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«IL CRETINISMO TOTALE È ARRIVATO NELLA MAMMA EUROPA»
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«IL CRETINISMO TOTALE È ARRIVATO NELLA MAMMA EUROPA»

Tatiana Santi

Il Natale senza Gesù Cristo non è più Natale, le feste e i canti dell’amicizia organizzati per il 25 dicembre non hanno nulla a che vedere con la natività di Gesù di Nazareth. Il presepe in Italia spesso e volentieri viene nascosto, perché dà fastidio al politicamente corretto. Vogliono cancellare il Natale.
Nelle scuole, ma anche nelle piazze e nei posti pubblici i simboli del Natale vengono sempre più spesso sostituiti da attributi e immagini festose che richiamano il tema dell'inverno, della luce e dell'amicizia. Tutti temi bellissimi, per carità, ma il grande assente è Gesù e alla fine dei festeggiamenti non rimangono che l'albero di Natale e lo spumante.
È nota a tutti la battaglia che spesso si conduce nelle scuole per togliere il crocefisso dalle classi, com'è nota la scelta di diversi presidi e professori nel "modificare" le rappresentazioni natalizie a scuola. Pensiamo solo un attimo a tutte le opere pittoriche, ai crocefissi, alle sculture che rappresentano simboli e temi cristiani, vogliamo cancellare e nascondere anche tutto questo?
Annullare il Natale significa rinnegare una parte della propria cultura e quindi anche sé stessi. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Luca Nannipieri, storico dell'arte e autore di numerosi saggi, fra cui "Vogliono cancellare il Natale".
— "Vogliono cancellare il Natale" è il titolo di un suo saggio. Luca, esattamente come si sta cancellando il Natale e come avviene la guerra ai simboli cristiani?
— A Nazareth ad esempio quest'anno il sindaco, che è di religione musulmana, ha voluto cancellare il Natale e Nazareth è la città per eccellenza del Cristianesimo, come tutti sappiamo Gesù è di Nazareth. Questo è un esempio su scala mondiale e con una simbologia di fortissimo impatto. Però anche in Italia nelle nostre province, nelle nostre città, nelle nostre scuole, nelle vetrine dei nostri negozi sta avvenendo una cosa molta silenziosa ma evidente: si fa sempre più fatica a vedere i presepi, la natività di Gesù Cristo. Al posto di questi presepi vengono fatte altre iniziative oppure i presepi vengono spostati dalla piazza principale ad un angolo più periferico. Invece di essere una festa attorno a cui si riunisce un'intera civiltà, in sua sostituzione vengono organizzati altri eventi molto più innocui nei simboli. Se la Natività viene sostituita con una festa dell'amicizia, se il presepe è sostituito con un'iniziativa sull'integrazione, sostanzialmente cancelli un simbolo, un racconto, una narrazione che ha cambiato la storia dell'uomo. Parliamo di iniziative che di per sé non sono negative, ma non hanno nulla a che fare con il Natale. Se tu al Natale togli Gesù Cristo ti rimane l'alberello con le luci e il panettone.
— Chi vuole cancellare il Natale e con quale scopo si fa tutto questo?
— Sicuramente è vero quello che diceva Papa Benedetto XVI: l'Occidente spesso ha in odio sé stesso, vede solamente quello che di negativo e deprecabile ha fatto, mentre non riesce ad innalzare ciò che di grande e illuminato ha prodotto. Gesù Cristo è la figura che più di tutte ha rivoluzionato la storia dell'Occidente, questo invece di essere un fondamento della nostra civiltà diventa una cosa da accantonare in nome del politicamente corretto. Non puoi rappresentare Gesù Cristo sennò dovresti rappresentare Maometto, Buddha, il simbolo degli agnostici e dei panteisti. Siccome non puoi rappresentare tutto, alla fine non rappresenti niente. Secondo questa logica gli spazi pubblici devono essere neutrali, ecco che vengono tolti i segni di riconoscimento, anche quelli che costituiscono le nostre ossa, il nostro sangue, la nostra memoria e la nostra identità. Tutto ciò a prescindere se uno sia cristiano o meno, lo dice uno come me che è un mangiapreti…
— Il Natale non è solo una festa religiosa, ma fa parte della cultura e riguarda tutti, credenti e non. Volendo cancellare i simboli cristiani si potrebbe arrivare a nascondere opere italiane fantastiche: crocefissi, sculture e quadri. Qual è il vero rischio che si corre annullando una parte della propria cultura?
— Il rischio più importante è che non si abbia consapevolezza della propria cultura. Se tu pensi che togliere il crocefisso o il presepe significhi togliere il Cristianesimo dalla cultura occidentale, in realtà non realizzi che si toglie il 98% della cultura prodotta nella nostra civiltà. La nostra civiltà è sia Paltone, Aristotele, Socrate e la civiltà classica, ma soprattutto e anzitutto tutto ciò che si è prodotto dall'anno zero fino al 2017: un tripudio di opere in onore, in conflitto e in riferimento a Gesù Cristo. Gesù di fatto è la figura per i cristiani e per i non cristiani di riferimento in ogni scrittura e in ogni opera d'arte. Socrate è importantissimo, Platone è fondamentale, ma non hanno trasformato la nostra civiltà com'è riuscito a fare Gesù Cristo. La civiltà prodotta da dopo la nascita di Gesù Cristo ha permeato in modo profondo e inestricabile il nostro modo di pensare e di parlare. Disconoscere questo dà l'idea di un'Europa, come diceva Benedetto XVI, che ha in odio sé stessa.
— Che messaggio vorrebbe lanciare alla vigilia di Natale?
— Vorrei che le persone guardassero la realtà con gli occhi aperti. Avendo consapevolezza della realtà riuscirai a mantenerla in ciò che di splendente ha. Il Natale è la festa per eccellenza dove si riflette, dove si mette a fuoco la nascita di uno che si è fatto crocifiggere per ciò che ha detto e ha fatto. Questo non può essere sostituito o annacquato con la festa dell'amicizia. Va benissimo la festa dell'amicizia e dell'integrazione, ma non possono essere celebrate il 25 dicembre. Celebriamo queste feste per Capodanno, siamo tutti amici e integrati. Il 25 dicembre, così come la Pasqua, è una festa che immortala nel nostro cuore il racconto di Gesù Cristo.

Tatiana Santi
«SPUTNIK»
https://it.sputniknews.com/opinioni...cellare-natale/


  

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Zarevich
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