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Zarevich
Domenica, 05 Agosto 2007, 20:45

«LA FAVOLA DEL PESCATORE E DEL PESCIOLINO» di Pushkin
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Aleksandr Pushkin (1799-1837) &#1040;&#1083;&#1077;&#1082;&#1089;&#1072;&#1085;&#1076;&#1088; &#1055;&#1091;&#1096;&#1082;&#1080;&#1085; 
«LA FAVOLA DEL PESCATORE E DEL PESCIOLINO» «&#1057;&#1050;&#1040;&#1047;&#1050;&#1040; &#1054; &#1056;&#1067;&#1041;&#1040;&#1050;&#1045; &#1048; &#1056;&#1067;&#1041;&#1050;&#1045;» 
«THE TALE OF THE FISHERMAN AND THE FISH»

Aleksandr Pushkin scrisse cinque fiabe, è un ciclo delle fiabe, scritte in versi (&#1094;&#1080;&#1082;&#1083; &#1089;&#1090;&#1080;&#1093;&#1086;&#1090;&#1074;&#1086;&#1088;&#1085;&#1099;&#1093; &#1087;&#1088;&#1086;&#1080;&#1079;&#1074;&#1077;&#1076;&#1077;&#1085;&#1080;&#1081;) negli anni 1820-1830. «La fiaba del Pescatore e del Pesciolino» («&#1057;&#1082;&#1072;&#1079;&#1082;&#1072; &#1086; &#1056;&#1099;&#1073;&#1072;&#1082;&#1077; &#1080; &#1056;&#1099;&#1073;&#1082;&#1077;») fu scritta nel 1833 e fu pubblicata per la prima volta nel 1835 nella rivista «Biblioteca per la lettura» («&#1041;&#1080;&#1073;&#1083;&#1080;&#1086;&#1090;&#1077;&#1082;&#1072; &#1076;&#1083;&#1103; &#1095;&#1090;&#1077;&#1085;&#1080;&#1103;»). Tutte le fiabe di Aleksandr Pushkin sono scritte in versi. È una bella poesia con il bellissimo linguaggio russo. Io consiglierei ai nostri amici italiani di cominciare a leggere in russo le opere di Aleksandr Pushkin dalle sue fiabe. In Italia di solito le fiabe di Pushkin sono presentate sotto forma dell’esposizione sommaria di prosa o sotto forma di riassunto. È un po’ strano perché sia come un riassunto del film guardato. La poesia di Pushkin è abbastanza difficile per la traduzione, ma in Italia c’erano gli uomini coraggiosi che fecero dal russo all’italiano le traduzioni delle fiabe di Pushkin. Uno di quegli uomini c’era un traduttore Saverio Reggio. La sua traduzione poetica sarà presentata da me un po’ tardi. Per ora vorrei presentare ai nostri amici italiani un riassunto in prosa di «La fiaba del Pescatore e del Pesciolino» («&#1057;&#1082;&#1072;&#1079;&#1082;&#1072; &#1086; &#1056;&#1099;&#1073;&#1072;&#1082;&#1077; &#1080; &#1056;&#1099;&#1073;&#1082;&#1077;») di Aleksandr Pushkin. 

«LA FAVOLA DEL PESCATORE E DEL PESCIOLINO» «&#1057;&#1050;&#1040;&#1047;&#1050;&#1040; &#1054; &#1056;&#1067;&#1041;&#1040;&#1050;&#1045; &#1048; &#1056;&#1067;&#1041;&#1050;&#1045;» 
«THE TALE OF THE FISHERMAN AND THE FISH» 

Sul mare-oceano, sull'isola di Bujàn, c'era una volta una piccola casetta, un'izbà decrepita. In questa izbà vivevano un vecchio con la sua vecchietta. Vivevano in grande povertà il vecchio fabbricava le reti e andava al mare per prendere i pesci. Ne prendeva solo quanto ne bastava per il vitto quotidiano. Una volta, chissà come, il vecchio gettò la sua rete, cominciò a tirare e si accorse che era molto pesante, come mai gli era capitato. Tira e tira, riuscì a tirar fuori la rete. Guardò la rete era vuota; c’era in tutto un pesciolino, ma non un semplice pesciolino era un pesciolino tutto d’oro. Il pesciolino pregò il vecchio con voce umana «Non prendermi, vecchietto! È meglio se mi lasci andare nel mare azzurro; io ti sarò riconoscente farò quello che vorrai». Il vecchio pensò e ripensò, poi disse «Che bisogno ho di te? Va’ pure a passeggio nel tuo mare!». Gettò il pesciolino d’oro nel mare e tornò a casa. La vecchia gli chiese «Hai preso molti pesci, vecchio?». «In tutto ho preso solo un pesciolino d’oro, ma l'ho ributtato in mare. Mi pregò con insistenza. Lasciami andare, mi disse, nell’azzurro mare ed io ti ricompenserò, farò tutto quello che vorrai! Ho avuto compassione del pesce, non ho voluto da lui un riscatto ma l’ho lasciato libero a sua volontà».  
«Vecchio demonio! Ti era capitata tra le mani una vera fortuna e tu non hai saputo prenderla». La vecchia si incattivì, insultò il vecchio da mattina a sera, non lo lasciò in pace «Dovevi chiedergli almeno un po’ di pane. Qui abbiamo solo delle croste secche che mangerai?». Il vecchio non si trattenne, andò dal pesciolino d'oro per chiedergli del pane. Arrivò alla riva, e gridò con voce forte «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Il pesciolino nuotò a riva «Di che cosa hai bisogno, vecchio?». 
«La vecchia si è arrabbiata, mi ha mandato a chiedere del pane».
«Torna a casa ci sarà del pane fin che ne vuoi». 
Il vecchio tornò a casa «E allora, vecchia, c'e il pane?» 
«Di pane ce n'è finché vuoi. Ma ecco il guaio. Il mastello si è rotto, e non so dove lavare la biancheria. Va' dal pesciolino e chiedigli un nuovo mastello». Il vecchio andò al mare «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Il pesciolino arrivò «Che vuoi vecchio?» 
«La vecchia mi ha mandato per chiedere un nuovo mastello». 
«Bene, avrai il mastello». Il vecchio tornò a casa, stava ancora sulla porta, che la vecchia di nuovo si gettò contro di lui, lo investì gridando «Và dal pesce d'oro, chiedigli di costruirci una nuova izbà, non si può più vivere nella nostra, appena la guardi va in pezzi!». E il vecchio tornò sul mare «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me!». Il pesciolino arrivò nuotando, si mise con la testa verso di lui e la coda in mare. «Che cosa vuoi, vecchio?».  
«Costruisci per noi una nuova izba; la vecchia si lamenta e grida, non mi lascia in pace; non voglio, dice, vivere più in questa izba vecchia, appena la guardi, va in pezzi!».  
«Non rattristarti, vecchio! Va' a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto».  Tornò il vecchio. Nel suo cortile c’è un’izbà nuova, di legno di quercia, tutta con trafori e ornamenti. Gli corre incontro la vecchia, arrabbiata più di prima, impreca e litiga più di prima «Ah tu, vecchio cane, imbecille! Non sei capace di servirti della fortuna. Ti ho chiesto un'izba, e tu, ecco, sarà fatto! No, invece! Va' di nuovo dal pesce d'oro e digli che io non voglio più essere contadina, ma moglie del governatore, in modo che la gente mi obbedisca, e quando le persone mi incontrano mi facciano l’inchino fino alla cintola!». Andò il vecchio al mare e gridò con grossa voce «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Nuotò a riva il pesciolino, si mise con la coda in mare e la testa verso il vecchio «Che cosa vuoi, vecchio?». Rispose il vecchio «La vecchia non mi dà pace, è del tutto impazzita. Non vuole essere più contadina, ma moglie del governatore!».  
«Bene, non affliggerti! Torna a casa, prega Dio, tutto sarà fatto!».  Tornò a casa il vecchio, e invece dell'izba adesso c'è una casa di pietra, una casa di tre piani. Nel cortile i servitori corrono di qua e di là, in cucina i cuochi battono e lavorano, la vecchia in un prezioso abito di broccato sta seduta su un'alta poltrona e dà ordini. 
«Salute, moglie!», disse il vecchio. 
«Ah tu, rozzo ignorante! Come osi chiamar me tua moglie, me, la moglie del governatore? Ehi, gente, portate questo contadinaccio nella scuderia e frustatelo quanto più potete». Subito i servitori accorsero, presero il vecchio per la collottola e lo trascinarono nella scuderia. Cominciarono gli scudieri a frustarlo, e lo frustarono a tal punto che egli a mala pena poteva reggersi sulle gambe. Dopo di che la vecchia gli diede l'incarico di portinaio, ordinò che gli fosse data una scopa, e che pulisse il cortile. Ordinò anche che gli fosse dato da mangiare e da bere in cucina. Mala vita per il vecchietto! Per tutto il giorno deve scopare il cortile, e non appena trovano che c’è qualche punto non pulito bene, subito nella scuderia, e giù frustate! 
«Che strega!» pensa il Vecchio. «Ha avuto una fortuna, e adesso si mette a grufolare come un porco, e non mi considera più neppure suo marito!».  
Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere moglie del governatore e, fece chiamare il vecchio, e gli ordinò «Va', vecchio demonio, dal pesciolino d'oro, e digli che non voglio più essere moglie di governatore, ma zarina!». Andò il vecchio al mare «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Arrivò il pesciolino d'oro nuotando «Di che cosa hai bisogno, vecchio?».  
«Ecco, mia moglie è del tutto impazzita, più di prima. Non si contenta più di essere la moglie del governatore, adesso vuole essere zarina». 
«Non affliggerti, vecchio! Va' a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto». Il vecchio tornò a casa e invece del palazzo di prima trovò un alto palazzo dal tetto d'oro, con intorno alle sentinelle. Davanti al palazzo c'è un verde prato. Nel prato ci sono i soldati, in fila. La vecchia è vestita da zarina, viene fuori sul balcone con i generali e i boiari, e fa la rassegna delle truppe, sta attenta al cambio delle sentinelle. Rullano i tamburi, suona la musica, i soldati gridano «Hurrà!». Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere zarina e ordinò di chiamare il vecchio, che si presentasse davanti ai suoi occhi luminosi. Ci fu una grande confusione, i generali si danno da fare, i boiari corrono, non sanno dove sbattere la testa «Quale vecchio?». A gran fatica riuscirono a trovarlo nel cortile delle immondizie, e lo portarono dalla regina. 
«Ascolta, vecchio demonio!» - gli dice la vecchia. «Va' dal pesciolino d'oro a digli non voglio più essere zarina, ma voglio essere la Signora dei Mari, in modo che tutti i mari e tutti i pesci mi ubbidiscano». Il vecchio tentò di rifiutarsi, ma che vuoi farci? La zarina ti fa staccar la testa! Con il cuore stretto, andò al mare, e disse «Pesciolino, pesciolino, mettiti con la coda in mare e la testa verso di me». Ma il pesciolino d'oro non si vede, proprio non si vede! Il vecchio lo chiama una seconda volta. Di nuovo, niente! Lo chiama una terza volta, e a un tratto il mare si gonfia e muggisce; prima era tutto sereno, pulito, e ora tutto nero. Il pesciolino nuotò a riva «Che vuoi, vecchio?».  
«La vecchia è diventata ancora più pazza; non vuole più essere zarina, vuole essere la signora del mare, dominare su tutte le acque, comandare a tutti i pesci». Il pesciolino d'oro non disse nulla al vecchio, si voltò e sprofondò nel mare. Il vecchio tornò a casa, guardò e non credette ai suoi occhi il palazzo era come se non ci fosse mai stato, al suo posto stava la vecchia izba decrepita, e nell'izba stava seduta la vecchia, con il suo vecchio sarafàn stracciato e la testa tra le mani. Ritornarono a vivere come prima, il vecchio ritornò alla sua pesca in mare; solo che, per quante volte gettasse le reti in acqua, non riusci più a prendere il pesciolino d'oro.

«LA FAVOLA DEL PESCATORE E DEL PESCIOLINO» «&#1057;&#1050;&#1040;&#1047;&#1050;&#1040; &#1054; &#1056;&#1067;&#1041;&#1040;&#1050;&#1045; &#1048; &#1056;&#1067;&#1041;&#1050;&#1045;» 
«THE TALE OF THE FISHERMAN AND THE FISH»



