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Myshkin
Marted&igrave;, 03 Luglio 2007, 07:45

«IVAN TURGHENEV: CELEBRE SCRITTORE RUSSO»
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Ivan Turghenev (1818-1883) &#1048;&#1074;&#1072;&#1085; &#1058;&#1091;&#1088;&#1075;&#1077;&#1085;&#1077;&#1074; 
«POESIE IN PROSA» «&#1057;&#1058;&#1048;&#1061;&#1054;&#1058;&#1042;&#1054;&#1056;&#1045;&#1053;&#1048;&#1071; &#1042; &#1055;&#1056;&#1054;&#1047;&#1045;»

«COM'ERANO BELLE, COME ERANO FRESCHE LE ROSE… »

Da qualche parte, un giorno, tanto tempo fa, lessi una poesia. Essa presto fu da me dimenticata... ma il primo verso mi rimase impresso nella memoria

«Com'erano belle, come erano fresche le rose… »

Adesso è inverno; il gelo ha coperto di un bianco strato i vetri delle finestre; nell'oscura stanza arde un'unica candela. Io seggo rannicchiato in un angolo; e nella testa sempre riecheggia

«Com'erano belle, come erano fresche le rose… »

E mi vedo di fronte ad una bassa finestra di una casa russa di campagna. La sera d'estate lentamente si scioglie e confluisce nella notte, nell'aria tepida c'è profumo di raseda e di tiglio; e alla finestra, poggiata sul braccio teso e col capo chino sulla spalla, siede una fanciulla e fissa silenziosa il cielo, quasi in attesa che si accendano le prime stelle. Come sono ingenuamente ispirati i pensosi occhi, come commoventemente innocenti sono le labbra dischiuse quasi a domandare, come respira regolarmente il petto ancora non del tutto sbocciato e ancora da nulla turbato, come puri e teneri sono i lineamenti del giovane volto! Non oso rivolgerle la parola, ma come mi è cara, come batte il mio cuore!

«Com'erano belle, come erano fresche le rose… »

E nella stanza è sempre più buio... La candela consunta crepita, ombre fugaci oscillano sul basso soffitto, il gelo scricchiola e infuria oltre la parete e pare di udire il noioso mormorio di un vecchio

«Com'erano belle, come erano fresche le rose… »

Si levano davanti a me altre immagini... S'ode il lieto chiasso della vita familiare di campagna. Due bionde testoline, accostandosi l'una all'altra, mi guardano spavalde con i loro piccoli occhi azzurri, le gote scarlatte palpitano di un riso trattenuto, le mani affettuosamente si sono intrecciate, le giovani, bonarie voci, interrompendosi l'un l'altra, risuonano; e poco oltre, nel profondo della camera accogliente, altre mani, anch'esse giovani, corrono, intrecciando le dita, su e giù per i tasti di un vecchio pianoforte, e il valzer di Lanner non può coprire il borbottio del samovar patriarcale...

«Com'erano belle, come erano fresche le rose… »

La candela s'oscura e si spegne... Chi  tosse in modo così rauco e sordo? Acciambellato tutto, si stringe e sussulta ai miei piedi il vecchio cane, mio unico compagno... Ho freddo... mi sento intirizzire... e tutti sono morti... morti....

«Com'erano belle, come erano fresche le rose… »

Settembre, 1879


