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Myshkin
Marted&igrave;, 17 Ottobre 2006, 19:15

«NOMI, PATRONIMICI E DIMINUTIVI NELLA RUSSIA DI IERI E OGGI»
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«NOMI, PATRONIMICI E DIMINUTIVI NELLA RUSSIA DI IERI E OGGI»
Una delle difficoltà principali che gli italiani si trovano ad affrontare nella lingua russa è costituita dalla ricchezza e dalla varietà dei nomi, dei diminutivi, dei vezzeggiativi, dei titoli di cortesia e degli appellativi in essa  presenti e usati. In uno dei libri che ho di Tolstoj tradotti in italiano avevo trovato un'ottima introduzione che dedicava a questo argomento un utile capitolo molto esplicativo.
Questa dettagliata spiegazione è però riferita all'uso dei nomi e dei titoli nella Russia di Tolstoj, cioè dell'800. Sarebbe interessante se qualcuno dei nostri amici russi ci attualizzasse questa spiegazione, descrivendocene l'uso moderno nella Russia di oggi. Nomi, patronimici e diminutivi. Questo è certamente il maggior intralcio che i lettori occidentali incontrano nei romanzi russi - e in particolar modo in Tolstoj, che non solo attinge i suoi personaggi da tutti gli ambienti sociali (e ciascun ambiente ha un suo repertorio di appellativi e di forme di cortesia) ma designa egli stesso i suoi personaggi, per lo più, con le forme con le quali si sarebbe rivolto loro in una conversazione, o con le quali avrebbe parlato di loro conversando con gente di questo e quell'ambiente sociale, a seconda dei casi. Il repertorio completo di queste forme è il seguente nome di battesimo; nome e patronimico; patronimico soltanto; diminutivi; cognome; nome, patronimico e cognome; titoli; e infine, forma assai rara, nome e cognome.
- il nome di battesimo è una forma che nei ceti alti denota un legame d'amicizia particolarmente profondo e duraturo, o uno stretto legame di parentela, ed è usata quasi esclusivamente tra persone dello stesso sesso (più tra i maschi che non tra le donne). Per intenderci ben pochi, tra i conoscenti di Tolstoj, lo chiamarono mai Lev. Non lo chiamava così Chertkòv, non lo chiamava così Turgenev, e neppure Fet (la cui profonda amicizia con Tolstoj era troppo permeata d'un senso di rispetto perché egli si permettesse questa confidenza). Tra quelli che, conversando con lui, avrebbero potuto chiamarlo Lev, può bensì esservi stato Urusov, suo ex-commilitone, e suo amico all'epoca di Guerra e pace. Nei ceti inferiori l'uso del nome di battesimo era invece più frequente, in genere tra maschi della stessa età - o tra persone che parlavano d'un uomo adulto noto a entrambi. Era frequente altresì che una persona appartenente a un ceto alto si rivolgesse con il nome di battesimo a un suo muzhik.
- il nome e patronimico è la forma più consueta in tutti i ceti. Le sfumature che essa può denotare sono assai varie dal rispetto, alla cordialità, a una relativa confidenza, a un misurato distacco, ecc, fino all'assoluta assenza di affetti. Chertkòv, Fet, Turgenev (anche durante le liti) dicevano Lev Nikolàevich nel rivolgersi a Toltoj e nel parlare di lui tra comuni amici. I servi domestici (non le serve) potevano rivolgersi a Tolstoj chiamandolo Lev Nikolàevich. Qualche conoscente in rapporti particolarmente cordiali con Tolstoj poteva contrarre il patronimico (il che corrispondeva a una maggior confidenza), e dire Lev Nikolàich. La contrazione del patronimico era invece piuttosto frequente tra persone di ceti inferiori.
- il patronimico da solo, contratto o no, era usato quasi esclusivamente tra persone di ceti inferiori (a denotare una gamma di sfumature di poco inferiore a quella del nome e patronimico), o da persone di ceti superiori quando volevano imitare, per ironia o sarcasmo o in cerca di confidenza, la parlata dei loro sottoposti. Penso che nessuno si sia mai rivolto a Tolstoj dicendogli Nikolàich, o a sua moglie dicendo Andrèevna. Tolstoj invece si rivolse di certo, talvolta, ai suoi contadini chiamandoli Avdèich (figlio di Avdèj), o Nikanorych (figlio di Nikanòr).
- i diminutivi e vezzeggiativi erano d'uso più frequente tra i familiari e tra amici di data ancor più lunga di quelli che si rivolgono l'uno all'altro con il nome di battesimo. Così, in Padre Sergij, Praskov'ja, quando rivede dopo diverse decine d'anni Kasatskij-Sergij, gli si rivolge chiamandolo Stiva (diminutivo di Stepàn).  I fratelli di Tolstoj gli sirivolgevano usando la forma Leva, o Levushka; la moglie lo chiamava Levushka, e Tolstoj chiamava la moglie Sonja, o Sònechka (ma parlava di lei dicendo Sof'ja Andrèevna, quando non diceva semplicemente lei). Nei ceti inferiori, il diminutivo è più usato non soltanto gli amici e i parenti, ma anche i bambini del vicinato possono parlare di qualche adulto o rivolgerglisi dicendo zio Michashka, o zia Masha ("zio" e "zia", in russo djadja e t&#1105;tja, possono essere usati indipendentemente dal grado di parentela) ecc. Una persona dei ceti alti può usare il diminutivo per rivolgersi a un servo o comunque a un sottoposto, solo se nutre per lui particolare affetto, o se è un servo molto giovane. Diminutivi e vezzeggiativi sono inoltre comunemente usati per rivolgersi ai bambini, o per parlare di loro - salvo quando chi parla è d'un ceto inferiore e il bambino è il figlio del barin allora chi parla dirà barchùk (padroncino; è il diminutivo di barin). Si possono infine far rientrare tra i vezzeggiativi anche le forme francesi o inglesi dei nomi di battesimo, usate esclusivamente dall'alta società così, per esempio, Mary invece di Marija, in Padre Sergij; Kitty, Dolly ecc. in Anna Karenina; Pierre in Guerra e pace. (Le lingue di questi diminutivi era sempre inglese e francese, mai il tedesco - se non quando si parlava di tedeschi.)
- l'uso del cognome era piuttosto raro lo si riscontrava nelle scuole superiori, nell'esercito (specie quando era un superiore che si rivolgeva a un subordinato o ne parlava), tra compagni di partito. S&#1096; usava il cognome anche parlando di personalità eminenti per esempio, il tipografo di Guerra e pace poteva dire "somani arriva Tolstoj"; un critico poteva dire al redattore capo "scriverò un perzzo sull'ultimo racconto di Tolstoj"; i lettori dicevano "Tolstoj".
- Nome, patronimico e cognome - preceduti eventualmente dal titolo - erano l'identità al completo. Li si usava soltanto in occasioni ufficiali (presentazioni, atti burocratici, ecc.). Li si usava anche sui frontespizi dei libri per esempio, "Opere di F&#1105;dor Michàjlovich Dostoevskij"; "Opere del conte Lev Nikoàevich Tolstoj".
- Titoli, e titoli di reverenza. Gospodìn, cioè "signore", in russo aveva una valenza per lo più sdegnosa sottolineava più che altro il fatto che la persona alla quale così ci sirivolgeva non avesse altri titoli più illustri da vantare. Questi titoli comprendevano, oltre ai gradi di nobiltà (conte, barone, principe) e ai più alti gradi militari, anche i Chiny, ovvero le cosiddette "classi" (o "gradi") della gerarchia civile, introdotte nell'amministrazione russa da Pietro il Grande nel 1722, a imitazione dei gradi della gerachia militare. Le classi erano 14, e le prime cinque (dall'alto, Cancelliere, Consigliere segreto effettivo, Consigliere segreto, Consigliere di Stato effettivo, Consigliere di Stato - corrispondenti ai quattro gradi del generalato russo e al grado  di brigadìr, immediatamente superiore a quello di colonnello) erano titoli illustri. Questi titoli venivano preposti al cognome - o al nome, patronimico e cognome - quando si parlava del titolato, o quando lo si presentava. All'atto di rivolgerglisi (qualora, s'intende, non si fosse in rapporti di amicizia o buona conoscenza) le cose si complicavano bisognava ricorrere a ben precisi titoli di reverenza, tutti dalla pronuncia laboriosa - precisamente vashe Vysokoprevoschodìtel'stvo, "vostra alta eccellenza", per la prima e la seconda classe (e i corrispondenti gradi militari); vashe Prevoschodìtel'stvo, "vostra eccellenza", per la terza e la quarta classe (e corrispondenti gradi militari); vashe Vysokorodie, "vostra illustre nobiiltà" (letteralmente "vostra alta-discendenza"), per la quinta classe (e grado militare corrispondente); vashe Vysokoblagorodie "vostra alta nobiltà" valeva per la sesta settima e ottava classe e per tutti gli ufficiali di stato maggiore. Vashe Blagorodie, "vostra nobiltà", era l'appellativo usato per ogni aristocratico, indifferentemente, e per gli ufficiali dal grado di capitano in giù. Infine, Vashe Sijatel'stvo ("vostro splendore") era il titolo comunemente usato per rivolgersi a conti e principi - titolo nobiliare, quest'ultimo, che non implicava, in Russia, un rapporto di parentela con la casa regnante. Titolo di reverenza generico, e pieno di rispetto, usato generalmente dagli umili nel rivolgersi ai superiori, era l'antico sudar' - un equivalente di barin. Sudar' e soprattutto il femminile sudàrynja potevano tuttavia venir usati anche da gente d'eguale lignaggio, a significare o particolare rispetto o un ironico dispregio.
- nome e cognome veniva usato, ma raramente, o per indicare un muzhik, o per parlare di qualcuno di cui si sapeva poco, o viceversa per parlare di una persona molto famosa, con una sfumatura di solennità.


