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Zarevich
Sabato, 23 Febbraio 2013, 12:07

«IL MONDO FIABESCO DI VIKTOR VASNETSOV»
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«IL CAVALIERE AL BIVIO» di Viktor Vasnetsov 
«&#1042;&#1048;&#1058;&#1071;&#1047;&#1068; &#1053;&#1040; &#1056;&#1040;&#1057;&#1055;&#1059;&#1058;&#1068;&#1045;» &#1042;&#1080;&#1082;&#1090;&#1086;&#1088;&#1072; &#1042;&#1072;&#1089;&#1085;&#1077;&#1094;&#1086;&#1074;&#1072;

A Mosca è aperta la rappresentanza della casa d'aste britannica MacDougall's. Per fare un regalo ai moscoviti, hanno portato circa venti dipinti esclusivi capolavori riconosciuti di maestri russi quali Viktor Vasnetsòv, Konstantin Koròvin, Nikolaj Rerich, Natalja Gonciarova e Lev Lagorio. Molte delle opere esposte alla mostra non capitavano in Russia da più di cent'anni. Il quadro di Viktor Vasnetsov «Cavaliere al bivio» («&#1042;&#1080;&#1090;&#1103;&#1079;&#1100; &#1085;&#1072; &#1088;&#1072;&#1089;&#1087;&#1091;&#1090;&#1100;&#1077;») è tornato in Russia dopo oltre cent'anni di assenza. Ai moscoviti viene presentato nella sua prima versione, una delle più famose del celebre pittore. A differenza del canonico «Cavaliere», conservato al Museo Russo, in questo quadro l'eroe ha il viso rivolto allo spettatore. Inoltre, in quest'opera, si può leggere per intero la scritta sulla pietra dove andare. Lo stesso Viktor Vasnetsov raccontava che questa scritta sulla pietra corrisponde ai testi delle canzoni etniche e popolari russe sulle imprese gloriose degli eroi epici. Nella lettera al famoso critico Vladimir Stasov, egli osservava che «le scritte sono state da me reperite in una biblioteca pubblica». Nella versione iniziale del quadro, si vede un sentiero mediante il quale il cavaliere si avvicina alla pietra, ma nella versione del 1882 l'artista la cancellò, evidentemente per conferire al quadro una maggiore carica emozionale perché non comparisse un'altra via, oltre a quella indicata sulla pietra.
Quest'opera è stata più volte esposta. In particolare, faceva parte della prima mostra dell'«Unione degli artisti russi» nel 1903. Interessante è il fatto che fu esposta indicando «Non in vendita». Dopo la mostra, però, un collezionista americano, in qualche modo, convinse l'artista a vendergli il quadro e fino ad oggi apparteneva ad un'unica famiglia.


