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«IL CAVALIERE AVARO» di Serghej Rachmaninov
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Messaggio «IL CAVALIERE AVARO» di Serghej Rachmaninov 
 
Serghej Rachmaninov (1873-1943) Сергей Рахманинов
«IL CAVALIERE AVARO» «СКУПОЙ РЫЦАРЬ» «THE MISERLY KNIGHT»

Opera teatrale in un atto dalla tragedia omonima di Aleksandr Pushkin
Prima: Mosca, Teatro Bolshoj 1906
L’opera venne composta quasi contemporaneamente alla «Francesca da Rimini» e alla prima rappresentazione il compositore stesso, direttore stabile del Teatro Bolshoj nel periodo 1904-06, fu sul podio per entrambe le opere.

PERSONAGGI:
Il Barone (baritono) Барон (Il ruolo del barone venne appositamente scritto per Fiodor Shaljapin, che non ne fu il primo interprete, ma nel 1907, a Pietroburgo, cantò in un concerto la seconda scena dell’opera)
Albert, suo figlio (tenore) Альберт, его сын
Il Duca (baritono) Герцог
L’usuraio (tenore) Ростовщик
Un servo (basso) Слуга

QUADRO PRIMO
Il giovane cavaliere Albert, l’immancabile partecipante a tutti i tornei e tutte le feste di cavalieri, non può presentarsi alla Corte perché non ha un vestito nuovo. Suo padre, il ricchissimo anziano e il crudele barone, detto «il cavaliere avaro», non ha voglia di aiutare il figlio.
Come sempre Albert spera nell'aiuto dell’usuraio, però anche lui cessa di dargli denaro in prestito. Invece dei soldi lui gli dà un consiglio: di avvelenare il padre per impadronirsi dell’eredità. Albert con furore manda via l’usuraio per non sentire le sue scuse e non prende i soldi proposti.
Ora Albert ha solo una via d'uscita. Lui decide di rivolgersi al Duca e di cercare protezione.

QUADRO SECONDO
Il vecchio barone scende in cantina dove lui conserva i suoi tesori. Nelle casse con l’oro c’è tutta la sua felicità, tutto il senso della sua vita. La consapevolezza che tutto è soggetto a lui, inebria la sua immaginazione. Ed anche il pensiero di quali segreti orribili serbano questi soldi, quante lacrime, quante sofferenze e dolori avevano visto prima di cadere nelle sue casse in cantina, tutto questo non rattrista l’esultanza del barone. Desiderando provare godimento supremo, il barone accende le candele e apre tutte le casse e beve la bellezza dei suoi tesori accumulati che gli danno l’illusione della potenza e della supremazia. Solo una cosa lo preoccupa. Il pensiero del figlio ereditario il quale potrebbe scialacquare, dilapidare il patrimonio.

QUADRO TERZO
Il Palazzo ducale. Avendo prestato ascolto ad Albert, il Duca è solidale con lui e gli promette di parlare con il barone in confidenza. Arriva il barone. Il Duca ordina ad Alberto di aspettare nell’altra stanza. Il barone non sa perché suo figlio non è presente spesso alla Corte. Dopo una serie di domande insistenti del Duca, il barone calunnia e accusa il figlio dell’attentato alla sua vita e della rapina. Furioso entra correndo Albert e sbugiarda il padre. Il barone sfida il figlio a duello. Il Duca irritato manda via Albert e rimprovera il barone. Il barone si sente male. Lui sente la sua morte e pensa solo alle sue casse con l’oro.
Col pensiero dei suoi tesori il barone muore.



Ultima modifica di Zarevich il 07 Ago 2015 16:24, modificato 1 volta in totale 

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Descrizione: Serghej Rachmaninov
«IL CAVALIERE AVARO» «THE MISERLY KNIGHT»
Opera teatrale in un atto dalla tragedia omonima di Aleksandr Pushkin
Prima: Mosca, Teatro Bolshoj 1906 
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Zarevich
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Messaggio Re: «IL CAVALIERE AVARO» Di Serghej Rachmaninov 
 
Anche se qui si parla dell'opera teatrale di Serghej Rachmaninov, credo che tutti dovrebbero leggere l'omonima tragedia di Aleksandr Pushkin da cui essa è stata tratta.
E per coloro che non la conoscono, sarà utile almeno leggere la seconda scena, il famoso monologo del barone, che secondo me costituisce una caratterizzazione dell'avarizia di una forza incredibile; nessuno meglio di Pushkin ha saputo rendere in maniera più bella ed efficace la quintessenza del peccato capitale dell'avarizia.


SCENA II
IL BARONE

Come il giovin signore, altro non aspetta
che d'incontrarsi con una furba cortigiana,
o con una sciocca da lui sedotta, così io
tutto il giorno non aspetto altro che
di recarmi al mio segreto nascondiglio,
ai miei fidati scrigni. Giorno fausto,
questo, se il sesto scrigno (quello non
ancora pieno) posso riempire d'una manciata
d'oro. Non è molto, certo, ma poco a poco
aumenterà. Ho letto da qualche parte
che una volta un re ordinò ai suoi fedeli
d'ammassare della terra con le mani
fino a farne un bel colle da cui,
felice, poteva guardare la distesa dei
suoi bianchi accampamenti e il mare
dalle sue veloci navi attraversato.
Così anch'io, portando con queste mie
povere mani, qui nel sotterraneo, il mio
solito tributo, mi sono eretto il mio
colle personale, dalla cui cima posso
guardare tutto quanto è in mio potere.
Cosa mi sfugge? Come un demone io da qui
posso l'intero mondo governare;
a un mio cenno, sorgeranno palazzi;
nei miei parchi meravigliosi le ninfe,
a frotte allegre, arriveranno; e le muse
i loro doni porteranno; un servizievole
genietto per me si darà da fare; e la
virtù e la fatica sapranno i miei premi
attendere. Ad un mio fischio, obbediente
arriverà strisciando fino a me, anche
l'orribile delitto, leccherà la mia mano,
mi guarderà negli occhi, pronto a cogliere
il segno d'un mio comando.
Tutto mi obbedisce - ed io a nessuno.
Superiore ad ogni desiderio, sono
sereno. Conosco il mio potere: quello
che ho, mi basta. (Guarda il suo oro)
Può sembrar poco,
ma quante inquietudini, inganni,
lacrime, preghiere, maledizioni
umane rappresenta! Questo
doblone antico, per esempio. Proprio
oggi me l'ha dato una vedova, dopo
aver pianto con i suoi tre figli,
in ginocchio, per un giorno intero,
sotto la finestra.
Pioveva, poi smetteva e ripioveva,
ma l'ipocrita stava sempre lì; potevo
scacciarla, ma qualcosa mi diceva che
era venuta il debito a pagare, per non
esser l'indomani messa dentro.
E questo qua? Tibot, me l'ha portato.
Dove l'avrà mai preso quel furfante
fannullone? L'avrà, certo, rubato;
o, forse, per strada, di notte, in un bosco...
Sì! Se tutto il sangue, il sudore e
le lacrime versate per questo tesoro
qui custodito, sgorgassero dal sottosuolo
all'improvviso, ci sarebbe un nuovo diluvio
ed io, di certo, nei miei amati antri,
affogherei... Ma è il momento!

(Tenta di aprire un forziere)

Ogni volta che voglio aprire un forziere,
mi prende una febbre e dei tremori.
Non è paura (no, certo! Non ho niente
da temere! Ho con me la mia fida spada
che il mio oro difenderà) eppure...
mi sento oppresso da una strana sensazione...
È scientificamente accertato che c'è
gente a cui piace ammazzare.
Quando infilo la chiave nella toppa,
provo la stessa cosa di chi trafigge
una vittima: un piacere misto a un
grande orrore. (Apre il forziere)
Questa è beatitudine! (Versa dentro il danaro)
Dentro! Basta andare in giro per il
mondo, servi delle passioni e dei bisogni
umani, dormite ora il sonno potente della
pace, come gli dèi nei loro alti cieli...
Oggi, voglio prepararmi una gran festa:
accenderò una candela per ciascun forziere,
poi li aprirò tutti e nel mezzo me ne starò
a guardare quei bei mucchi luccicanti.

(Accende le candele e apre uno dopo l'altro tutti i forzieri)

Sono io il re!... Che magico splendore!
Io controllo le forze di questo mio potere,
che per me è tutto: felicità, gloria e onore.
Sono io il re!... Ma chi dopo di me,
ne prenderà il potere? Il mio erede.
Un pazzo, un giovane sprecone,
compagno di depravati fannulloni.
Appena morirò, lui scenderà subito qui
sotto, in questi luoghi silenziosi e calmi,
con una folla di questi avidi e scaltri adulatori.
Sottratte le chiavi al mio cadavere,
aprirà tra le risa i miei forzieri.
E questi miei tesori spariranno nelle tasche
bucate di quei dandy.
Fracasserà le sacre coppe,
spargendo a terra il balsamo regale.
Tutto sperpererà... ma con che diritto?
Come se tutto questo mi fosse stato
regalato o vinto al gioco, come fa
qualcuno che tira i dadi e accumula fortuna.
Nessuno sa quante amare rinunce,
quante passioni soffocate e tetri
pensieri e diurne angosce e notti
insonni, tutto questo m'è costato!
E magari mio figlio dirà che
avevo un cuore arido, che ignoravo
desideri e rimorsi di coscienza.
Già! La coscienza, questo adunco rapace
che dilania il cuore, ospite sempre
inopportuno, che fastidioso si inserisce per
riscuotere i suoi crediti, questa
strega che la luna oscura, le tombe
scoperchia per farne uscire i morti.
No! Si dia prima da fare per la sua
ricchezza, vedremo poi se sarà ancora
così sciocco da sperperare quello
che il sangue gli è costato.
O, se da sguardi indegni nascondere
potessi questa mia tana! Se potessi
resuscitare e far la guardia ai miei
forzieri, per proteggere dai vivi,
come ora, il mio tesoro!...




СЦЕНА II
Барон

Как молодой повеса ждет свиданья
С какой-нибудь развратницей лукавой
Иль дурой, им обманутой, так я
Весь день минуты ждал, когда сойду
В подвал мой тайный, к верным сундукам.
Счастливый день! могу сегодня я
В шестой сундук (в сундук еще неполный)
Горсть золота накопленного всыпать.
Не много, кажется, но понемногу
Сокровища растут. Читал я где-то,
Что царь однажды воинам своим
Велел снести земли по горсти в кучу,
И гордый холм возвысился — и царь
Мог с вышины с весельем озирать
И дол, покрытый белыми шатрами,
И море, где бежали корабли.
Так я, по горсти бедной принося
Привычну дань мою сюда в подвал,
Вознес мой холм — и с высоты его
Могу взирать на все, что мне подвластно.
Что не подвластно мне? как некий демон
Отселе править миром я могу;
Лишь захочу — воздвигнутся чертоги;
В великолепные мои сады
Сбегутся нимфы резвою толпою;
И музы дань свою мне принесут,
И вольный гений мне поработится,
И добродетель и бессонный труд
Смиренно будут ждать моей награды.
Я свистну, и ко мне послушно, робко
Вползет окровавленное злодейство,
И руку будет мне лизать, и в очи
Смотреть, в них знак моей читая воли.
Мне всё послушно, я же — ничему;
Я выше всех желаний; я спокоен;
Я знаю мощь мою: с меня довольно
Сего сознанья...

(Смотрит на свое золото.)
      Кажется, не много,
А скольких человеческих забот,
Обманов, слез, молений и проклятий
Оно тяжеловесный представитель!
Тут есть дублон старинный.... вот он. Нынче
Вдова мне отдала его, но прежде
С тремя детьми полдня перед окном
Она стояла на коленях воя.
Шел дождь, и перестал, и вновь пошел,
Притворщица не трогалась; я мог бы
Ее прогнать, но что-то мне шептало,
Что мужнин долг она мне принесла
И не захочет завтра быть в тюрьме.
А этот? этот мне принес Тибо —
Где было взять ему, ленивцу, плуту?
Украл, конечно; или, может быть,
Там на большой дороге, ночью, в роще...
Да! если бы все слезы, кровь и пот,
Пролитые за все, что здесь хранится,
Из недр земных все выступили вдруг,
То был бы вновь потоп — я захлебнулся б
В моих подвалах верных. Но пора.

(Хочет отпереть сундук.)
Я каждый раз, когда хочу сундук
Мой отпереть, впадаю в жар и трепет.
Не страх (о нет! кого бояться мне?
При мне мой меч: за злато отвечает
Честной булат), но сердце мне теснит
Какое-то неведомое чувство...
Нас уверяют медики: есть люди,
В убийстве находящие приятность.
Когда я ключ в замок влагаю, то же
Я чувствую, что чувствовать должны
Они, вонзая в жертву нож: приятно
И страшно вместе.

(Отпирает сундук.)
      Вот мое блаженство!

(Всыпает деньги.)
Ступайте, полно вам по свету рыскать,
Служа страстям и нуждам человека.
Усните здесь сном силы и покоя,
Как боги спят в глубоких небесах...
Хочу себе сегодня пир устроить:
Зажгу свечу пред каждым сундуком,
И все их отопру, и стану сам
Средь них глядеть на блещущие груды.

(Зажигает свечи и отпирает сундуки один за другим.)
Я царствую!.. Какой волшебный блеск!
Послушна мне, сильна моя держава;
В ней счастие, в ней честь моя и слава!
Я царствую... но кто вослед за мной
Приимет власть над нею? Мой наследник!
Безумец, расточитель молодой,
Развратников разгульных собеседник!
Едва умру, он, он! сойдет сюда
Под эти мирные, немые своды
С толпой ласкателей, придворных жадных.
Украв ключи у трупа моего,
Он сундуки со смехом отопрет.
И потекут сокровища мои
В атласные диравые карманы.
Он разобьет священные сосуды,
Он грязь елеем царским напоит —
Он расточит... А по какому праву?
Мне разве даром это все досталось,
Или шутя, как игроку, который
Гремит костьми да груды загребает?
Кто знает, сколько горьких воздержаний,
Обузданных страстей, тяжелых дум,
Дневных забот, ночей бессонных мне
Все это стоило? Иль скажет сын,
Что сердце у меня обросло мохом,
Что я не знал желаний, что меня
И совесть никогда не грызла, совесть,
Когтистый зверь, скребущий сердце, совесть,
Незваный гость, докучный собеседник,
Заимодавец грубый, эта ведьма,
От коей меркнет месяц и могилы
Смущаются и мертвых высылают?..
Нет, выстрадай сперва себе богатство,
А там посмотрим, станет ли несчастный
То расточать, что кровью приобрел.
О, если б мог от взоров недостойных
Я скрыть подвал! о, если б из могилы
Прийти я мог, сторожевою тенью
Сидеть на сундуке и от живых
Сокровища мои хранить, как ныне!..
  



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Messaggio «IL CAVALIERE AVARO» di Serghej Rachmaninov 
 
Serghej Rachmaninov (1873-1943) Сергей Рахманинов
«IL CAVALIERE AVARO» «СКУПОЙ РЫЦАРЬ» «THE MISERLY KNIGHT»
Opera teatrale in un atto dalla tragedia omonima di Aleksandr Pushkin. Prima: Mosca, Teatro Bolshoj, 1906

PERSONAGGI E INTERPRETI:
Duca (baritono) – Serghej Jakovenko (Сергей Яковенко)
Barone (baritono) – Boris Dobrin (Борис Добрин)
Albert (tenore) – Lev Kuznetsov (Лев Кузнецов)
Usuraio (tenore) – Aleksej Usmanov (Алексей Усманов)
Servitore (basso) – Ivan Budrin (Иван Будрин)
+
Piotr Ciajkovskij «Capriccio Italiano», Op.45
 
Grande Orchestra della Radio dell’URSS
Direttore: Ghennadij Rozhdestvenskij (Геннадий Рождественский)
Registrato: 2LP 1987 «MELODIA»

  

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Serghej Rachmaninov (1873-1943) Сергей Рахманинов
«IL CAVALIERE AVARO» «СКУПОЙ РЫЦАРЬ» «THE MISERLY KNIGHT»
Opera teatrale in un atto dalla tragedia omonima di Aleksandr Pushkin. Prima: Mosca, Teatro Bolshoj, 1906

PERSONAGGI E INTERPRETI:
Duca (baritono) – Vladimir Verestnikov (Владимир Верестников)
Barone (baritono) – Mikhail Krutikov (Михаил Крутиков)
Albert (tenore) – Vladimir Kudrjashov (Владимир Кудряшов)
Usuraio (tenore) – Aleksandr Arkhipov (Александр Архипов)
Servitore (basso) – Piotr Glubokij (Пётр Глубокий)
Orchestra Sinfonica del Teatro Bolshoj
Direttore: Andrej Cistjakov (Андрей Чистяков)

  

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Descrizione: Serghej Rachmaninov (1873-1943) «IL CAVALIERE AVARO» «THE MISERLY KNIGHT» 
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