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«KHANDRA RUSSA»
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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Недуг, которого причину = Una malattia, la cui causa
Давно бы отыскать пора, = Sarebbe ora tempo di ricercare,
Подобный английскому сплину, = Simile allo spleen inglese,
Короче: русская хандра = In breve, l’ipocondria russa,
Им овладела понемногу; = A poco a poco si era impadronita di lui.
Он застрелиться, слава богу, = Egli, grazie a Dio, non voleva far neppure,
Попробовать не захотел; = La prova di spararsi; ma era divenuto
Но к жизни вовсе охладел. = Del tutto freddo nei confronti della vita

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Ecco un brano dal romanzo in versi di Pushkin «Evghenij Oneghin». Una delle caratteristiche di Oneghin. Pushkin scrive di «una malattia» di Oneghin e la chiama «khandrà russa» («русская хандрà») cioè «l’ipocondria russa».
«Ipocondria» in russo «khandrà», che è la traduzione dello «spleen» inglese, ma con altre sfumature. Nel primitivo piano dell’opera di Pushkin «Khandrà» doveva essere il titolo del primo capitolo del romanzo di Pushkin.
«Khandrà» («хандрà»), «skùka» («скука») , «toskà» («тоскà») sono una disposizione spirituale tipica di Oneghin. Ciò che Oneghin aveva osservato nella vita non corrispondeva ai suoi sogni. La realtà soffocava il fervore dei suoi sogni, trasformando la vita in qualcosa di nuovo. Questo male si chiama “oneghinismo”. È una malattia di cui soffrivano e soffrono molti scrittori e poeti russi e non solo russi. Konstantin Bàtiushkov, Vladimir Odòjevskij, Piotr Viàzemskij, i contemporanei di Pushkin. Sulle cause di questa «Khandrà» si è scritto molto. La scuola sociologica insiste sulla sua origine politica, storica e sociale. Sarebbe il tipico sentimento post-napoleonico. Il sentimento di Evghenij Oneghin resta sempre un individuo particolare che esiste solo nel poema di Pushkin. La Khandrà non nasce tanto o soltanto da condizioni storiche, anche se queste possono favorirla, ma da situazioni e radici esistenziali ed è imparentata con l’angoscia. Quanti sinonimi nelle lingue europee. Da «spleen» inglese ad «ennuì», alla «noia» leopardiana (la più profonda). Tra la «khandrà», tutto sommato frivola di Oneghin, e la «noia» leopardiana c’è solo una vaga sfumatura.
È molto difficile spiegare cosa è la «khandrà russa» («русская хандрà»). E’ indubbio che abbia un’origine politica, storica e sociale. Secondo me adesso una parte della società russa soffre di questa malattia. Diciamo è una parte intellettuale della società. Se Pushkin e i suoi contemporanei soffrivano del sentimento post-napoleonico, la società russa d’oggi soffre del sentimento post-sovietico. Vuol dire che quell’epoca sovietica influisce negativamente. Sono passati pochi anni per rendersi conto del positivo e negativo di quell’epoca. «Khandrà russa» non è la nostalgia del passato, è la nostalgia della possibilità incompiuta. È molto difficile da spiegare. Quando io leggo degli articoli dei giornalisti stranieri si capisce che loro non ne hanno una pallida idea, non capiscono niente, si usano i luoghi retorici primitivi e banali.
Tornando alla «Khandrà russa» potrei dire solo una cosa. Si devono leggere tre piece di Anton Cechov in cui quella «Khandrà» si sente in ogni parola. Suppongo che quando all’estero si scriva dell’anima russa che è poco capita, non sanno che quell’anima è la «khandrà russa» cioè «l’ipocondria russa».
 
Andrej Kurpàtov Андрей Курпатов
«IL RIMEDIO PER LA DEPRESSIONE»  «СРЕДСТВО ОТ ДЕПРЕССИИ»
Casa Editrice «Neva» San Pietroburgo 2007
http://www.arcarussa.it/forum/viewtopic.php?p=9893



Ultima modifica di Zarevich il 14 Dic 2019 15:52, modificato 5 volte in totale 

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Zarevich
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Ringraziano per l'utile discussione di Zarevich :
altamarea (06 Settembre),  
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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Caro Zarevich, la tua spiegazione è molto precisa e chiara.
Le tue parole descrivono esattamente quello che viene fuori dalla lettura di ogni pagina delle pieces di Cechov.
Anton Pavlovich è eccezionale, le sue opere sono illuminanti. Nei suoi personaggi, e nelle loro parole c'è tutto lo spirito russo, intriso di quella "khandrà" di cui scrivi così bene. Hai detto giusto: "nostalgia della possibilità incompiuta"; i suoi personaggi sono tutti legati ad un'esistenza inautentica, inerti e fluttuanti. Il destino non ha permesso a questi individui di essere se stessi e divenire quello che sognavano di diventare. La storia della loro vita è sintetizzata da Sorin ne "Il Gabbiano", "l'uomo che avrebbe voluto":

"In giovinezza una volta volevo diventare un uomo di lettere - e non lo sono diventato, volevo essere un parlatore - e ho sempre parlato in maniera nauseante [...] volevo sposarmi - e non mi sono sposato; volevo vivere sempre in città - e finisco la mia vita in campagna."

Cechov ci presenta diversi personaggi con questa formula. La monotonia, lo squallido scorrere dei giorni, la noia hanno ridotto questi uomini a vuote figure, a fantasmi che riflettono e indagano sulle ragioni della loro illusoria esistenza.
"Quando manca l'autentica vita si vive di miraggi. Sempre meglio che niente" dice Zio Vanja.

La vita scorre via da loro senza che nemmeno se ne accorgano, sognando di un futuro, un tempo lontano, in cui tutto sarà chiaro e la vita sarà armoniosa. Ma nel frattempo non fanno niente per combattere la noia e per alleggerire la realtà del presente. Con che semplicità essi si rassegnano al presente, soffrono e sopportano il loro destino per conquistarsi il futuro; anche se perdono tutto, essi non perdono mai la fede nel futuro:

IRINA "Verrà un giorno in cui sapremo il perché di tutto questo, di tante sofferenze... Allora non ci saranno più misteri, ma nel frattempo dobbiamo vivere! Bisogna lavorare, solo lavorare..."

OL'GA "Dio mio! Passerà del tempo e anche noi ce ne andremo, per sempre. Si dimenticheranno di noi sorelle, dei nostri visi, delle nostre voci e di quante eravamo; ma le nostre sofferenze prepareranno la gioia di chi verrà dopo di noi. La pace e la felicità regneranno sulla terra e quelli che vivranno allora ci ricorderanno con una buona parola e ci saranno grati. Oh, sorelle care, la nostra vita non è ancora finita. Vivremo ancora! La banda suona allegra e festosa, e sembra che da un momento all'altro sapremo il perché viviamo e soffriamo... Poterlo sapere, poterlo sapere!"

Il presente, per quanto noioso, squallido e insopportabile, non potrà mai togliere loro la libertà di immaginare un futuro, più felice; non importa se in quel futuro saranno dimenticati.

Hai ragione, caro Zarevich, bisogna leggere Cechov per avvicinarsi al sentire russo. E' tutto scritto chiaramente, con parole semplici.

  



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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Ah, che bel post hai rinfrescato, caro Zarevich!
Uno dei miei preferiti, ed uno dei più significativi ed importanti del nostro forum.
C'è in esso tutto il mistero, o meglio quello che possiamo chiamare "la chiave di volta" dell'anima russa!
Amici cari del forum, leggetelo attentamente, e poi, cercate nella letteratura, soprattutto in Pushkin e in Cechov, tutte le risposte alla domanda che tanti, fuori dalla Russia, si pongono: in cosa consiste il mistero dell'anima russa?
  



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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Un'immagine molto adatta per questi versi
illustrazioni per il romanzo - http://gorod.tomsk.ru/index-1255758508.php
  



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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Hai ragione, Assol, è un'immagine che ben si adatta all'argomento e descrive quello stato d'animo che va sotto il nome di Khandrà.
Sono molto belle anche tutte le immagini della galleria di illustrazioni per il poema Evghenij Onegin che hai segnalato, mi piacciono davvero molto, grazie!  Thumbup
  



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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Недуг, которого причину = Una malattia, la cui causa
Давно бы отыскать пора, = Sarebbe ora tempo di ricercare,
Подобный английскому сплину, = Simile allo spleen inglese,
Короче: русская хандра = In breve, l’ipocondria russa,
Им овладела понемногу; = A poco a poco si era impadronita di lui.
Он застрелиться, слава богу, = Egli, grazie a Dio, non voleva far neppure,
Попробовать не захотел; = La prova di spararsi; ma era divenuto
Но к жизни вовсе охладел. = Del tutto freddo nei confronti della vita





Ultima modifica di Zarevich il 14 Dic 2019 15:50, modificato 1 volta in totale 

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Zarevich
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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Evghenij Oneghin è venuto in campagna. Oneghin ha visto che lui non può diventare scrittore, che diventare uno scrittore è una cosa difficilissima e … ha cominciato a leggere. Oneghin si è comprato di tutto un po', la miscellanea ed ha cominciato a divorare un libro dopo l’altro, senza scopo, senza sistema, senza idea dirigente. Non ha capito quasi niente, non ha memorizzato quasi niente e finalmente ha buttato questa lettura balorda.

Aleksandr Pushkin «EVGHENIJ ONEGHIN» Romanzo in versi
CAPITOLO PRIMO: XLIV

И снова, преданный безделью, = E di nuovo, abbandonandosi all’ozio,
Томясь душевной пустотой, = Oppresso dal vuoto dell’anima,
Уселся он - с похвальной целью = S’è messo a sedere con il lodevole scopo
Себе присвоить ум чужой; = Di acquisire la sapienza altrui;
Отрядом книг уставил полку, = Ha guarnito con una schiera di libri un palchetto,
Читал, читал, а всё без толку: = Legge, legge sempre inutilmente:
Там скука, там обман иль бред; = Lì la noia e l’inganno o il delirio;
В том совести, в том смысла нет; = In quel libro non vi è coscienza, in questo non vi è senso;
На всех различные вериги; = Su tutti pesano varie catene,
И устарела старина, = E l’antichità è troppo vecchia,
И старым бредит новизна. = E quel ch’è nuovo farnetica per l’antico.
Как женщин, он оставил книги, = Come le donne, ha lasciato anche i libri,
И полку, с пыльной их семьей, = E sullo scaffale, con la sua famiglia polverosa,
Задернул траурной тафтой. = Ha tirato una cortina funebre.



Ultima modifica di Zarevich il 14 Dic 2019 15:49, modificato 1 volta in totale 





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Zarevich
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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
Evghenij Oneghin è arrivato in campagna, nella sua tenuta e naturalmente «khandrà» cioè la malinconia russa «lo attendeva come un guardiano, e correva dietro a lui come un’ombra o una moglie fedele». Ad Oneghin questa capacità di annoiarsi sempre e per ogni dove sembra un privilegio dei potenti i quali non sono capaci di soddisfarsi come la gente semplice. Oneghin, l’uomo difettoso fino alle midolla deve annoiarsi sempre.

Aleksandr Pushkin «EVGHENIJ ONEGHIN» Romanzo in versi
CAPITOLO PRIMO: LIV
 
Два дня ему казались новы = Per due giorni gli sembrarono nuovi
Уединенные поля, = I campi solitari,
Прохлада сумрачной дубровы, = La frescura del parco ombroso,
Журчанье тихого ручья; = Il mormorio del placido ruscello;
На третий роща, холм и поле = Al terzo giorno il boschetto, la collina e il campo
Его не занимали боле: = Non lo interessavano già più
Потом уж наводили сон; = Poi gli conciliarono il sonno;
Потом увидел ясно он, = Poi vide chiaramente
Что и в деревне скука та же, = Che in campagna si prova la stessa noia che in città
Хоть нет ни улиц, ни дворцов, = Anche se non ci sono vie, né palazzi,
Ни карт, ни балов, ни стихов. = Né carte, né balli, né poesie.
Хандра ждала его на страже, = La malinconia (khandrà) lo attendeva come un guardiano,
И бегала за ним она, = E correva dietro a lui
Как тень иль верная жена. = Come un’ombra o una moglie fedele.




Ultima modifica di Zarevich il 14 Dic 2019 15:49, modificato 1 volta in totale 





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Zarevich
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Messaggio «KHANDRA RUSSA» 
 
«Khandrà» «Хандра» cioè la malinconia o lo spleen è uno stato d’anima malinconico e soffocato in modo insopportabile quando tutto come al solito piacevole ad un tratto diventa grigio, insensato e non si vuole far niente: né lavorare, né passeggiare, né occuparsi del suo hobby.
Aleksandr Pushkin intende «khandrà» solamente come una tetraggine, la voglia della solitudine e il non voler avere a che fare. Anton Cekhov invece intende «khandrà» come la percezione del mondo russo. La sua «khandrà» è la noia nera cioè «khandrà» che non ha ancora cominciato ad essere depresso.

  

Khandra russa.jpg
Descrizione: Khandrà russa 
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Zarevich
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