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NIKOLAJ GUMILIOV (1886-1921)
Autore Messaggio
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Messaggio NIKOLAJ GUMILIOV (1886-1921) 
 
Qualcuno sa se esiste traduzione italiana di questa poesia di Nicolaj Gumilev?

«Ты помнишь дворец великанов»

Ты помнишь дворец великанов,
В бассейне серебряных рыб,
Аллеи высоких платанов
И башни из каменных глыб?

Как конь золотистый у башен,
Играя, вставая на дыбы,
И белый чепрак был украшен
Узорами тонкой резьбы?

Ты помнишь, у облачных впадин
С тобою нашли мы карниз,
Где звезды, как горсть виноградин,
Стремительно падали вниз?

Теперь, о, скажи, не бледнея,
Теперь мы с тобою не те,
Быть может, сильней и смелее,
Но только чужие мечте.

У нас, как точеные, руки,
Красивы у нас имена,
Но мертвой, томительной скуке
Душа навсегда отдана.

И мы до сих пор не забыли,
Хоть нам и дано забывать,
То время, когда мы любили,
Когда мы умели летать.


(1910)
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Io non lo so...   in rete non sono riuscito a trovarla...   sono novenari con rima ABAB...  il primo e il terzo in rima piana, il secondo e il quarto in rima tronca...   se non si trova possiamo provare noi tutti a tradurla...
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Neanch'io sono riuscito a trovarla, forse ci possiamo provare... senza preservare la metrica, ovviamente...
Che ne dici Robbè? E tutti voi, anche, che ne dite? Tentiamo?  Book
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Myshkin ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Neanch'io sono riuscito a trovarla, forse ci possiamo provare... senza preservare la metrica, ovviamente...
Che ne dici Robbè? E tutti voi, anche, che ne dite? Tentiamo?  Book


Io dico sì...
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
L'ho buttata giù così...  sono un po' appannato...

-------------------------------------------------------

Ricordi il palazzo dei giganti
la fontana dei pesci argentati
i viali d'altissimi platani
i mastii di massi di pietra

e accanto il cavallo dorato
giocando s'alzava bizzarro
bardato di bianco, ornato
di fini rabeschi intagliati.

Ricordi, fra valli nebbiose
trovammo un poggiolo là dove
manciate di bacche le stelle
piovevano giù sulla terra.

E senza pallori ora dimmi
se siamo più quelli io e te
o forse, più forti e più fieri,
stranieri oramai a ogni sogno.

Abbiamo noi mani tornite
portiamo bellissimi nomi
ma a un tedio angoscioso e mortale
per sempre cedemmo le anime.

E nulla ci nega l'oblio
e pure serbiamo il ricordo
del tempo in cui sapevamo
cos'erano il volo e l'amore.
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Ricordi il palazzo dei giganti
la vasca coi pesci argentati
viali d'altissimi platani
e i mastii di massi di pietra

e accanto il cavallo dorato
giocando s'alzava bizzarro
bardato di bianco, ornato
di fini rabeschi intagliati.

Ricordi, fra valli nebbiose
trovammo un poggiolo là dove
manciate di bacche le stelle
piovevano giù sulla terra.

E senza pallori ora dimmi
se siamo più quelli io e te
o forse, più forti e più fieri,
stranieri oramai a ogni sogno.

Abbiamo noi mani tornite
portiamo bellissimi nomi
ma a un tedio angoscioso e mortale
per sempre cedemmo le anime.

E nulla ci nega l'oblio
e pure serbiamo memoria
del tempo in cui sapevamo
cos'erano il volo e gli amori.
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Ricordi il palazzo dei giganti
la vasca coi pesci argentati
viali d'altissimi platani
e i mastii di massi pietrosi

e accanto il cavallo dorato
giocando s'alzava bizzarro
bardato di bianco, ornato
di fini rabeschi intagliati.

Ricordi, fra valli nebbiosi
trovammo un poggiolo là dove
- manciate di bacche - le stelle
piovevano giù sulla terra.

E senza pallori ora dimmi
se siamo più quelli io e te
o forse, più forti e più fieri,
stranieri oramai a ogni sogno.

Abbiamo noi mani tornite
portiamo bellissimi nomi
ma a un tedio angoscioso e mortale
per sempre cedemmo le anime.

E nulla ci nega l'oblio
e pure serbiamo memoria
del tempo in cui sapevamo
cos'erano il volo e gli amori.
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Ricordi il palazzo dei giganti
la vasca coi pesci argentati
viali d'altissimi platani
e i mastii di massi pietrosi?

E accanto il cavallo dorato
giocando s'alzava bizzarro
bardato di bianco, ornato
di fini rabeschi intagliati.

Ricordi, fra valli nebbiosi
trovammo un poggiolo là dove
- manciate di bacche - le stelle
piovevano giù sulla terra?

E senza pallori ora dimmi
se siamo più quelli io e te
o forse, più forti e più fieri,
stranieri oramai a ogni sogno.

Abbiamo noi mani tornite
portiamo bellissimi nomi
ma a un tedio angoscioso e mortale
i cuori cedemmo in eterno.

E nulla ci nega l'oblio
e pure serbiamo memoria
del tempo in cui sapevamo
il volo cos'era e gli amori.
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Roberto, molto bello! Sei un vero maestro della traduzione delle poesie!

Mi piace di più la prima variante "la fontana dei pesci argentati".

у облачных впадин - mi sembra che qui si parli delle nicchie degli alti piani in un palazzo oppure delle rocce, si può usare valle in questo caso?

del tempo in cui sapevamo
cos'era l'amore e il volo.


Così si può?
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
No, valle è sbagliato...   l'avevo sottolineato perché non capivo bene il senso...  in italiano trovavo solo "avvallamento", ma non ho cercato di più...   dovresti aiutarmi con ВПАДИНА...

ВПАДИНА - Понижение земной поверхности в пределах суши, на дне океанов и морей. ВПАДИНА между холмами...    non riesco a capire che cosa è...   una rientranza nelle rocce? sicuramente va interpretato insieme a карниз...   tu come lo descriveresti карниз?

"cos'era l'amore e il volo" - ti riferisci al fatto che il verbo è al singolare? sì, si può...  chiamiamola "licenza poetica"...
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Assol ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Roberto, molto bello! Sei un vero maestro della traduzione delle poesie!

Mi piace di più la prima variante "la fontana dei pesci argentati".



allora facciamo "la fonte dei pesci argentati", così viene un novenario...
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Ricordi il palazzo dei giganti
la fonte dei pesci argentati
viali d'altissimi platani
e i mastii di massi pietrosi?

E accanto il cavallo dorato
giocando s'alzava bizzarro
bardato di bianco, ornato
di fini rabeschi intagliati.

Ricordi, un anfratto fra nubi
celava un poggiolo, là dove
- manciate di bacche - le stelle
piovevano giù sulla terra?

E senza pallori ora dimmi
se siamo più quelli io e te
o forse, più forti e più fieri,
stranieri oramai a ogni sogno.

Abbiamo noi mani tornite
portiamo bellissimi nomi
ma a un tedio angoscioso e mortale
i cuori cedemmo in eterno.

E nulla ci nega l'oblio
e pure serbiamo memoria
del tempo in cui sapevamo
il volo cos'era e gli amori.
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Roberto ha scritto: [Visualizza Messaggio]

ВПАДИНА - Понижение земной поверхности в пределах суши, на дне океанов и морей. ВПАДИНА между холмами...    non riesco a capire che cosa è...   una rientranza nelle rocce? sicuramente va interpretato insieme a карниз...   tu come lo descriveresti карниз?

Sì, tutto è giusto, proprio questo è впадина, ma qui nella poesia questa parola è usata nel senso “nicchia” dell’edificio, rientranza in una roccia.
Карниз – это узкая полоска между этажами здания, на которой можно стоять, хотя в принципе это  опасно. Но возможно также, что в стихотворении карнизом назван отвесный выступ скалы.
http://www.ks-dekor.ru/images/foto/karniz/full-11.jpg
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Ecco...  preferirei che fosse una rientranza in una roccia con questa "terrazza" naturale...
  



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Messaggio Re: Nicolaj Gumilev 
 
Fantastico, Roberto! Sei partito in quarta e hai fatto già una serie di varianti, tutte estremamente valide, a quanto vedo!  Thumbup

Temo di non  poter aggiungere nulla di significativo al tuo lavoro...

Solo qualche dubbio: "В бассейне серебряных рыб" non sarebbe "nella fontana/vasca dei pesci argentati"?

башни non lo trovo... c'è  башня, che significa torre...?

Le bacche al posto dell'uva non è una variante un po' ardita, considerato che per Gumilev le bacche dovevano essere qualcosa di comune, diversamente dall'uva...

e poi mi chiedevo: quel Стремительно.... possiamo davvero ignorarlo?

L'ultima parte io l'avevo tradotta così:

E adesso dimmi, senza impallidir
Or non siam più quelli
Forse, più forti e audaci,
Ma solo al sogno estranei (qui il concetto sembra essere quello di essere ormai lontani dal sogno, rappresentato da tutta la parte precedente della poesia... o sbaglio?)

Le nostre mani son affusolate
i nostri nomi son belli
ma a penosa e mortal noia
l'anima per sempre abbiam ceduto

E scordato non abbiamo,
benché ci sia dato l'obliar,
Quel tempo, in cui amavamo,
quando sapevamo volar.


Ma sinceramente mi sembra meglio la tua versione....
  



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