era amica degli Stati Uniti, Pavel Grachev era ministro della Difesa, dal 1992 al 1996. Erano gli anni della transizione post sovietica. Il Presidente Yeltsin e i suoi giovani riformatori traghettavano un paese lacero e miserabile verso un futuro di libertà stracciona, di occidentalismo predatorio, di privatizzazione da Far West. Una Russia società aperta, che danzava ubriaca sulla fune sopra il baratro. E senza rete di salvataggio. Era, quella, la Russia degli americani. In nessun periodo storico fu Mosca più vezzeggiata, lusingata e accarezzata dall'affabile alleato transatlantico. Nel momento in cui rinunciò a qualunque politica estera, a qualunque sfera di influenza, all'interesse nazionale e alla geopolitica, i sorrisi della politica americana si sprecarono per anni, promettendo ai russi integrazione, sviluppo, benessere. E consegnando invece, tutt'al più, una copia vintage e involgarita delle luci di New York sulle cupole zariste e i condomini khruscioviani lungo la Moscova.
Pochi russi ammassavano fortune d'altri tempi sulle ceneri di una superpotenza in saldo. Una generazione di giovani vedeva scomparire l'istruzione, la sanità, la sicurezza di uno stipendio povero ma in grado di assicurare la spesa quotidiana e un tetto. Milioni di ragazze scoprivano che i loro corpi avevano un mercato, per le strade di Mosca invase dai turisti o nelle città d'Europa finalmente accessibili per una schiavitù diversa dalla solita, e più brutale. Gli orfanotrofi traboccavano di creature malnutrite rifiutate da famiglie scomparse e abbandonate da uno stato in bancarotta. La droga, il collasso dei servizi pubblici e l'anomia sociale mietevano un numero incalcolabile di giovani vittime ai quattro angoli di un impero arrugginito, venduto pezzo per pezzo come metallo di scarto sui mercati mondiali della corruzione e del malaffare. Mosca e San Pietroburgo, di notte, facevano paura. Crimine fuori controllo, omicidi spiccioli ed esecuzioni mafiose in grande stile terrorizzavano città senza più legge, dove la polizia sopravviveva grazie alle mazzette e all'estorsione e i malviventi regnavano come mai i Corleone e i Riina avrebbero potuto sognare nella loro terra. La Russia di Yeltsin non era più orso. Era semmai un elefante mutilato e sanguinante, cui bracconieri indigeni e stranieri somministravano stupefacenti per tenerlo in vita, mentre gli rubavano avorio, organi, e anima.
E poi c'era l'esercito. L'istituzione che aveva, sin dalla rivoluzione d'ottobre, rappresentato la gloria e la potenza, il vanto e l'orgoglio, il blasone e il sigillo della leadership mondiale della Russia dei Soviet. Non più Armata Rossa ma Russa, l'esercito era allora sotto la guida di Grachev. Una figura dimenticata ma preziosa, per capire la storia. Non la storia dei summit e delle dichiarazioni diplomatiche, no. La storia di uomini e donne, di carne e di sangue, di vita e di morte. La storia dei russi, contro la storia dei think tank e delle accademie e dei fondi monetari. Era il dicembre 1994 e Grachev aveva dichiarato con boria mediatica che l'esercito russo avrebbe potuto conquistare Grozny in 24 ore con un solo reggimento di paracadutisti. Perché oltre che dissanguata, derelitta e derubata, la Russia di Yeltsin era anche a un passo dalla disintegrazione. Regioni ribelli guidate da delinquenti e corrotti premevano per la secessione da un potere centrale che non aveva più potere, ne' centralità. E se il corpo rischiava la metastasi, il cancro da cui questo minacciava di diffondersi era la Cecenia. Dicono i pettegolezzi, che sono un po' anche cronaca, che Grachev avesse dato l'ordine di invadere Grozny di notte, ubriaco. E così la mattina di capodanno del 1995 la capitale caucasica fu svegliata dalle bombe e dai carri armati. Era la prima volta che l'Armata Russa combatteva. E fu un disastro che nemmeno gli analisti più cinici avrebbero previsto. Lungi dall'impiegare un solo battaglione di paracadutisti, Grachev riversò su Grozny tutto quello che aveva. Tank, artiglieria, aviazione. E lungi dall'ottenere la rapida vittoria che aveva promesso, si risvegliò dalla supposta sbronza con le notizie di una catastrofe nazionale. L'Armata rossa non solo aveva cambiato nome. Non esisteva neanche più.
C'era, al suo posto, l'esercito di Yeltsin. Della nuova Russia occidentale, prediletta discepola degli amici d'America. Un'armata brancaleone di ragazzini adolescenti strappati alle famiglie e scaraventati al fronte. Mezzi antiquati e colonne sbandate. Strategie militari da prima guerra mondiale. Se un simbolo della rovina materiale, morale e umana in cui la transizione benedetta dall'America aveva gettato la Russia esiste, questo e' senz'altro la campagna cecena di Pavel Grachev. D'altronde, l'Armata Russa era la stessa di cui filtravano notizie di soldati ridotti alla fame nelle basi dell'estremo Oriente, o venduti a San Pietroburgo come prostituti a ora per clienti facoltosi, o massacrati nei riti d'iniziazione sfuggiti a qualunque regola e disciplina, o suicidi in massa per sfuggire a violenze e soprusi impuniti. E così in Cecenia, dopo un bilancio di migliaia di soldati uccisi e fatti prigionieri, di una città rasa al suolo e di civili sterminati, il cancro non era stato nemmeno estirpato. E un anno dopo, i ribelli l'avrebbero riconquistata. Grachev perse la faccia. E la Russia con lui. Mentre le madri dei piccoli soldati usati come carne da cannone iniziarono le loro coraggiose manifestazioni pubbliche davanti ai lugubri ministeri moscoviti, che tanto le facevano assomigliare alle danze solitarie delle madri dei desaparecidos sudamericani. E sarebbe stata una ricerca disperata, straziante e inutile, perché dei figli soldati della Russia non v'erano notizie, ne' sepoltura, né nomi. Scomparsi nel nulla, saltati in aria nei carri sgangherati di Grachev, torturati nelle prigioni improvvisate dei mujaheddin ceceni. Inghiottiti dal drago di un paese allo sfacelo. Che però, allora, era il darling della Casa Bianca.
Per questo, oggi, non capiamo Putin. Perché ci rifiutiamo di vedere la storia degli uomini e ci soffermiamo invece sui paper delle accademie. Quelli che ci dicono che Putin è un fascista che sta distruggendo la Russia. Quelli che ci parlano di un paese prigioniero di una nuova tirannia. Quelli che dipingono la Crimea come una nuova Cecoslovacchia e l'Ucraina come la Polonia di Hitler. Quelli che sono, oggi, la copia speculare di ciò che condannano. Propaganda. Perché la Russia non è più stracciona, e Putin lentamente l'ha cambiata. Ha ricostruito lo stato. Non è un modello di democrazia di Westminster, no di certo. Ma esiste, e fa qualcosa. Ha recuperato, legalmente e illegalmente, parte di quell'eredità che l'oligarchia mafiosa aveva comprato alla fiera dell'est, per due soldi. Ha curato i focolai tumorali che  minacciavano la sopravvivenza della Federazione. Ha riparato i carri armati, e li ha svuotati degli adolescenti di leva, riempiendoli di soldati professionisti. Ha licenziato la leadership alcolista, e investito in ricerca e sviluppo. Ha riaperto le fabbriche del complesso militare industriale che non è certo la chiave del futuro, ma che è tutto ciò che la Russia aveva e da cui poteva ripartire. E quando il paese ha smesso di presentarsi ai summit internazionali scalzo e rattoppato per supplicare l'America e le sue istituzioni finanziarie di elargire un altro prestito ipotecando in cambio l'interesse nazionale, la Russia di Putin ne ha ripreso in mano il dossier. E ne ha rilette, una dopo l'altra, le pagine dimenticate.
La sorpresa della Crimea, per questo motivo, è tale solo per gli ipocriti, gli smemorati, e gli ingenui. La Crimea fu uno degli scogli più insidiosi su cui la transizione post sovietica rischiò di naufragare, già negli anni '90, quando per poco non scatenò una guerra. In Crimea c'erano Sebastopoli e la flotta del Mar Nero. L'intera geopolitica zarista e poi sovietica aveva da sempre cercato lo sbocco verso il Mediterraneo, lo sanno anche i bambini delle medie. Non è certo un'invenzione di Putin. La Crimea è stata sempre la colonna portante dell'interesse nazionale russo. Non è Putin che ha stravolto la storia rivendicandola e riconquistandola. Era stata la debolezza e la disperazione degli anni di Yeltsin a far accettare obtorto collo a Mosca la rinuncia a una penisola che è insieme strategia e letteratura e icona e identità. La perdita della Crimea fu per i russi una dolorosa circostanza storica, mai una scelta coraggiosa.
L'aspro confronto tra Obama e Putin è tutto qui. L'elefante tramortito è ritornato orso. E rifiuta le sbarre della gabbia che la Nato nell'ultimo decennio gli ha costruito addosso, a dispetto delle dichiarazioni di amicizia e di rispetto. Il livore di Obama ha così dipinto la Crimea come la prova della cattiveria di Putin, e l'Europa sbadata gli ha creduto. E ora che la Russia interviene su uno scacchiere mediorientale da cui mancava da vent'anni, la Casa Bianca si agita scomposta. Ma vent'anni di egemonia statunitense in Medio Oriente e Nord Africa cosa hanno prodotto? La farsa dell'Iraq e la sua tragedia umana. Lo Stato Islamico e il suo regno di barbarie. Il collasso della Siria e i milioni di profughi e la sua guerra senza sbocco. La fine della Libia. Ed è solo l'inizio di un terremoto che l'America stessa ha scatenato, ma che le e' ormai sfuggito di mano. Persino i paesi della regione lo sanno. E oggi iniziano a guardare a Putin più che a Obama, cui rimane la retorica da guerra fredda, l'uso spregiudicato delle sanzioni con la scusa dei diritti umani, e la scelta sconsiderata di perdere la Russia.
Putin è un personaggio complesso, ma non è il diavolo. Ha il merito di avere mantenuto la Russia nella storia, in un momento in cui era tutt'altro che scontato. Il giovane ignoto che si insedio' sullo scranno degli Zar quando Yeltsin barcollò via con un ultimo brindisi, non verrà giudicato dalla storia per i pettegolezzi su come abbia passato il compleanno e sul costo dell'orologio che porta al polso, temi oggi prediletti da riviste un tempo autorevoli come Foreign Policy. Il verdetto è già scritto. E' nelle immagini che lo mostrano assieme al ministro della Difesa Shoigu nelle stanze dei bottoni del suo esercito, da cui la campagna siriana viene coordinata. Sono passati solo due decenni, ma sembrano anni luce dalle gaffe di Yeltsin, e dalla disfatta cecena di Grachev. Se Obama non gradisce, non è per i diritti umani dei russi. Washington ha approfittato della penosa transizione russa per arraffare quanto più spazio geopolitico ha potuto, in Europa, in Medio Oriente, nel Pacifico. E adesso che al Cremlino non siede più un ubriacone cardiopatico, e l'esercito non è più il soldatino di latta di Grachev, l'America, di colpo, ha deposto le lusinghe. E ha perso il sorriso. E minaccia di trascinarci, tutti, in uno scontro frontale con la Russia. Per i suoi interessi, e contro i nostri. Che sono quelli di un'Europa che non si fermi di colpo alla frontiera bielorussa.
 
http://www.ilfoglio.it/esteri/2015/...briche_c774.htm



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Zarevich
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Ringraziano per l'utile discussione di Zarevich :
woland (29 Dicembre),  
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grande articolo, grazie per averlo condiviso
  



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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
Grazie Amico Russo, ho percepito nel aggirarmi su Arca quanto Amore per l'Italia, la sua cultura e tradizioni, le sue musiche  e canzoni  e non ultima la sua cucina  mi avvicino in punta di piedi alla Vostra Cultura le Vostre Citta' che trapelano dai vostri scritti, vorrei poter imparare un minimo di Russo per meglio comprendere e comunicare, meno male che mi vien in aiuto il traduttore di google Smile Seppur traduzione approssimativa mi dona modo di cogliere lo spirito degli scritti che ricerco  in lingua Russa in rete  seguendo i Vostri preziosi riferimenti e link.
Grazie Russia e grazie Zarevich che consentite questo scambio cosi' ricco e importante che apre le frontiere della mente e il cuore verso l'Altro, che poi tanto diverso non e',  Russia e' nell'Europa a pieno titolo come giusto sia. Non esiste Europa senza di Voi, sarebbe un Europa monca che non esprime al meglio il suo Spirito ed identita', la sua Energia ed Unita'.

Questo il mio Augurio e desiderio, non vi e' altra Nazione Europea che io senta vicina e mi affascina come la Russia e i suoi abitanti, la sua cultura storia e tradizioni, la sua letteratura, il suo spirito le sue meravigliose musiche  canzoni dei cori Russi.
Cara Russia un giorno ci verremmo incontro e danzeremo in Pace e in Amicizia ancor piu' forte sara' il legame un sentimento Forte come lo sono le Vere Sentite Autentiche Amicizie.

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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
Cara amica! Ti ringrazio delle tue belle e sincere parole!
Zarevich
  




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Zarevich
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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
CAPIRE LA RUSSIA.
  Caro Amico, un primato la Russia lo ha sicuramente,e' il Paese  piu'demonizzato al mondo, anche stamane leggo passaggi sulla stampa estera su questa linea, fa strano che sia cosi temuta piu' che  paesi dove  fomentano e coltivano il terrorismo internazionale, paesi dove proprio la Russia dispiega le sue forze migliori per contrastare questo cancro dell'Umanita' intera,  mentre tutti son rimasti  a procrastinare sul  che fare, e' proprio vero il detto  dell'Imperatore Giulio Cesare "Tanti nemici tanto onore" come l'onere di vite umane spezzate russe  in quelle terre  bruciate dall'orrore  e l' Onore che merita  la Nazione Russa, il mio ricoscimento e grazie qui e sempre, ora piu' che mai non comprendo questo accanimento contro la Russia,  non accetto passivamente questi messaggi che arrivano da ogni parte contro la Russia, desidero conoscere questa Nazione, conoscere per capire,solo conoscendo si comprende e si ama, non ho paura della Russia per quanto possano gridare dai quattro venti del globo,  la Russia va conosciuta ed ascoltata ,rispettata,capita, ma se si continua a gridare  sara' un ulteriore occasione mancata, solo nell'ascolto in silenzio si ha modo di ascoltare profondamente e comprendere.
Ho trovato questo libro in rete lo leggero' con attenzione  magari mi offre spunti di luce dove ora  alberga buio  e  coro a piu' voci che infondono timori che mi arrivano assai distorti  in "purezza" e "verita'" sicuramente offrira' spunti di riflessione su cui ragionare e riflettere, grazie Zarevich per questi spazi offerti di condivisione, dove posare le proprie riflessioni.

Capire la Russia
Paolo Borgognone
Zamboni Editore  2015


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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
Cara amica!
L’ipocrisia occidentale è una cosa conosciuta, tradizionale e controllata da che mondo e mondo. Più ci si parla dell’uguaglianza, della tolleranza e della libertà di parola, più la menzogna, la bugia e la falsità stanno governando nell’Europa Occidentale sotto la severa sorveglianza amministrativa degli USA. L’Italia, il Paese di Dante e Petrarca, perse completamente la sua indipendenza e sovranità nazionale, culturale e soprattutto spirituale. È brutto quanto un colpo! Il giornalismo italiano è una vergogna!
  

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Zarevich
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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
Fortunatamente la rete consente di metter a confronto  il mondo della stampa e  se cio' non bastasse  ci si confronta  con le testate di lingua Russa alcune tradotte  in lingua italiana, il settore librario offre maggior respiro e' consente maggior raffronto di pensieri e idee per sviluppare senso critico nel poter discernere e vagliare le notizie  della stampa quotidiana.
Ho trovato anch e questo interessantissimo libro che non  perdero' di leggere, per ascoltare attentamente altre voci.

Stare con Putin?
Autore Blondet Maurizio, 304 p. 

EditoreEffedieffe   

Breve descrizione.

Fu Zbigniew Brzezinsky, ossia il Council on Foreign Relations, ad aver elaborato il progetto di separare fisicamente la Russia dall’Europa, circondandola di “democrazie colorate” (Ucraina, Georgia, etc.) filo-americane appositamente create e finanziate. E l’eurocrazia di Bruxelles ubbidisce a questo progetto. La colpa di Putin è di aver ridato alla Russia le materie prime che i poteri finanziari occidentali avevano comprato a un centesimo del loro valore durante le cosiddette “privatizzazioni” di Eltsin. Il caso Yukos è esemplare: il mafioso Khodorkovsky comprò di fatto l’intero patrimonio energetico ex-sovietico (valore di Borsa, 19 miliardi di dollari) con 250 milioni anticipatigli dai Rothshild di Londra. Da quando Putin ha messo in galera Khodorkovsy e costretto alla latitanza altri “oligarchi” suoi pari, il capo del Cremlino ha smesso di piacere: non è democratico, disprezza i diritti umani, massacra i ceceni, fa uccidere la Politkovskaya, fa avvelenare Litvinenko e così via. E va tenuto lontano dall’Europa. La nostra tesi è ovviamente il contrario. Se c’è un destino manifesto per l’Europa dopo il crollo sovietico e dopo l’11 settembre, è che deve integrare la Russia. E precisamente la Russia di Putin, il solo leader, apparso dopo tanti anni, che difenda l’interesse nazionale invece di quello delle lobby globali.
  

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Zarevich
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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
Zarevich ha scritto: [Visualizza Messaggio]
«PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA»


intanto bisogna vedere cosa si intenda per occidente e poi non vuole capire!
https://www.raicom.rai.it/2024/06/1...-giugno-a-bari/
  



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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
Karla ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Zarevich ha scritto: [Visualizza Messaggio]
«PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA»


intanto bisogna vedere cosa si intenda per occidente e poi non vuole capire!
https://www.raicom.rai.it/2024/06/1...-giugno-a-bari/

Quando vedo il balletto "Il lago dei cigni" o leggo "Delitto e Castigo"  devo pensare che sono un prodotto della cultura dell'occidente o no? Mr. Green
  



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Messaggio Re: «PERCHE’ L'OCCIDENTE NON CAPISCE PIU’ LA RUSSIA» 
 
IMHO sono molto più "occidentali" gli abitanti di Mosca e Pechino piuttosto che quelli di alcuni stati americani o membri della UE
  



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