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«QUAL È LA VERA FELICITÀ?»«WHAT IS TRUE HAPPINESS?»
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Messaggio «QUAL È LA VERA FELICITÀ?»«WHAT IS TRUE HAPPINESS?» 
 
«QUAL È LA VERA FELICITÀ?»
«ЧТО ТАКОЕ ИСТИННОЕ СЧАСТЬЕ?»
«WAS IST WAHRES GLÜCK?»
«WHAT IS TRUE HAPPINESS?»
«QU'EST-CE QUE LE VRAI BONHEUR?»
«¿QUÉ ES LA VERDADERA FELICIDAD?»

Nove secoli dopo, questa risposta rimane attuale. Omar Khayyam, poeta e filosofo persiano dell'XI secolo, ci ha lasciato una serie di rubaiyat che vengono recitate da quasi mille anni. E se si riduce la sua visione della felicità a una breve formula, sembra quasi audace: la felicità non risiede da qualche parte oltre l'orizzonte o in una ricompensa dopo la morte, ma qui sulla terra, in questo preciso istante che ora tieni tra le mani.

In un'epoca in cui era comune sperare nella beatitudine nell'aldilà, Khayyam spinge le persone verso la vita – con il suo vino, l'amore e i brevi momenti di gioia.

La chiave per comprenderlo sta nel suo atteggiamento verso il tempo. Khayyam ripete insistentemente: «Via il 'domani' e il 'ieri', siate felici oggi!». Non si tratta solo di uno slogan edonistico.

Nella sua filosofia, «domani» e «ieri» sono illusioni che derubano una persona dell'unica cosa che possiede veramente: il presente. Il passato non può essere recuperato, il futuro non è garantito e sprecare energie in rimpianti o ansie significa abbandonare volontariamente l'unico punto in cui la vita ha un senso.

«Cogli ogni istante fugace», scrisse, «perché non potrai più riprenderlo».

Il secondo aspetto della sua risposta è il rifiuto della felicità «comune» a favore di una felicità «più intima». Khayyam pronuncia versi che suonano quasi come un rimprovero a tutti coloro che cercano di rendere felice l'umanità dimenticandosi di chi è loro vicino: «Piuttosto che soffrire inutilmente per la felicità comune, è meglio donare la felicità a qualcuno di vicino. Meglio legare un amico a sé con la gentilezza che liberare l'umanità dai suoi vincoli».
Non si tratta di un invito all'egoismo, ma di una sobria osservazione: la felicità non si costruisce su progetti grandiosi; si forma da legami umani concreti e calorosi. Prima di tutto, chi ti sta accanto. Poi, forse, il mondo intero.

E il terzo elemento, forse il più inaspettato, è la gioia come atteggiamento consapevole. Khayyam non si limita a consigliare la gioia; Egli insiste sul fatto che lo scoraggiamento sia un errore, quasi un crimine contro la vita stessa.

«Coltivare i germogli dello scoraggiamento nell'anima è un crimine finché non si è letto tutto il libro del piacere». Nel suo mondo, dove il cielo non è sempre benevolo con l'uomo, il buon umore diventa quella piccola leva con cui si può migliorare il proprio destino. Essere allegri significa non arrendersi mai.
Nove secoli dopo, questa risposta rimane attuale. Cerchiamo ancora la felicità nel «domani», nei successi, nei grandi obiettivi, e continuiamo a trascurare l'oggi. Khayyam non promette che sarà facile. Dice solo: non perdetevi ciò che già esiste. E forse questa è la migliore conclusione al dibattito sulla felicità.

  




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Zarevich
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