Arca Russa

Fiabe e personaggi delle tradizioni popolari - «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 13:12
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
«LE FIABE DI LEV TOLSTOJ» «СКАЗКИ ЛЬВА ТОЛСТОГО»

Il falco e il gallo

Un falco, addestrato dal suo padrone, quando costui lo chiamava, veniva a posarsi sul suo pugno. Il gallo invece, all'avvicinarsi del padrone, strillava e fuggiva spaventato. Disse il falco al gallo: - Voi galli siete servi ingrati. Correte dai vostri padroni soltanto quando avete fame. Noi, invece, uccelli selvatici, siamo ben diversi: siamo più forti e più veloci e non fuggiamo quando gli uomini s'avvicinano. E se ci chiamano, corriamo e ci posiamo sul loro pugno. Non dimentichiamo ch'essi ci danno da mangiare -.
Rispose il gallo: - Se voi non fuggite all'avvicinarsi dell'uomo, è perché non avete mai visto il falco allo spiedo, mentre noi non vediamo che polli arrosto.

Zarevich - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 13:16
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Ma quale Tolstoj?
Aleksej Tolstoj o Lev Tolstoj?
Tu sai che anche Lev Tolstoj scriveva le fiabe o i racconti per i ragazzi?
Aleksej Tolstoj invece ha una serie delle fiabe
Zarevich

Argonauta - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 14:37
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Il bue è ancora più forte, e quando arriva l'uomo è mansueto. Dopo una vita di sacrifici e lavoro finisce lesso... mi ricorda la storia delle pensioni di Prodi! Very Happy

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 14:43
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Zarevich ha scritto: 
Ma quale Tolstoj?
Aleksej Tolstoj o Lev Tolstoj?
Tu sai che anche Lev Tolstoj scriveva le fiabe o i racconti per i ragazzi?
Aleksej Tolstoj invece ha una serie delle fiabe
Zarevich

Lev Tolstoj

Zarevich - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 14:45
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Lo sapevo. Lev Tolstoj scriveva delle storie per i ragazzi.
Ma Aleksej Tolstoj ha scritto molte molte fiabe e favole.

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 15:04
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Il contadino e lo spirito del fiume

Un contadino fece cadere l'accetta nel fiume. Dal dispiacere s'accovacciò sulla riva, e si mise a piangere.
Lo sentì lo spirito dei fiume: ebbe pietà del contadino, uscì dall'acqua portandogli un'accetta d'oro, e gli disse:- E' tua quest'accetta?
Il contadino disse: - No, non è la mia.
Lo spirito uscì dall'acqua con una seconda accetta, questa volta d' argento.
Il contadino disse di nuovo:- Non è l'accetta mia. Allora lo spirito gli portò la sua vera accetta. il contadino disse: - Questa sì ch'é l'accetta mia! Lo spirito regalò al contadino tutt'e tre le accette, perché era stato così veritiero.
Tornato a casa, il contadino fece vedere le tre accette agli amici, e raccontò tutto quello che gli era accaduto.
Ed ecco che uno di quei contadini pensò di fare la stessa cosa; andò al fiume, buttò giù a bella posta la sua accetta nell'acqua, s'accovacciò sulla riva e si mise a piangere.
Lo spirito del fiume venne fuori con l'accetta d'oro e gli domandò: - E' questa la tua accetta?
Il contadino, tutto contento, si mise subito a gridare: -E' la mia, è la mia!
Lo spirito, allora, non solo non gli diede l'accetta d'oro, ma nemmeno quella sua gli rese più, giacché era stato così bugiardo

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 15:05
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
I due cavalli

Due cavalli tiravano ognuno il proprio carro. Il primo cavallo non si fermava mai; ma l'altro sostava di continuo. Allora tutto il carico viene messo sul primo carro. Il cavallo che era dietro e che ormai tirava un carro vuoto, disse sentenzioso al compagno:
- Vedi? Tu fatichi e sudi! Ma più ti sforzerai, più ti faranno faticare .
Quando arrivarono a destinazione, il padrone si disse:
- Perché devo mantenere due cavalli! Mentre uno solo basta a trasportare i miei carichi? Meglio sarà nutrir bene l'uno, e ammazzare l'altro; ci guadagnerò almeno la pelle del cavallo ucciso! .
E così fece.

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 15:06
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
La testa e la coda del serpente

Un giorno la coda del serpente attaccò lite con la testa: si doveva stabilire quale delle due dovesse andare avanti per prima.
La testa diceva: - Tu non puoi andare avanti per prima: non hai occhi e non hai orecchi!
La coda rispondeva: - In compenso, però, io ho la forza. Sono io che ti faccio muovere. Se per capriccio mi arrotolo intorno ad un albero, tu non ti puoi spostare più.
Propose la testa: - Allora, separiamoci.
La coda si staccò dalla testa e cominciò a strisciare sola. Ma poco dopo non vide un crepaccio e vi precipitò dentro.

Argonauta - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 20:33
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
...e la testa senza coda che fece? Rolling Eyes

Argonauta - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 20:34
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Beh....un contadino così scemo avrà ucciso il cavallo che tirava il carretto! Very Happy

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 20:47
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Il corvo e i suoi piccini

Un corvo aveva fatto il nido , in un'isola. Quando gli nacquero i piccini, pensò che sarebbe stato meglio trasportarli sulla terraferma. Prese tra gli. artigli il figlio più piccolo e si staccò dall'isola volando sopra lo stretto. Quando giunse in mezzo al mare, si sentì molto stanco: le sue ali battevano l'aria sempre più lente. " Oggi io sono grande e forte e porto mio figlio sul mare perché mio figlio è debole - pensava il corvo - quando esso sarà cresciuto e sarà diventato forte, mentre io sarò debole e vecchio, chissà se mi ricompenserà delle fatiche che io sostengo oggi e se mi trasporterà come io faccio, da un luogo all'altro ?!"
Il corvo decise allora di accertarsi subito e chiese al suo piccolo:
- Quando tu sarai forte e io sarò vecchio e debole, mi aiuterai come faccio io ora con te? Mi trasporterai da un luogo all'altro? Dimmi la verità….
Il piccolo corvo vide in basso il mare e, temendo che il padre lo lasciasse cadere, si affrettò a rispondere:
- Si, sì, ti aiuterò, ti trasporterò -.

Beowulf - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 20:49
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
L'asino vestito della pelle del leone e la volpe

Un asino si mise addosso la pelle di un leone e andava attorno seminando il terrore fra tutte le bestie. Vide una volpe e volle provarsi a far paura anche a lei. Ma quella, che per caso aveva già sentito la sua voce un'altra volta, gli disse:
- Sta pur sicuro che, se non ti avessi mai sentito ragliare, avresti fatto paura anche a me -.
Cosi ci sono degli ignoranti che, grazie alle loro fastose apparenze, sembrerebbero persone importanti, se la smania di parlare non li tradisse.

Shalun - Venerdì, 06 Ottobre 2006, 22:09
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
e vi assicuro che l'università italiana ne è piena Mr. Green

Beowulf - Sabato, 07 Ottobre 2006, 19:30
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
La formica e la colomba

Una formica era assetata e sì avvicinò alla riva di un ruscello. Un'onda la investì e la fece cadere nell'acqua. Una colomba, che passava portando un ramoscello nel becco, vide la formica in pericolo e le lanciò il ramoscello. La formica vi si aggrappò e fu salva. Qualche tempo dopo, un cacciatore stava per catturare la colomba nella sua rete. La formica gli si accostò e gli morse una gamba. Il cacciatore sussultò e si lasciò sfuggire la rete dalle mani. La colomba aprì le ali e volò via.

Beowulf - Martedì, 17 Ottobre 2006, 22:33
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Il Natale di Martin

In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.
Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.
- Non ho più desiderio di vivere - gli confessò. - Non ho più speranza.
Il vegliardo rispose: « La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi.»
Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi.»
Martin rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.
All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole:
- Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso.
Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.
Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno.
- Entra - disse - vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.
- Che Dio ti benedica!- rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.
- Non è niente - gli disse Martin. - Siediti e prendi un po' di tè.
Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.
- Stai aspettando qualcuno? - gli chiese il visitatore.
- Ieri sera- rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".
Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo.
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa.
- Mangia, mia cara, e riscaldati - le disse.
Mangiando, la donna gli disse chi era: - Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
Martin andò a prendere un vecchio mantello. - Ecco - disse. - È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo.
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. - Che il Signore ti benedica.
- Prendi - disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava.
Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. - Lascialo andare, nonnina - disse Martin. - Perdonalo, per amor di Cristo.
La vecchia lasciò il ragazzo. - Chiedi perdono alla nonnina - gli ingiunse allora Martin.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: - Te la pagherò io, nonnina.
- Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato - disse la vecchia.
- Oh, nonnina - fece Martin - se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato.
- Sarà anche vero - disse la vecchia - ma stanno diventando terribilmente viziati.
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. - Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada.
La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio:
- Martin, non mi riconosci?
- Chi sei? - chiese Martin.
- Sono io - disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.
- Sono io - disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
- Sono io - ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: « Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.»
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.

di Lev Tolstoj

Zarevich - Martedì, 17 Ottobre 2006, 22:35
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Carissimo! Aspetto anche le fiabe di Aleksej Tolstoj
Dovresti chiedere ad Irina
Lei ama le sue fiabe e le conosce a memoria
Zarevich

Beowulf - Martedì, 17 Ottobre 2006, 22:40
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
non ho materiale sulle favole di Aleksej Tolstoj Embarassed Embarassed
cerchero' di rimediare

Beowulf - Martedì, 17 Ottobre 2006, 22:41
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
scrivine alcune, dai Very Happy Very Happy

Beowulf - Martedì, 17 Ottobre 2006, 22:50
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
si lo avevo capito Wink Mr. Green Mr. Green

Beowulf - Lunedì, 23 Ottobre 2006, 13:53
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
PIETRO I° E IL CONTADINO

Lo zar Pietro incontrò un giorno in un bosco un contadino.
Il contadino tagliava legna.
Disse lo zar: - Iddio ti aiuti, contadino! Rispose il contadino: - Ho davvero bisogno dell'aiuto di Dio! Lo zar gli domandò: - Hai una famiglia numerosa ? - Due figli e due figlie.
- Allora non и grossa la tua famiglia.
Come dunque spendi il tuo denaro? - Io, il denaro lo divido in tre parti: con la prima pago i debiti; la seconda la do a credito; la terza la getto in acqua.
Lo zar rifletteva e non capiva il significato delle parole di quel vecchio che pagava i suoi debiti, dava denaro a credito e ne gettava in acqua.
Disse allora il vecchio: - Pago i debiti, ossia mantengo mio padre e mia madre; do a credito, ossia mantengo i figli; butto in acqua, ossia allevo le figlie.
Disse lo zar: - Hai la testa fina, vecchietto! Ora conducimi fuori dal bosco, in aperta campagna; io non troverò mai la strada.
Disse il contadino: - La troverai da solo: va' diritto, poi svolta a destra, poi a sinistra, e poi ancora a destra.
Ribattè lo zar: - Non ti capisco, accompagnami tu.
- Io, signore, non ho tempo per accompagnarti: la giornata di noi contadini costa cara.
- Bè, se costa cara, te la pagherò.
- Se la paghi, allora andiamo.
Montarono sul biroccio e partirono.
Strada facendo, lo zar chiese al contadino:
- Sei mai andato lontano, contadino? - Qua e lа ci sono stato anch'io.
- E lo zar l'hai mai veduto? - Lo zar non l'ho mai veduto, ma vorrei tanto vederlo.
- Bene, quando usciremo in aperta campagna, lo vedrai.
- E come farò a riconoscerlo? - Tutti saranno senza cappello: lo zar soltanto avrа il cappello in testa.
E giunsero così fuori del bosco.
La gente vide lo zar e tutti si tolsero il cappello.
Il contadino aguzzò gli occhi, ma non vide nessuno zar.
E chiese: - Ma dov'è lo zar? Gli rispose Ptr Aleksйevic: - Vedi, siamo noi due soli con il cappello in testa: uno di noi due è lo zar.

Zarevich - Sabato, 31 Marzo 2012, 06:17
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
LEV TOLSTOJ ЛЕВ ТОЛСТОЙ
«I TRE ORSI» «ТРИ МЕДВЕДЯ»
FIABA СКАЗКА

Одна девочка ушла из дома в лес. (Una volta una bambina uscì di casa e andò nel bosco.) В лесу она заблудилась и стала искать дорогу домой, да не нашла, а пришла в лесу к домику. (Quando fu nel bosco si perse e comincio a cercare la strada di casa, ma non la trovò e capitò vicino ad una casetta.) Дверь была отворена. Она посмотрела в дверь, видит: в домике никого нет, и вошла. (La porta era socchiusa. La bambina sbirciò dalla porta, vide che nella casetta non c'era nessuno ed entrò.)
В домике этом жили три медведя. (In quella casetta vivevano tre orsi.) Один медведь был отец, звали его Михаил Иваныч. (Uno degli orsi era il padre e si chiamava Mikhaìl Ivànovich.) Он был большой и лохматый. (Era grosso e irsuto.) Другой была медведица. (Poi c'era l'orsa.) Она была поменьше, и звали ее Настасья Петровна. (Era un po' più piccola e si chiamava Nastàsja Petròvna.) Третий был маленький медвежонок, и звали его Мишутка. (Il terzo era un orsacchiotto e si chiamava Mishùtka.) Медведей не было дома, они ушли гулять по лесу. (Gli orsi non erano in casa perché erano usciti a passeggiare nel bosco.)

В домике было две комнаты: одна столовая, другая спальня. (Nella casetta c'erano due camere: quella da pranzo e quella per dormire.) Девочка вошла в столовую и увидела на столе три чашки с похлебкой. (La bambina entrò nella camera da pranzo e vide sul tavolo tre scodelle piene di zuppa.) Первая чашка, очень большая, была Михаилы Ивановичева; вторая чашка, поменьше, была Настасьи Петровнина, третья, синенькая чашечка, была Мишуткина. (La prima scodella, che era molto grossa, era di Mikhaìl Ivànovich, la seconda scodella, un po' più piccola, era di Nastàsja Petròvna, la terza, che era la più piccola, era quella di Mishùtka.) Подле каждой чашки лежала ложка: большая, средняя и маленькая. (Vicino ad ogni scodella c'era il suo cucchiaio: grande, medio e piccolo.)
Девочка взяла самую большую ложку и похлебала из самой большой чашки; потом взяла среднюю ложку и похлебала из средней чашки; потом взяла маленькую ложечку и похлебала из синенькой чашечки; и Мишуткина похлебка ей показалась лучше всех. (La bambina prese il cucchiaio più grosso e mangiò un po' nella scodella più grossa, poi prese il cucchiaio medio e mangiò un po' nella scodella media, infine prese il cucchiaio piccolo e mangiò nella scodella più piccola e la zuppa di Mishùtka le sembrò la più buona di tutte.)
Девочка захотела сесть и видит у стола три стула: один большой - Михаилы Иванычев, другой поменьше - Настасьи Петровнин и третий маленький, с синенькой подушечкой, - Мишуткин. (Alla bambina venne voglia di sedersi e vide vicino al tavolo tre sedie: una grande di Mikhaìl Ivànovich, una un po' più piccola di Nastàsja Petròvna e la terza piccina con sopra un cuscino azzurro, che era di Mishùtka.)
Она полезла на большой стул и упала; потом села на средний стул, на нем было неловко; потом села на маленький стульчик и засмеялась: так было хорошо. (La bambina si arrampicò sulla sedia grande e ruzzolò; allora si sedette sulla sedia media, ma ci stava scomoda, così si sedette su quella piccola e scoprì che ci stava proprio bene.) Она взяла синенькую чашечку на колена и стала есть. (Si mise la scodella più piccola sulle ginocchia e cominciò a mangiare.) Поела всю похлебку и стала качаться на стуле. (Mangiò tutta la zuppa e poi cominciò a dondolarsi sulla sedia.) Стульчик проломился, и она упала на пол. (La seggiola si ruppe e la bambina cadde sul pavimento.) Она встала, подняла стульчик и пошла в другую горницу. (Si rialzò, risollevò la sedia e passò nell'altra stanza.) Там стояли три кровати: одна большая - Михаилы Иванычева, другая средняя - Настасьи Петровнина, третья маленькая - Мишенькина. (Lì c'erano tre letti: uno grande, di Mikhaìl Ivànovich, un altro medio, di Nastàsja Petròvna e il terzo, piccolo, di Mishùtka.) Девочка легла в большую - ей было слишком просторно; легла в среднюю - было слишком высоко; легла в маленькую - кроватка пришлась ей как раз впору, и она заснула. (La bambina si coricò sul letto grande, ma era troppo largo, si coricò su quello medio, ma era troppo alto, si coricò sul piccolo e il letto le sembrava fatto apposta per lei, così si addormentò.)

А медведи пришли домой голодные и захотели обедать. (Gli orsi tornarono a casa affamati e volevano pranzare.) Большой медведь взял свою чашку, взглянул и заревел страшным голосом: (L'orso prese la sua scodella, la guardò e ruggì con il suo vocione:)
- «КТО ХЛЕБАЛ В МОЕЙ ЧАШКЕ?» (- «CHI HA MANGIATO NELLA MIA SCODELLA?»)
- Настасья Петровна посмотрела свою чашку и зарычала не так громко: (Nastas'ja Petrovna guardò nella sua scodella e gridò:)
- «КТО ХЛЕБАЛ В МОЕЙ ЧАШКЕ?» (- «CHI HA MANGIATO NELLA MIA SCODELLA?»)
А Мишутка увидал свою пустую чашечку и запищал тонким голосом: (Misutka vide la sua scodella vuota e mugolò con la sua vocetta:)
- «КТО ХЛЕБАЛ В МОЕЙ ЧАШКЕ И ВСЕ ВЫХЛЕБАЛ»? (- «CHI HA MANGIATO NELLA MIA SCODELLA E SI E’ MANGIATO TUTTO?»)
Михаило Иваныч взглянул на свой стул и зарычал страшным голосом: (Mihail Ivanovic guardò la sua sedia e gridò con il suo
vocione:)
- «КТО СИДЕЛ НА МОЕМ СТУЛЕ И СДВИНУЛ ЕГО С МЕСТА?» (- «CHI SI E’ SEDUTO SULLA MIA SEDIA E L'HA MESSA FUORI POSTO?»)
Настасья Петровна взглянула на свой стул и зарычала не так громко: (Nastàsja Petròvna guardò la sua sedia e gridò:)
- «КТО СИДЕЛ НА МОЕМ СТУЛЕ И СДВИНУЛ ЕГО С МЕСТА?» (- «CHI SI E’ SEDUTO SULLA MIA SEDIA E L'HA MESSA FUORI POSTO?»)
Мишутка взглянул на свой сломанный стульчик и пропищал: (Mishùtka guardò la sua seggiola rotta e piagnucolò:)
- «КТО СИДЕЛ НА МОЕМ СТУЛЕ И СЛОМАЛ ЕГО?» (- «CHI SI E’ SEDUTO SULLA MIA SEDIA E L'HA ROTTA?»)
Медведи пришли в другую горницу. (Gli orsi andarono nell'altra stanza:)
- «КТО ЛОЖИЛСЯ В МОЮ ПОСТЕЛЬ И СМЯЛ ЕЁ?» - заревел Михайло Иваныч страшным голосом. (- «CHI SI E’ CORICATO SUL MIO LETTO E L'HA DISFATTO?» - ruggì Mikhaìl Ivànovich con il suo vocione.
- «КТО ЛОЖИЛСЯ В МОЮ ПОСТЕЛЬ И СМЯЛ ЕЁ?» - зарычала Настасья Петровна не так громко. (- «CHI SI E’ CORICATO SUL MIO LETTO E L'HA DISFATTO?» - gridò
Nastàsja Petròvna.
А Мишенька подставил скамеечку, полез в свою кроватку и запищал тонким голосом: (Mishùtka prese uno sgabello, si arrampicò sul suo letto e mugolò con la sua vocetta:)
- «КТО ЛОЖИЛСЯ В МОЮ ПОСТЕЛЬ?» (- «CHI SI E’ CORICATO SUL MIO LETTO?»)
И вдруг он увидал девочку и завизжал так, как будто его режут: (Ad un tratto vide la bambina e si mise a strillare: )
- «ВОТ ОНА! ДЕРЖИ, ДЕРЖИ! ВОТ ОНА! ВОТ ОНА! АЙ-Я-ЯЙ! ДЕРЖИ!» (-«ECCOLA! PRENDILA, PRENDILA! ECCOLA! ECCOLA! AHI-AHIIII!
PRENDILA!»)
Он хотел ее укусить. (Mishùtka cercava di morderla.)

Девочка открыла глаза, увидела медведей и бросилась к окну. (La bambina aprì gli occhi, vide gli orsi e si gettò verso la finestra.) Окно было открыто, она выскочила в окно и убежала. (La finestra era aperta, la bambina uscì dalla finestra e scappò.) И медведи не догнали ее. (E gli orsi rimasero con un palmo di naso.)

Zarevich - Sabato, 24 Settembre 2016, 18:28
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Lev Tolstoj Лев Толстой
«FILIPOK» «ФИЛИПОК»
Casa Editrice «Rosmen» Mosca 2015
Издательство «Росмэн» Москва 2015

Nella raccolta sono entrate le opere di Lev Tolstoj scritte per bambini:
«I tre orsi» («Три медведя»), «Lipunjushka» («Липунюшка»), «Il nòcciolo» («Косточка»), «Il leone e il cagnolino» («Лев и собачка»), «Il pescecane» («Акула»), «I due fratelli» («Два брата»), «Un balzo» («Прыжок») e altre. Tutti i racconti furono scritti da Lev Tolstoj all’inizio degli anni 1870 per gli scolari della scuola organizzata da Tolstoj.

Zarevich - Domenica, 04 Febbraio 2018, 21:14
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Lev Tolstoj Лев Толстой
«I RACCONTI E LE FIABE»
«РАССКАЗЫ И СКАЗКИ»
Illustrazioni di Irina Petèlina (Ирина Петелина)
Casa Editrice «Machaon» Mosca 2016 (Pagine 112)
Издательство «Machaon» Москва 2016

I racconti e le fiabe scritti per bambini dal grande scrittore russo Lev Tolstoj possiedono un incanto unico. Scritti più di cento anni, i racconti e le fiabe di Lev Tolstoj, fino ad oggi non hanno perduto nessuna attualità e importanza. I racconti e le fiabe di Lev Tolstoj sono pieni di bontà, di nobiltà d'animo, di generosità, di onestà, di giustizia, di carità. Lev Tolstoj disse: «…ognuno deve vivere bene per essere d'esempio della bontà per bambini».

kenshiro - Giovedì, 08 Febbraio 2018, 07:05
Oggetto: Re: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Bellissime queste favole; le leggevo da piccolo. Ma comprendono anche quella fiaba dove c'è un falco che vuole proteggere il re dall'acqua avvelenata e il re non capisce le buone intenzioni del falco?

Zarevich - Giovedì, 08 Febbraio 2018, 13:39
Oggetto: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Caro amico! Anch’io da bambini leggevo queste favole di Lev Tolstoj e la favola «Lo Zar e il Falco» («Царь и Сокол») mi impressionò molto. Il falco fa pietà. È un bell’uccello di vista lunga e acuta e nelle nostre favole e fiabe si incontra abbastanza spesso. C’è una fiaba popolare russa che si chiama «Finist prode falco» («Финист-ясный сокол»). Nel 1975 è stato girato il bel film per ragazzi su questa fiaba.
http://www.arcarussa.it/forum/viewt...highlight=falco


«LO ZAR E IL FALCO» «ЦАРЬ И СОКОЛ»
Один царь на охоте пустил за зайцем любимого сокола и поскакал. (Uno zar, durante la caccia, lanciò il suo falco preferito dietro una lepre e lo seguì al galoppo.) Сокол поймал зайца. (Il falco prese la lepre.) Царь отнял зайца и стал искать воды, где бы напиться. (Lo zar gliela tolse, poi cercò dell’acqua per dissetarsi.) В бугре царь нашёл воду. (Ne trovò ai piedi di una collina.) Только она по капле капала. (Ma colava lentamente, a stilla a stilla.) Вот царь достал чашу с седла и подставил под воду. (Allora lo zar prese una coppa, la pose sotto quello stento gocciolio.) Вода текла по капле, и когда чаша набралась полная, царь поднял её ко рту и хотел пить. (Quando fu piena, la portò alle labbra per bere.) Вдруг сокол встрепенулся на руке у царя, забил крыльями и выплеснул воду. (Ad un tratto il falco, appollaiato sul suo braccio, agitò le ali e fece rovesciare l’acqua.)
Царь опять подставил чашу, долго ждал, пока она наберётся вровень с краями, и опять, когда он стал подносить её ко рту, сокол затрепыхался и разлил воду. (Lo zar mise nuovamente la coppa al posto di prima e attese che si colmasse fino all’orlo, ma una seconda volta, proprio mentre stava per portarla alle labbra, il falco sbatté le ali e la rovesciò ancora.)
Когда в третий раз царь набрал полную чашу и стал подносить её к губам, сокол опять разлил её. (E quando, per la terza volta, lo zar ebbe colmato la coppa, e l’avvicinò alle labbra, il falco la fece cadere di nuovo.) Царь рассердился и, со всего размаха ударив сокола об камень, убил его. (Lo zar, furibondo, afferrò il volatile e lo scagliò contro la roccia, uccidendolo sul colpo.) Тут подъехали царские слуги. (In quel momento, giunsero al galoppo i servitori dello zar.) Один из них побежал вверх к роднику, чтобы найти побольше воды и скорее набрать полную чашу. (Uno di costoro si arrampicò sulla collina per trovare la sorgente dell’acqua e per riempire la coppa.) Только и слуга не принёс воды; он вернулся с пустой чашкой и сказал: - «Ту воду нельзя пить: в роднике змея, и она выпустила свой яд в воду. Хорошо, что сокол разлил воду. Если бы ты выпил этой воды, ты бы умер». (Ma tornò con la coppa vuota e disse: – «Non si può bere quest’acqua: un serpente ha versato il suo veleno nella fonte. Per fortuna il falco ti ha rovesciato l’acqua che stavi per bere: se tu l’avessi bevuta, ora saresti già morto»).
Царь сказал: - «Дурно же я отплатил соколу: он спас мне жизнь, а я убил его». (Lo zar disse: - «Ecco, come ho ricompensato il mio falco: esso mi ha salvato la vita e io l’ho ucciso».






kenshiro - Giovedì, 08 Febbraio 2018, 13:44
Oggetto: Re: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
C'è anche una favola dove degli adulti maltrattano il loro vecchio e il bambino (o la bambina, non ricordo) chiede una ciotola dicendo "mi servirà per quando sarò vecchio anche io"; non mi ricordo però se è di Tolstoj.

Zarevich - Giovedì, 08 Febbraio 2018, 13:55
Oggetto: Re: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Jump Caro amico! Tu mi vuoi far leggere tutte le favole di Tolstoj!? Sei bravo! Laughing Non ricordo nessuna ciotola. Va bene, a poco a poco io cercherò di sfogliare le favole di Lev Tolstoj, forse ci troverò qualcosa della tua ciotola. Book

kenshiro - Giovedì, 08 Febbraio 2018, 17:18
Oggetto: Re: «LE FIABE DI LEV TOLSTOJ»
Invece Masha e Orso appartiene alla raccolta delle fiabe popolari russe, non l'ha scritta Tolstoj, giusto?


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