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Zarevich
Domenica, 29 Marzo 2020, 09:33

«KONSTANTIN LEONTJEV: FILOSOFO RUSSO»
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La più famosa opera di Konstantin Leontjev (&#1050;&#1086;&#1085;&#1089;&#1090;&#1072;&#1085;&#1090;&#1080;&#1085; &#1051;&#1077;&#1086;&#1085;&#1090;&#1100;&#1077;&#1074;) è un saggio intitolato «L'Est, la Russia e gli Slavi» (1885-1886) nel quale, come già avevano fatto precedentemente Nikolaj Danilèvskij e Fiodor Dostojevskij, si scagliava contro la civiltà occidentale ed il culto della prosperità materiale. Leontjev riteneva che le radici bizantine della Russia erano una benedizione nonché un forte antidoto contro le liberalizzazioni nella società. Le sue idee politiche ed estetiche hanno alcune somiglianze con quelle di Friedrich Nietzsche e Oswald Spengler. Precedendo infatti di diversi decenni la teoria della natura ciclica delle civiltà e del declino dell'occidente, Leontjev ipotizzò che tutte le società subissero uno stato di «fioritura» e di espansione a cui seguiva necessariamente uno di «semplificazione secondaria». Riteneva in particolare che l'Occidente avesse raggiunto questa seconda fase e per tale motivo invocava una espansione territoriale, culturale e spirituale della Russia verso l'India, il Tibet e la Cina.


