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«UNA CREATURA TREMANTE» O «HO IL DIRITTO»
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LA TEORIA DI RASKOLNIKOV: «UNA CREATURA TREMANTE» O «HO IL DIRITTO»
ТЕОРИЯ РАСКОЛЬНИКОВА: «ТВАРЬ ДРОЖАЩАЯ» ИЛИ «ПРАВО ИМЕЮЩИЙ»

Avendo letto in internet italiana una serie degli articoli dedicati alla teoria del personaggio principale Rodion Raskolnikov del romanzo di Fiodor Dostojevskij «Delitto e Castigo» («Преступление и наказание»), mi sono reso conto che al «cosiddetto» Occidente non ne capiscano niente o capiscano pochissimo di tutto quello che intendeva di dire lo scrittore. Temo che la colpa seria sia nelle traduzioni dal russo all’italiano dei testi di Dostojevskij. Non so cosa potrei consigliare a tutti gli «interpretatori» e a tutte le «interpretatrici». Prima di tutto, non consiglierei di essere «napoleoni»! Leggere attentamente i romanzi di Fiodor Dostojevskij ed è desiderabile leggerli in russo. Io non sono un grande specialista, non sono nessun critico letterario, ma avrei voglia di scrivere due parole, in breve, di quello che capisco io come un Russo.

Fiodor Dostojevskij è un grande artista, è uno scrittore-realista insuperato e insuperabile, è un «anatomista dell’anima umana», è un paladino appassionato delle idee dell’umanesimo e della giustizia. «Delitto e Castigo» («Преступление и наказание») è un romanzo dedicato alla storia della lunga strada attraverso di molte sofferenze e di molti errori dell’anima umana così agitata verso un conseguimento della verità. Per Dostojevskij che era un uomo profondamente religioso, il senso della vita consiste nella compressione degli ideali cristiani dell’amore del prossimo. Esaminando da questo punto di vista il delitto di Rodion Raskolnikov, Dostojevskij rileva ed evidenzia, in primo luogo, il fatto del delitto delle leggi morali o di alta moralità (нравственные законы), ma non giuridici. Rodion Raskolnikov è un uomo, secondo dei concetti cristiani, profondamente peccaminoso. Non si intende del suo peccato mortale,  l’omicidio premeditato, ma si intende della sua alterigia, della sua presunzione, della sua antipatia e dell’avversione verso gli altri uomini, del suo pensiero che tutti sono le «creature tramanti» («твари дрожащие»), ma lui, possibilmente, «ha il diritto» («право имеющий»). «Ha il diritto» da usare e impiegare gli altri come un materiale per il raggiungimento del proprio obiettivo. Il peccato dell’omicidio, secondo Dostojevskij, è secondario. Il delitto di Raskolnikov vuol dire di far finta di non conoscere, ignorare i comandamenti cristiani, il decalogo e l’uomo nella sua alterigia, riesce a oltrepassare i limiti del lecito religioso, è capace di tutto. Dunque, secondo Dostojevskij, Rodion Raskolnikov commette il primo e principale delitto nei confronti di Dio, il secondo è l’assassinio, il delitto nei confronti degli uomini, anzi il secondo delitto è la conseguenza del primo.
La guida o la conduttrice della filosofia di Fiodor Dostojevskij nel romanzo «Delitto e Castigo» («Преступление и наказание») è certamente Sònja Marmelàdova (Соня Мармеладова), tutta la vita della quale è un sacrificio. Le questioni filosofiche che tormentavano Rodion Raskolnikov, mettevano in moto le migliori menti dell'umanità e l'opinione pubblica, ad esempio Napoleone Bonaparte o Schopenhauer. Invece Friedrich Nietzsche, filosofo, poeta, saggista, compositore e filologo tedesco, creò le sue teorie di «bestia bionda» («Blonde Bestie») e di «Superuomo» («Übermensch») a cui tutto è permesso. Più tardi questa teoria servì da pretesto e da base per la creazione dell’ideologia nazifascista che diventò un’ideologia dominante del Terzo Reich. Questa ideologia ha portato a tutta l’umanità moltissime sofferenze infinite. Quindi, la posizione umanistica di Fiodor Dostojevskij, benché sia bloccata dalla concezione religiosa dell’autore, aveva sempre ed ha nei nostri tempi, la grande importanza sociale. Fiodor Dostojevskij ci fece vedere l’interno conflitto spirituale del suo personaggio: rispetto razionale alla vita. La teoria di «Superuomo» cade in contraddizione con il senso morale, con «io» spirituale. Per restare un uomo fra gli altri uomini, allora dovrà vincere «io» spirituale dell’uomo.    
Zarevich

  

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