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Zarevich
Marted&igrave;, 28 Dicembre 2021, 15:02

«VASSILIJ KANDINSKIJ. L'ARTISTA COME SCIAMANO»
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Il dipinto «Impressione Nº3 (Concerto)» di Wassilij Kandinskij è una materializzazione vivente di un'esperienza musicale concreta. Il 2 gennaio 1911, a Monaco di Baviera, l'artista partecipò a un concerto di musiche di Arnold Schoenberg. Due quartetti d'archi (opus 7 e 10) e tre pezzi per pianoforte. Il giorno dopo, il pittore si siede per creare una tela e presto osa scrivere una lettera entusiasta a Schoenberg, allegando una cartella con le sue opere. Tra i due contemporanei si avvierà così una vivace corrispondenza, che durerà, con interruzioni, fino al 1923.
In questa comunicazione si costruisce un dialogo tra due arti l'astrazione pittorica e la musica atonale, due rivoluzioni estetiche che rompono con i secoli della creatività tradizionale. Oltre alle lettere, il risultato della loro conoscenza sarà la partecipazione di Schoenberg alla prima mostra dell'associazione «Cavaliere Blu» («&#1057;&#1080;&#1085;&#1080;&#1081; &#1074;&#1089;&#1072;&#1076;&#1085;&#1080;&#1082;») creata da Kandinskij, la comparsa di un articolo del compositore nell'almanacco omonimo, nonché la sua visita a San Pietroburgo, dove Schoenberg arriverà nell'inverno del 1912.
Ma rivolgiamo la nostra attenzione a «Impressione numero 3». Al centro della composizione spicca una macchia scura, che ricorda vagamente un pianoforte a coda. Anche tutto il resto è composto in larga misura da colori puri. Ognuno è associato al suono il giallo è una tromba, il blu è un violoncello, il rosso è una tuba. Kandinsky inventa una tavolozza musicale, un nuovo linguaggio che trasforma le note in colori e viceversa. E tutto questo nel modo più naturale. L'artista aveva il dono di sentire i colori e vedere i suoni. Si ritiene che proprio per questo motivo la sua pittura fosse di natura astratta, poiché la musica è di natura non figurativa.
Pertanto, è inutile cercare somiglianze nell'immagine del pianoforte. Queste macchie sono rimaste sulla tela non come riflesso della «realtà oggettiva dataci nella sensazione», ma come traccia di un'esperienza molto personale.


