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«LE OCHE SELVATICHE» («Geese-Swans»)
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Messaggio «LE OCHE SELVATICHE» («Geese-Swans») 
 
«LE OCHE SELVATICHE» «ГУСИ-ЛЕБЕДИ» «GEESE-SWANS»
Le oche selvatiche («Гуси-лебеди»), il film d’animazione del 1949 sull’omonima fiaba popolare russa.

https://www.youtube.com/watch?v=qD93SofHU_I

C'erano una volta un contadino e sua moglie che avevano una figlia e un figlioletto. Figlia cara - disse la madre, - noi andiamo a lavorare, stai attenta al tuo fratellino! Non uscire dal cortile, fa' la brava e noi ti compreremo un fazzoletto.
Il padre e la madre se ne andarono e la figlia dimenticò ciò che le era stato raccomandato: mise il fratello a sedere sull'erba sotto la finestra, corse fuori in istrada e li cominciò a giocare e divertirsi dimenticandosi di tutto.
Arrivarono in volo le oche selvatiche, sollevarono il bambino e lo portarono via.
La bambina tornò e vide che il fratello non c'era più. Oh! - corse di qua e di là, ma non lo trovò. Essa chiamò e richiamò il fratello, pianse e implorò caldamente, ma il fratellino non rispose. La bambina corse nei campi e riusci appena a scorgere in lontananza, per un attimo, le oche che volavano via e poi sparivano dietro l'oscuro bosco. La bambina capì che erano state le oche a portare via il fratellino: da lungo tempo ormai correva cattiva fama su queste oche, la gente diceva che rubavano e portavano via i bambini piccoli. La bambina si gettò al loro inseguimento. Corse e corse, e vide d'un tratto una stufa, lì in mezzo al campo.
Stufa, stufetta, dimmi: dove sono volate le oche?
La stufa rispose: - Mangia una delle mie focacce di segala e te lo dico.
- Sì, stai fresca! A casa mia non le mangio nemmeno quando sono di farina bianca…
La stufa non le disse dove erano volate le oche. La bambina corse avanti e vide un melo. - Melo, melo, dimmi: dove sono volate le oche?
- Mangia una delle mie mele selvatiche e te lo dico. - Una mela selvatica? A casa mia non mangio nemmeno quelle del frutteto… Il melo non le disse dov'erano volate le oche. La bambina riprese a correre, e vide un fiume di latte che scorreva tra rive dì panna montata. - Fiume di latte, rive di panna, dove sono volate le oche? - Bevi del mio latte con la panna e te lo dico. - A casa mia la panna non la guardo nemmeno…
La bambina corse a lungo per campi e per boschi. Si stava facendo sera; non c'era niente da fare: bisognava tornare a casa. Proprio a questo punto la bambina vide una casetta che si reggeva su una zampa di gallina e la casetta aveva una sola finestra e ruotava su se stessa. Nella casetta la vecchia Jagà, la Maga, stava filando il lino. La bambina vide il fratellino sulla panca che stava giocando con delle mele d'argento. La bambina entrò nella casetta:
- Buona sera, nonnina!
- Buona sera, bambina! Perché sei venuta al mio cospetto?
- Ho camminato per pantani e paludi, la veste ho bagnato e sono venuta per scaldarmi.
- Intanto mettiti a filare il lino. La Maga Jagà le diede il fuso e se ne andò. La bambina si mise a filare e all'improvviso, da sotto la stufa, saltò fuori un topolino e le disse: - Bambina, bambina, dammi un po' di pappa e ti dirò una cosa che ti riguarda. La bambina gli diede la pappa e il topolino le spiegò: La Maga Jagà è andata ad accendere il bagno: ti ci lava per bene, poi ti mette nella stufa, ti fa arrosto e quindi ti mangia. La bambina rimase di sasso, più morta che viva: pianse, ma il topolino continuò: - Non aspettare, prendi il tuo fratellino e scappa, mentre io filerò il lino al posto tuo. La bambina prese il fratellino e scappò via. La maga Jagà di tanto in tanto si avvicinava alla finestra e domandava: Bambina, stai filando?
E il topolino le rispondeva: - Si, nonnina, filo. La Maga Jaga scaldò ben bene il bagno e andò per prendere la bambina. Ma nella casa non c'era più nessuno. La maga Jagà gridò: - Oche, volate, inseguiteli! La bimba ha portato via il fratellino!… La sorella con il fratellino arrivò correndo fino al fiume di latte. Vide che arrivavano le oche.
- Padre fiume, nascondimi! - Bevi del mio latte. La bambina bevve e ringraziò, il fiume la nascose sotto la riva di panna montata. Le oche non li videro e volarono oltre. La bambina e il fratellino ripresero a correre, ma le oche tornarono indietro.
Cosa fare? Che sventura! I bambini scorsero il melo. - Padre melo, nascondimi!
- Mangia una delle mie mele selvatiche. La bambina mangiò in fretta e ringraziò, il melo la protesse con i rami e la copri con le foglie. Le oche non li videro e volarono oltre. La bambina riprese a correre. Corri e corri, ormai era quasi arrivata. Le oche però la notarono. Schiamazzarono, s'arrestarono sbattendo le ali, stavano per strapparle il fratellino. La bambina arrivò di corsa fino alla stufa: - Madre stufa, nascondimi! - Mangia la focaccia di segala che ho sfornato. La bambina svelta mangiò in un boccone la focaccia, e, assieme al fratellino, si nascose nella stufa. Le oche schiamazzarono a lungo, volarono e volarono tutt'intorno e, infine, con un gran scorno se ne tornarono dalla Maga Jagà. La bimba ringraziò la stufa e insieme al fratellino a casa. Qui riabbracciarono il padre e la madre.



  




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Zarevich
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Messaggio «LE OCHE SELVATICHE» («Geese-Swans») 
 
Questo fumetto istruttivo e gentile è stato creato nello studio «Soyuzmultfilm» nel 1949. È basato sull'omonimo racconto popolare russo.
Padre e madre andarono a fare la spesa in città e a Mashenka fu severamente ordinato di tenere d'occhio il fratello minore Ivanushka. Sì, solo Mashenka non obbedì, uscì con i suoi amici a giocare fuori dalla periferia e non si accorse di come le oche selvatiche-cigni afferrarono suo fratello e lo portarono via in una direzione sconosciuta. Mashenka andò a cercare Ivanushka ovunque guardassero. All'improvviso vede una stufa sulla strada. Volevo passare, ma la stufa ha chiesto aiuto. Mashenka le tolse le torte e proseguì. Per strada ho aiutato il melo e il fiume. Nel frattempo, Baba Jaga stava preparando un calderone bollente per cucinare Ivanushka per la cena ... Se Mashenka sarà in grado di aiutare suo fratello minore, lo scoprirai guardando il cartone animato «Oche Selvatiche». Dirà ai giovani spettatori che le buone azioni sono sempre pagate con il bene.

  




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Zarevich
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