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«LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV»
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«LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» «РОССИЯ ГЕОРГИЯ СВИРИДОВА»

«TEMPESTA DI NEVE» o «LA TORMENTA DI NEVE» cioè «МЕТЕЛЬ»
Ma lo possiamo definire «L’ultimo compositore della pleiade dei grandi compositori Russi» e con lui ha chiuso la musica russa dei grandi compositori russi. Questa «Tempesta di neve» o «La Tormenta di Neve» cioè «Метель» è diviso in 9 quadri, o in 9 illustrazioni musicali del racconto di Aleksandr Puskhin. Il brano «Trojka» con cui si apre la storia è la corsa in slitta, è il rumore delle sonagliere dei cavalli, dei tonfi degli zoccoli dei cavalli attutiti dalla neve… il volare sulle ali del vento. E si sente il freddo pungente sul viso e si vede il vapore che si leva dai corpi dei cavalli sudat. Il «Valzer» ha in se l’eco dei valzer di Piotr Ciajkovskij, il grande valzer dell’Eugenio Oneghin risuona in questo valzer spensierato e opulento assieme. Ma il pezzo più bello è «Romanza» un brano nostalgico e struggente con un assolo di tromba. Questa «Romanza» è il congedo con la musica Russa dai grandi compositori. Ci sono poi l’allegra marcia militare, il sognante «cerimonia nuziale»… «Eco di Valzer» e «Strada d’Inverno» chiudono queste impressioni musicale. La musica evoca le parole e le immagini. Consiglio a tutti voi, è la musica per le sere invernali, per il caminetto acceso e le candele in casa per l’odore buono del cibo che sale in casa e la pioggia batte sui vetri. Ma prima consiglierei di leggere il racconto di Aleksandr Pushkin. A volte possiamo anche stare senza parole cantate sulla musica.

In un paese della Russia ottocentesca viveva una ragazza. La sua famiglia era nota per la buona ospitalità, per il calore con cui accoglieva le persone. Molta gente frequentava quindi questa casa, grande, calda. Tra i tanti ospiti c'era anche un giovane ufficiale. L’ufficiale era spiantato, la famiglia assai benestante non vedeva di buon'occhio questa unione. I due ragazzi erano pazzi l'uno dell'altra: si incontravano nell'ombra del giardino e quando il tempo non lo permise più si scrivevano senza sosta. Quasi per scherzo ma poi facendo terribilmente sul serio presero la decisione di sposarsi di nascosto, lei sarebbe fuggita di notte con una slitta che lui le avrebbe mandato. Lui l'avrebbe attesa nella chiesetta di un paese poco distante. La ragazza visse le ultime ora a casa sua, con i suoi cari e le sue care cose, in un atmosfera carica di febbrile attesa... tremante al punto di cadere quasi ammalata... indecisa se abbandonare tutto quello che amava (i genitori in primis) per seguire il suo amore. La notte della fuga si preannunciò carica di brutti presagi: una tempesta di neve cominciò a salire impietosa mentre la ragazza faceva gli ultimi preparativi...all'ora convenuta la slitta era fuori: lei salì e partì nella notte tempestosa. L’ufficiale, intanto, presi gli accordi con il prete, pronta la chiesa e i testimoni, si mise in viaggio pure lui...la tempesta era nel suo culmine...il giovane frustava il cavallo, la slitta correva verso la chiesetta, il paesaggio si faceva sconosciuto... la neve e il vento confondevano tutto: non c'era un punto di riferimento che lui ricordasse... l'ora convenuta per la cerimonia era passata da un pezzo... il giovane riuscì a trovare la chiesa che già albeggiava. Chiuso, deserto, la tempesta era ormai finita. Lei non c'era. Il mattino a casa della ragazza tutto era come al solito: lei scese dalla sua camera e fece colazione con i genitori. Pallida e smunta cadde in preda a una febbre che fece temere per la sua vita. I genitori pensarono che la causa della malattia fosse l’amore e decisero di far venire il soldato a casa. Lei non ne volle sapere. Passano gli anni, il babbo della giovane è morto e lei e la mamma si sono trasferiti. Del giovane che frequentava la casa e per cui lei palesava un grande amore non si hanno che sporadiche notizie... forse combatte lontano, forse è ferito... potrebbe essere morto. Gli anni leniscono il dolore e un altro ragazzo, un ufficiale, pallido e malinconico e bello, frequenta la famiglia. Tra i due piano piano nasce qualcosa. Ma entrambi sono restii a mostrare i loro sentimenti, finché un giorno la ragazza spinge l’ufficiale a parlare di se. I ragazzi, entrambi con un aura di malinconia, si trovano...lui le dice che l'ama ma che non può amarla come vorrebbe ... ha un triste segreto... è sposato... Lei, stupita e sconvolta chiede come mai, che sia accaduto... mai ha parlato di moglie prima di allora. Lui dice che non sa neppure se sua moglie sia viva o morta o chi sia... Lei chiede ancora spiegazioni e l’ufficiale racconta: Un giorno si affrettava verso il suo reggimento, a una stazione di posta si fermò per cambiare i cavalli ma una tempesta di neve terribile costringeva tutti a restare fermi, a non ripartire. Il giovane, preso da una smania incontenibile decise di andare…sentiva dentro di se qualcosa che lo spingeva a correre nella notte terribile… Il postiglione sbagliò strada e si trovò nella notte in luoghi sconosciuti: vide delle luci… era una chiesa illuminata, con alcune persone davanti. Il ragazzo scese per domandare dove fosse... le persone gli andarono incontro dicendo «meno male che sei arrivato, è tardissimo... la fidanzata è qui... è semisvenuta dall'ansia,il prete aspetta!». Come in un gioco sciocco il ragazzo entrò: lo portarono di fronte all'altare, la chiesa era in penombra, la neve e il vento fuori. Una ragazza, seminascosta da un mantello era accasciata su una panca. Un prete frettoloso lesse la formula di rito e disse «ora bacia la sposa»... La giovane aprì gli occhi e disse solo «Non è lui!!!» e svenne. Il giovane scappò dalla chiesa e non seppe mai più dove fosse stata la chiesa e chi fosse la giovane… «Ecco-concluse il ragazzo-sono sposato e non so con chi...». «Non mi riconosci?», disse lei... Il giovane impallidì e si gettò ai suoi piedi…

Questo scrive Pushkin. Su questo racconto Gheorghij Svirìdov ha scritto una musica bellissima. Svirìdov è nato nel 1915 e è morto nel 1998.

Zarevich

«TROJKA»
https://www.youtube.com/watch?v=KPVzVg8iuJY

«VALZER»
https://www.youtube.com/watch?v=xm8kpZoX32k#t=51

«ROMANZA»
https://www.youtube.com/watch?v=IPD2-P4zgKg#t=77

«ECO DI VALZER»
https://www.youtube.com/watch?v=p_TanFMcoX8

«STRADA D’INVERNO»
https://www.youtube.com/watch?v=_dUrFWIYhwo

ATTENZIONE!
La riproduzione totale o parziale dell'esposizione sintetica, in qualunque forma, su qualsiasi supporto e con qualunque mezzo è proibita senza espressa autorizzazione del forum «ARCA RUSSA».



Ultima modifica di Zarevich il 28 Dic 2017 09:40, modificato 13 volte in totale 




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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Temo che il nostro Argonauta non abbia ancora letto questa mia storia della Tormenta di Neve
Come mai?


Ultima modifica di Zarevich il 28 Dic 2017 09:15, modificato 2 volte in totale 




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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Sinceramente non ho capito il senso di questa storia. Spero di non perdermi in una tormenta di neve. Ma se ci fosse una trojka a portarmi ad il mio matrimonio ne sarei felice!
  



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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Dobbiamo mandare la trojka per prenderti e per portarti da noi
Ti aspettiamo, caro Argonauta!


Ultima modifica di Zarevich il 28 Dic 2017 09:15, modificato 2 volte in totale 




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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
ALEKSANDR PUSHKIN  АЛЕКСАНДР ПУШКИН
«LA TORMENTA DI NEVE» «МЕТЕЛЬ»

I cavalli galoppano sui cumuli, calpestano la neve fonda...
Ecco che in disparte il tempio del Signore si scorge solitario.
A un tratto s'alza la tormenta intorno;
la neve si rovescia a fiocchi;
un corvo nero sibila con l'ala,
rotea sulla slitta;
il gemito profetico annuncia la tristezza!
I cavalli frettolosi
guardan vigili nell'oscura lontananza,
sollevando le criniere...

Zhukòvskij.

Alla fine dell'anno 1811, epoca memorabile per noi, viveva nella sua tenuta di Nienaradovo il buon Gavrìla Gavrìlovic R. Era famoso in tutto il circondario per l'ospitalità e per la sua cordialità; i vicini andavano continuamente da lui a mangiare e bere, per giocare a boston con sua moglie, rischiando cinque copeche alla volta, e taluni per veder la loro figlia, Màrja Gavriiovna, una snella e pallida fanciulla di diciassette anni. Ella era considerata una ricca fidanzata, e molti contavano di averla o di darla in moglie ai figli.
Màrja Gavrilovna era stata educata sui romanzi francesi e, per conseguenza, era innamorata. L'oggetto, da lei prescelto,e-ra un povero alfiere di fanteria che si trovava in licenza nel suo villaggio. S'intende di per sé che il giovane ardeva di eguale passione, e che i genitori della sua bella, avendo notato la loro reciproca inclinazione, avevano vietato alla figlia di pensare a lui, e lo ricevevano peggio di un assessore a riposo.
I nostri innamorati erano in corrispondenza, e ogni giorno s'incontravano a quattr'occhi nella pineta o presso una vecchia cappella. Là, scambiavano giuramenti di eterno amore, si lagnavano del loro destino e facevano varie previsioni. Scrivendosi e parlando in tal modo, essi (com'è molto naturale) arrivarono a questa conclusione: «Se non possiamo respirare l'uno senza l'altro, e la volontà di crudeli genitori impedisce il nostro benessere, non potremmo fare a meno di essa?». S'intende che questa felice idea venne prima in testa al giovane, e ch'essa piacque assai all'immaginazione romantica di Màrja Gavrilovna.
Sopraggiunse l'inverno e interruppe i loro convegni; ma la corrispondenza diventò tanto più viva. Vladimir Nicolajevic in ogni lettera la supplicava di affidarsi a lui, di sposarsi alla chetichella, di nascondersi per qualche tempo, di gettarsi poi ai piedi dei genitori che, certo, sarebbero alla fine stati commossi dall'eroica costanza e dall'infelicità degli amanti, e avrebbero loro detto senza fallo: «Ragazzi! Venite fra le nostre braccia!». Màrja Gavrìlovna titubò a lungo; numerosi disegni di fuga erano stati respinti. Finalmente, eila acconsenti: il giorno stabilito eila doveva non cenare, ritirarsi in camera sua col pretesto di un'emicrania. La sua ancella faceva parte delia congiura; tutt'e due dovevano uscire in giardino dalla porta di servizio, trovare, fuori del giardino, la slitta pronta, salirvi e andare cinque verste lontano da Nienaradovo, al villaggio di Zhàdrino, direttamente in chiesa, dove Vladimir doveva già aspettarle.
La vigilia del giorno decisivo, Màrja Gavrìlovna non dormì tutta la notte; ripose la sua roba, rinvolse la biancheria e gli abiti, scrisse una lunga lettera ad una signorina sensibile, sua amica, un'altra ai propri genitori. Si accomiatava da loro con le espressioni più commoventi, scusava il proprio fallo con l'invincibile forza della passione e finiva col dire che avrebbe ritenuto come il più felice momento della vita quello in cui le sarebbe stato concesso di gettarsi ai piedi dei suoi carissimi genitori. Sigillate tutt'e due le lettere con un bollo di Tuia, sul quale erano raffigurati due cuori ardenti con una passabile epigrafe, ella si gettò sul letto poco prima dell'alba e si assopì; ma anche qui orribili fantasticherie la svegliavano ogni momento. Ora le pareva che proprio nell'istante in cui ella saliva nella slitta per andare a sposarsi, il padre la fermasse, la trascinasse con rapidità tormentosa sulla neve e la gettasse in un oscuro sotterraneo senza fondo... ed ella volava a capofitto con una inesplicabile angoscia al cuore; ora vedeva Vladimir, steso sull'erba, pallido, insanguinato. Egli, morendo, la pregava con voce penetrante di affrettarsi a sposarlo... Altre visioni mostruose, insensate, le passavano uno dopo l'altra davanti agli occhi. Alla fine, ella si alzò, più pallida del solito e con un mal di capo tutt'altro che simulato. Padre e madre notarono la sua inquietudine; la loro sollecitudine e le continue domande: «Che cos'hai, Mascia? Non stai bene, Mascia?» le laceravano il cuore. Ella cercava di calmarli, di sembrare allegra, e non poteva. Sopraggiunse la sera. II pensiero ch'ella ormai passava per l'ultima volta il giorno nella sua famiglia le opprimeva il cuore.
Ella era più morta che viva; si accomiatava in segreto da tutte le persone, da tutti gli oggetti che la circondavano. Fu servita la cena; il cuore le batte forte. Con voce tremante ella dichiarò che non aveva voglia di cenare, e cominciò a salutare il padre e la madre. Essi la baciarono e, secondo l'abitudine, la benedissero: ella per poco non scoppiò a piangere,
In camera sua, si gettò nella poltrona e s'inondò di lacrime. L'ancella la persuadeva a calmarsi e a farsi coraggio. Tutto era pronto. Tra una mezz'ora Mascia doveva abbandonar per sempre la casa paterna, la sua stanza, la quieta vita di ragazza... Fuori, c'era la tormenta; il vento ululava, le imposte tremavano e sbattevano; tutto le pareva minaccia e triste presagio. Presto la casa tacque e s'immerse nel sonno. Mascia si avvolse in uno scialle, indossò una cappa imbottita, prese in mano il suo scrigno e uscì sulla scaletta esterna della porta di servizio. L'ancella portava dietro di lei due fagotti. Esse scesero in giardino. La tormenta non si placava; il vento soffiava in faccia, come sforzandosi di fermare la giovane malfattrice. A stento esse arrivarono in fondo al giardino.
Sulla strada una slitta le aspettava. I cavalli, intirizziti, non stavano fermi; il cocchiere di Vladimir passeggiava davanti alle stanghe, trattenendo i focosi. Egli aiutò la signorina e la sua ancella a sedersi e a riporre i fagotti e lo scrigno, prese le redini e i cavalli volarono. Avendo così affidata la signorina alla tutela della sorte e all'arte del cocchiere Terescka, volgiamoci al nostro giovane innamorato.
Vladimir era stato in giro tutto il giorno. La mattina era andato dal prete di Zhàdrino; a malapena si accordò con lui; poi era andato a cercare i testimoni tra i possidenti vicini. Il primo, al quale egli si era presentato, il quarantenne alfiere in congedo Dravin, accettò volentieri. Quell'avventura, assicurava lui, gli ricordava i tempi andati e le scappate degli Usseri.
Egli indusse Vladimir a fermarsi a pranzo da lui e lo convinse che non sarebbe stato difficile trovare gli altri due testimoni. In realtà, subito dopo pranzo, comparvero il geometra Schmidt, coi baffi e gli speroni, e il figlio del Capitano Capo della Polizia Distrettuale, un ragazzo di un sedici anni, da poco entrato in un reggimento di Ulani. Essi non solo accolsero la proposta di Vladimir, ma gli giurarono anche di esser pronti a sacrificar la vita per lui. Vladimir li abbracciò con entusiasmo e andò a casa a prepararsi.
Si era già fatta sera da un pezzo. Egli mandò il suo fidato Terescka a Nienaradovo con la sua trojka e con le istruzioni precise, particolareggiate; per sé ordinò di attaccare la piccola slitta a un solo cavallo, e solo, senza cocchiere, si diresse verso Zadrino, dove, di lì a un paio d'ore, doveva giungere anche Màrja Gavrilovna. La strada gli era nota, e c'erano venti minuti di tragitto in tutto.
Ma non appena Vladimir uscì dalla cinta in aperta campagna, si alzò il vento, e si formò una tale tormenta ch'egli non vide più nulla. In un momento la strada fu cancellata: i dintorni scomparvero nel buio torbido e giallognolo, attraverso il quale volavano bianchi fiocchi di neve; il cielo si fuse con la terra; Vladimir si ritrovò nei campi e inutilmente voleva ritornare sulla strada; il cavallo camminava a caso e continuamente o saliva su un cumulo, o sprofondava in una buca; la slitta si rovesciava ogni momento. Vladimir cercava solo di non perdere la giusta direzione; ma gli pareva che fosse già passata più di mezz'ora, ed egli non era ancora arrivato al bosco di Zhadrino. Trascorse un'altra decina di minuti: il bosco non si vedeva ancora. Vladimir viaggiava su un campo solcato da profondi borri. La tormenta non si placava, il cielo non si rischiarava. Il cavallo cominciava a stancarsi, e il sudore colava a grosse gocce dal viso di Vladimir, nonostante ogni momento egli fosse nella neve fino alla cintola.
Alla fine, Vladimir si accorse di andare da un'altra parte. Si fermò: cominciò a pensare, a ricordare, a raccapezzarsi, e si convinse che doveva prendere a destra. Prese a destra. Il suo cavallo moveva a stento le gambe. Vladimir era in viaggio già da oltre un'ora. Ma andava, andava, e il campo non finiva mai. Sempre cumuli e borri; ogni momento la slitta si rovesciava, ogni momento egli la rialzava. Il tempo passava; Vladimir cominciava a impensierirsi fortemente.
Alla fine, in disparte, qualcosa cominciò a nereggiare. Vladimir voltò da quella parte. Avvicinandosi, egli scorse un bosco. «Grazie a Dio», pensò, «ora è vicino». Costeggiò il bosco, sperando di capitare subito sulla strada nota o di aggirare il bosco: Zhadrino si trovava lì dietro. Presto trovò la strada ed entrò nell'oscurità degli alberi, spogliati dall'inverno. Il vento non poteva infuriare lì: ia strada era piana; il cavallo si riebbe, e Vladimir si calmò.
Ma egli viaggiava, viaggiava, e Zhadrino non si vedeva.
Il bosco non finiva mai. Vladimir si accorse con orrore di essere entrato in un bosco sconosciuto. La disperazione s'impadronì di lui. Egli sferzò il cavallo; il povero animale prese il trotto, ma presto cominciò a rallentare e di lì a un quarto d'ora andò al passo, nonostante ogni sforzo del disgraziato Vladimir.
A poco a poco gli alberi cominciarono a diradarsi, e Vladimir uscì dal bosco: Zadrino non si vedeva. Doveva esser quasi mezzanotte. Le lacrime gli sgorgarono dagli occhi; egli proseguì a caso. La tempesta si era calmata, le nubi se ne andavano; davanti a lui si stendeva la pianura, coperta da un bianco tappeto ondulato. La notte era abbastanza serena. Egli scorse poco lontano un gruppo di quattro o cinque casupole. Vi si diresse. Davanti alla prima capanna saltò fuori della slitta, corse alla finestra e cominciò a bussare. Dopo qualche minuto l'imposta di legno si alzò, e un vecchio sporse la barba grigia.
—    Che vuoi?
—    È lontano Zhadrino?
—    Se Zhadrino è lontano?
—    Sì, sì! E lontano?
—    No: ci sarà una decina di verste.
A questa risposta Vladimir si mise le mani nei capelli e rimase immobile, come un condannato a morte,
—    Ma di dove sei? — continuò il vecchio.
Vladimir non aveva animo a rispondere alle domande.
—    Tu, vecchio, — diss'egli, — potresti procurarmi dei cavalli fino a Zhadrino?
—    Che cavalli vuoi che abbiamo? — rispose il contadino.
—    Ma non posso  prendere  almeno  una guida?  Pagherò quanto vorrà.
—    Aspetta, — disse il vecchio, abbassando l'imposta — ti manderò fuori mio figlio, lui ti accompagnerà.
—    Vladimir cominciò ad aspettare. Non era passato un minuto ch'egli si mise di nuovo a bussare. L'imposta si alzò, si mostrò la barba.
—    Che vuoi?
—    Che fa tuo figlio?
—    Adesso viene, calza le scarpe. Oppure hai freddo? Vieni dentro a scaldarti!
—    Grazie; fa' presto a mandar fuori il figlio!
Il portone cigolò; ne uscì un giovanottone con un randello in mano e andò innanzi, ora mostrando, ora cercando la strada coperta di cumuli di neve.
—    Che ora è? — gli chiese Vladimir.
—    Ma presto albeggerà, — risposte il giovane contadino.
Vladimir non diceva più parola.
Cantavano i galli ed era già chiaro, quando essi raggiunsero Zhadrino. La chiesa era chiusa. Vladimir pagò la guida e andò dal prete. Lì, nei cortile, la sua trojka non c'era. Quale notizia lo attendeva!
Ma torniamo ai buoni possidenti di Nìenaràdovo e vediamo quello che succede in casa loro.
Nulla.
I vecchi si svegliarono e scesero in salotto, Gavrila Gavrilovic col berretto da notte e la giubba di bayette, Prascovia Petrovna con la vestaglia da camera, imbottita di ovatta. Fu servito il samovar, e Gavrila Gavrilovic mandò una ragazzetta a informarsi da Màrja Gavrilovna come andasse la sua salute e come avesse riposato. La ragazzetta ritornò, dicendo che la signorina aveva riposato male, ma ora stava meglio, e sarebbe subito scesa in salotto. Infatti, la porta si aprì, e Màrja Gavrilovna si avvicinò a salutare il babbo e la mamma.
—    Come va la tua testa, Mascia? — chiese Gavrila Gavrilovic.
—    Meglio, babbino, — rispose Mascia.
—    Ieri, Mascia, devi aver respirato gas di carbone, — disse Prascòvia Petròvna.
—    Può darsi, mammina, — rispose Mascia.
Il giorno passò felicemente, ma nella notte Mascia si ammalò. Fu mandato in città per un medico. Egli arrivò verso sera e trovò l'ammalata in delirio. Scoppiò una gran febbre e la povera malata si trovò per due settimane sull'orlo della tomba.
Nessuno in casa sapeva della fuga da lei prestabilita. Le lettere, da lei scritte alla vigilia, erano state bruciate; la sua cameriera non aveva detto nulla a nessuno, temendo la collera dei padroni. Il prete, l'alfiere in congedo, il baffuto geometra e il piccolo ulano erano discreti, e avevano ragione di esserlo. Il cocchiere Terescka non diceva mai nulla di superfluo, nemmeno quando era alticcio. In tal modo il segreto fu serbato da più di mezza dozzina di congiurati. Ma Màrja Gavrilovna stessa, nel delirio incessante, svelava il suo segreto. Tuttavia, le sue parole erano così incongruenti che la madre, la quale non si allontanava dal suo letto, potè capirne solo che sua figlia era mortalmente innamorata di Vladimir Nicolajevic e che, probabilmente l'amore era la causa della sua malattia. Si consigliò col marito, con alcuni vicini, e infine tutti decisero all'unanimità che, evidentemente, tale era il destino di Màrja Gavrilovna, che «non si evita quello ch'è prescritto dal cielo», che «la povertà non è un vizio», che «c’è da vivere non con la ricchezza ma con la persona» e cose simili. I proverbi morali risultano di un'utilità sorprendente in quei casi, in cui possiamo escogitare da noi ben poco a nostra giustificazione.
Intanto, la signorina cominciò a rimettersi. Vladimir non si vedeva già da un pezzo in casa di Gavrila Gavrilovic e fu spaventato dall'insolita accoglienza. Decisero di mandarlo a chia¬mare e di annunciargli l'inattesa felicità: il consenso alle nozze. Ma quale fu la sorpresa dei possidenti di Nienaradovo, quando, in risposta al loro invito, essi ricevettero da lui una lettera quasi folle! Egli dichiarava loro che non avrebbe mai più messo piede in casa loro, e pregava di dimenticare l'infelice, per il quale la morte costituiva l'unica speranza. Di lì a pochi giorni essi appresero che Vladimir era partito per raggiungere l'esercito. Ciò avvenne nel 1812.
A lungo non osarono annunciarlo alla convalescente Mascia. Ella non ricordava mai Vladimir. Ma dopo alcuni mesi, avendo trovato ii suo nome fra quelli che si erano distinti ed erano stati gravemente feriti a Borodinò, ella svenne, e fece temere che la febbre le tornasse. Però, grazie a Dio. lo svenimento non ebbe seguito.
Un'altra tristezza la visitò: Gavrila Gavriìovic morì, lasciandola erede di tutta la tenuta. Ma l'eredità non la consolava; ella divideva sinceramente l'amarezza della povera Prascovia Petrovna, giurava di non separarsi mai da lei; tutt'e due lasciarono Nienaradovo, luogo di tristi ricordi, e andarono ad abitare neila tenuta di ***.
I pretendenti ronzavano anche qui intorno alla graziosa e ricca fidanzata; ma ella non dava a nessuno la minima speranza, La madre la persuadeva a volte di scegliersi un amico; Màrja Gavrilovna scoteva la testa e restava sopra pensiero. Vladimir non esisteva più; era morto a Mosca, la vigilia dell'entrata dei Francesi. La sua memoria pareva sacra per Mascia; se non altro, ella serbava tutto quanto poteva ricordarlo: libri, da lui letti un giorno, i suoi disegni, la musica e i versi ch'egli aveva copiato per lei. I vicini, appreso tutto, si stupivano della sua costanza e con curiosità aspettavano l'eroe che doveva alla fine trionfare della mesta fedeltà di questa vergine Artemisia.
Intanto la guerra era stata condotta gloriosamente a termine. I nostri eserciti tornavano dall'estero. Il popolo correva loro incontro. La musica sonava le canzoni «conquistate»: Vive Henri-Quatre, valzer tirolesi e arie dell'opera Joconde. Gli ufficiali, partiti per il fronte quasi adolescenti, tornavano, divenuti uomini all'aria guerresca, carichi di croci. I soldati discorrevano allegramente tra loro, mescolando continuamente nel discorso parole tedesche e francesi. Tempo indimenticabile! Tempo di gloria e di entusiasmo! Come forte batteva il cuore russo alla parola: patria! Come dolci erano le lacrime dell'incontro! Con quale unanimità riunivano i sentimenti della fierezza nazionale e dell'amore verso il Sovrano! E per lui, quale momento era!
Le donne, le donne russe erano allora impareggiabili. La loro freddezza abituale era scomparsa. Il loro entusiasmo era davvero inebbri ante, quando, accogliendo i vincitori, esse gridavano: «Urrà!».
e lanciavano in aria le cuffiette.
Chi degli ufficiali di allora non confesserà di esser stato debitore alla donna russa del migliore, del più prezioso premio?...
In quell'epoca splendida Màrja Gavrilovna viveva con la madre nel governatorato di *** e non aveva visto come tutt'e due le capitali avevano festeggiato il ritorno dell'esercito. Ma nei distretti e nei villaggi l'entusiasmo generale era, forse, ancor più forte. La comparsa in quei luoghi di un ufficiale era per essi un'autentica solennità, e il pretendente in frack aveva la peggio, vicino a lui.
Abbiamo già detto che, nonostante la sua freddezza, Màrja Gavrilovna era come prima circondata da pretendenti. Ma tutti dovettero ritirarsi, quando comparve ne] suo castello il ferito colonnello degli Usseri, Burmin, con la croce dì San Giorgio all'occhiello e con un «pallore interessante», come dicevano le signorine laggiù. Era sui ventisei anni. Era vernilo in licenza nei suoi possedimenti che sì trovavano vicino alla campagna di Màrja Gavrilovna. Màrja Gavrilovna lo favoriva assai. In presenza di lui, la sua solita aria pensosa si animava. Non si poteva dire ch'ella civettasse con lui, ma il poeta, notando il suo contegno, avrebbe detto:
Se amor non è, che è dunque?....
Burmin era, in realtà, un giovane assai simpatico. Aveva appunto quell'intelligenza che piace alle donne: l'intelligenza delle buone regole e dell'osservazione, senz'alcuna pretesa e spensieratamente ironica. II suo contegno davanti a Màrja Gavrilovna era semplice e disinvolto; ma, qualunque cosa ella dicesse o facesse, l'anima e gli sguardi di lui la seguivano addirittura. Egli pareva d'indole quieta e modesta, ma la fama assicurava che un tempo egli era stato un terribile scavezzacollo, né ciò gii nuoceva nell'opinione di Màrja Gavrilovna, la quale (come tutte le giovani signore in generale) perdonava volentieri le monellerie che rivelassero un carattere audace e focoso.
Ma più di tutto... (più delia sua tenerezza, più della piacevole conversazione, più del pallore interessante, più del braccio fasciato) il silenzio del giovane ussero stuzzicava la curiosità e l'immaginazione di lei. Ella non poteva non ammettere di piacergli molto; anche lui, probabilmente, con la sua intelligenza ed esperienza, poteva aver già notato ch'ella lo favoriva; come mai, dunque, ella non lo aveva ancora visto ai suoi piedi,e non aveva ancora udito la sua dichiarazione? Che cosa lo tratteneva? La timidezza, inseparabile dal vero amore, l'orgoglio o la civetteria di uno scaltro corteggiatore? Ciò era per lei un enigma.
Avendoci pensato bene, ella concluse che la timidezza ne era l'unica causa, e stabilì d'incoraggiarlo con una maggiore premura e, secondo le circostanze, anche tenerezza. Preparò la soluzione più inaspettata, e con impazienza attese il momento della spiegazione romanzesca.
Il segreto, qualunque sia, pesa sempre a un cuore di donna. Le azioni slrategiche di lei ebbero l'esito desiderato: se non altro, Burmin si era fatto così assorto, e i suoi occhi neri si fermavano con un tale fuoco su Màrja Gavrilovna, che il momento decisivo pareva ormai prossimo. 1 vicini parlavano delle nozze, come di una faccenda già definita, e Prascovia Petrovna si rallegrava che sua figlia avesse trovato finalmente un degno fidanzato.
La vecchietta se ne stava un giorno sola nel salotto, spiegando un gran gioco di pazienza, quando Burmin entrò nella stanza e s'informò subito di Màrja Gavrilovna.
—    È in giardino, — rispose la vecchietta: — andate da lei, e io vi aspetterò qui.
Burmin andò, e la vecchietta si fece il segno della croce e pensò: «Chi sa che tutto finisca oggi stesso!».
Burmin trovò Màrja Gavrilovna presso il laghetto, sotto un salice, con un libro in mano, e vestita di bianco, come un'autentica eroina di romanzo. Dopo le prime domande. Màrja Gavrilovna smise a bella posta di sostenere la conversazione, rafforzando così l'impaccio reciproco, dal quale si poteva uscire forse solo con una improvvisa e decisiva spiegazione. E così avvenne: Burmin, avvertendo la difficoltà della propria situa¬zione, dichiarò che da un pezzo cercava l'occasione di aprirle il proprio cuore, e chiese un minuto di attenzione. Màrja Gavrilovna chiuse il libro e abbassò gli occhi in segno di assenso.
—    Vi amo,  — disse Burmin:  — vi amo appassionatamente...
Màrja Gavrilovna arrossì e chinò ancor di più la testa.
—    Ho agito incautamente, abbandonandomi alla cara abitudine, all'abitudine di vedervi e di ascoltarvi ogni giorno...
Màrja Gavrilovna ricordò la prima lettera di St. Preux.
—    Ormai è tardi per oppormi alla mìa sorte; il vostro ricordo, la vostra cara, impareggiabile immagine sarà d'ora innanzi il tormento e il conforto della mia vita; ma mi resta ancora un grave dovere da compiere, da svelarvi un orribile segreto, e da porre fra noi un'insormontabile barriera,..
—    Essa è sempre esistita,  — interruppe vivamente Màrja Gavrilovna. — Non potrei mai essere vostra moglie...
—    Lo so, — le rispose egli sommesso: — lo so che un tem¬po avete amato, ma la morte e tre anni di rammarichi... Buona, cara Màrja Gavrilovna! Non cercate di privarmi dell'ultima consolazione: il pensiero che avreste acconsentito a far la mia felicità, se...
—    Tacete, per amor di Dio, tacete! Voi mi straziate,
—    Sì, lo so, lo sento che sareste mia, ma sono la più infelice delle creature... Sono ammogliato!
Màrja Gavrilovna lo guardò con meraviglia.
—    Sono ammogliato, — proseguì Burmin:  — sono ammogliato da più di tre anni e non so chi sia mia moglie, né dove sia, né se io debba mai vederla!
—    Che cosa dite? — esclamò Màrja Gavrilovna. — Com'è strano! Continuate; vi racconterò poi... ma continuate, per favore!
—    Al principio del 1812, — disse Burmin, — mi affrettavo verso Vilno, dove si trovava il nostro reggimento. Arrivato un giorno a una stazione di posta a sera tardi, avevo ordinato di attaccare al più presto i cavalli, quando a un tratto si alzò un'orribile tormenta, e il capostazione e i postiglioni mi consigliarono di attendere. Li ascoltai, ma un'inquietudine inesplicabile s'impadronì di me; pareva che qualcuno mi spingesse addirittura. Intanto la tormenta non si placava: perduta la pazienza, ordinai di nuovo di attaccare i cavalli e partii nel colmo della bufera.
Il postiglione pensò di andare lungo il fiume, cosa che doveva abbreviarci la strada di tre verste. Le rive erano coperte di neve; il postiglione passò oltre quel punto in cui si tornava sulla strada e così ci ritrovammo in una regione sconosciuta. La bufera non si placava; scorsi un lumino e ordinai di andare là. Giungemmo in un villaggio; in una chiesa di legno c'era il lume. La chiesa era aperta; dentro il recinto stavano alcune slitte; nell'atrio camminava gente. «Qua! Qua!» gridarono alcune voci. Ordinai al postiglione di avvicinarsi. «Abbi pazienza, dove ti sei indugiato?» mi disse qualcuno: «La fidanzata è svenuta; il prete non sa che fare; eravamo pronti a tornarcene a casa. Vieni fuori presto!» Saltai fuori in silenzio dalla slitta ed entrai nella chiesa, debolmente rischiarata da due o tre candele. Una fanciulla era seduta su una panca nell'angolo buio della chiesa; un'altra le strofinava le tempie. «Grazie a Dio», disse questa: «finalmente siete arrivato. Avete quasi fatto morire la signorina». Il vecchio prete mi si accostò con la domanda: «Comandate di cominciare?» «Cominciate, cominciate, reverendo», risposi distrattamente.
La fanciulla fu sollevata. Mi parve graziosa... Una sventatezza incomprensibile, imperdonabile... Mi misi accanto a lei davanti al leggio: il prete aveva fretta; tre uomini e la cameriera sostenevano la fidanzata e non erano occupati che di lei. Fummo uniti in matrimonio. «Baciatevi», ci fu detto. Mia moglie volsc verso di me il suo pallido viso. Volevo baciarla... Ella esclamò: «Ah, non è lui! Non è lui!» e cadde priva di sensi. I testimoni mi sbarrarono addosso gli occhi spaventati. Mi voltai, uscii dalla chiesa senz'alcun impedimento, mi gettai nella slitta postale e gridai: «Via!»
—    Dio mio! — esclamò Màrja Gavrilovna: — e non sapete che cosa sia avvenuto della vostra povera moglie?
—    Non lo so, — rispose Burmin: — non so come si chiami il villaggio in cui mi sono sposato; non ricordo da quale stazione fossi partito. Allora davo così poca importanza alla mia delittuosa birichinata che, lontano dalla chiesa, mi addormentai e mi svegliai la mattina dopo, già alla terza stazione. Il servo che allora era con me morì in guerra, così che non ho nemmeno la speranza di rintracciare quella che ho tanto crudelmente beffata, e che ormai è tanto crudelmente vendicata,
—    Dio mio! Dio mio! — disse Màrja Gavrilovna, afferrandogli una mano: — Siete stato dunque voi! E non mi riconoscete?
Burmin impallidì... e si gettò ai suoi piedi...



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Descrizione: ALEKSANDR PUSHKIN
«LA TORMENTA DI NEVE» 
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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Molto bella presentazione, caro Zarevich!!!
Davvero eccellente questo racconto di Aleksandr Pushkin, bellissima anche la musica di Gheorgij Sviridov! E’ forse strano ma mentre quest’ultima mi sembra veramante “russa”, non trovo il racconto di Pushkin “russo” in simile modo con il finale in stile quasi "happy ending" hollywoodiano. Prima di tutto la fortunata e assai inverosimile coincidenza del loro matrimonio e poi il fatto stesso della dichiarazione d'amore di Burmin. La sua onestà e il suo coraggio che hanno contribuito alla loro felicità reciproca e nello stesso tempo hanno aiutato la protagonista del racconto ad evitare il dolore che portano le attese ingiustificate sembrano veramente incredbili e piuttosto... poco probabili! Certo che sia un’opinione soggettiva che può essere sbagliata!
P.S. Mi vergogno però di non aver mai visto il film "La Tormenta di Neve" di Vladimir Bassov su questo racconto con le musiche di Sviridov.  Un giorno lo vedrò senz’altro!
  



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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Gheòrghij Svirìdov (1915-1998) Георгий Свиридов
«LA RUSSIA SALPATA»
«ОТЧАЛИВШАЯ РУСЬ»
«CAST OFF RUSSIA ADRIFT»

La fine degli anni ’70. Il tempo del grandioso slancio artistico del compositore Gheòrghij Svirìdov. Il compositore si rivolge alle poesie dei poeti russi Aleksandr Blok (Александр Блок 1880-1921) e Serghej Essènin (Сергей Есенин 1895-1925). Durante gli anni 1976-1977 scrive una delle sue più notevoli composizioni: «LA RUSSIA SALPATA», cioè in russo «ОТЧАЛИВШАЯ РУСЬ». È il ciclo per voce e pianoforte sulle poesie di Serghej Essènin.
Gheorghij Sviridov determinò la sua composizione come un poema di 12 canti, anche se secondo la sua struttura è un ciclo vocale. Il compositore chiamò il suo poema «LA RUSSIA SALPATA» «ОТЧАЛИВШАЯ РУСЬ». Una poesia di Essenin con tale titolo non c’è. Il compositore trovò queste parole fra le righe di una poesia di Essènin e titolò il suo poema vocale.
Fra le poesie di Serghej Essenin il compositore scelse non solo i singoli versi di vari anni come:
«Осень» («L’Autunno» 1914), «Я покинул родимый дом...» (Io abbandonai la casa materna… 1918), «Отвори мне, страж заоблачный...» («Aprimi, custode fantasioso…» 1918), «Серебристая дорога» («La Strada argentea» 1917), «Где ты, где ты, отчий дом...» («Dove se, dove sei casa paterna…» 1917), «По-осеннему кычет сова...» («Come in autunno grida la civetta…» 1920), «О верю, верю, счастье есть...» («Oh, ci credo, ci credo, la felicità esiste…» 1917) ma anche dei brani dalle poesie. Le parole «La Russia salpata» («Отчалившая Русь») derivano dalla prima parte della poesia «La Colomba iordanica» del 1918 («Иорданская голубица»).
Poco dopo, il ciclo vocale o il poema «LA RUSSIA SALPATA» («ОТЧАЛИВШАЯ РУСЬ»), scritto dapprima per tenore e pianoforte, fu eseguito in concerto, ma così in modo sfortunato e senza successo che Svirìdov si riufitò di riconoscere questa esecuzione come la prima rappresentazione. Il compositore fece la seconda versione del ciclo per mezzosoprano. La Prima si svolse il 25 aprile 1983 alla Sala Grande del Conservatorio di Mosca in esecuzione della celebre cantante lirica Elena Obraztsòva (Елена Образцова) e il compositore stesso come accompagnatore.
Nello stesso anno il ciclo fu presentato a Leningrado alla Sala Grande della Filarmonica di Leningrado dove fu registrato in vivo il 29 maggio 1984. La casa discografica «MELODIA» pubblicò subito l'LP (C10 20695 006).
Il ciclo vocale «LA RUSSIA SALPATA» era eseguita da molti cantanti fra i cui Lina Mkrtciàn, Nina Ràutio, Dmitrij Khvorostòvskij, Richard Pntveris.
L’interpretazione di Dmitrij Khvorostòvskij è soprattutto interessante. Il cantante russo esegiva per due anni questo ciclo insieme al pianista Mikhail Arkàdjev in molti paesi in lingua inglese. Da queste tournèe è stato registrato il CD di Dmitrij Khvorostòvskij con il ciclo «LA RUSSIA SALPATA» più le romanze per voce di Serghej Rachmaninov. È un bel CD che vorrei consigliare a tutti gli appassionati di Dmitrij Khvorostòvskij e della musica vocale russa.
Si deve notare che il ciclo vocale «LA RUSSIA SALPATA» trovò un grande interesse dal compositore norvegese Ragnar Söderlind (1945) il quale fece l’orchestrazione del poema di Sviridov. La versione per orchestra di Ragnar Söderlind la presentò a Mosca il 24 dicenbre 2009 Vladimir Fedossejev (Владимир Федосеев) con la sua Orchestra Grande Sinfonica «CIAJKOVSKIJ» e con il baritono Mikhail Guzhòv (Михаил Гужов).


Gheòrghij Svirìdov (1915-1998) Георгий Свиридов
«LA RUSSIA SALPATA» «ОТЧАЛИВШАЯ РУСЬ»
Poema sulle poesie di Serghej Essenin

01. «Осень» («L’Autunno»)
02. «Я покинул родимый дом» («Abbandonai la casa materno»)
03. «Отвори мне, страж заоблачный» («Aprimi, custode fantasioso»)
04. «Серебристая дорога» («La Strada argentina»)
05. «Отчалившая Русь» («La Russia salpata»)
06. «Симоне, Петр...Где ты? Приди!» («Simone, Pietro… Dove sei? Vieni!»)
07. «Где ты, где ты, отчий дом?» («Dove sei, dove sei, casa paterna?»)
08. «Там, за млечными холмами» («Lì, dietro le colline della Via lattea»)
09. «Трубит, трубит погибельный рог!» («Suona, suona un corno disastroso»)
10. «По-осеннему кычет сова» («Come in inverno grida la civetta»)
11. «О верю, верю, счастье есть!» («Ci credo, ci credo, la felicità esiste!»)
12. «О родина, счастливый и неисходный час!» («O Patria, è l’ora felice e non di partenza»)



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Elena Obraztsòva e Gheorghij Svirìdov 
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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
«IL SECOLO DI SVIRIDOV» 2015 «ВЕК СВИРИДОВА»
27 ottobre - 13 novembre 2015 Teatro lirico di Mosca «NOVAJA OPERA»

Per il 100° anniversario dalla nascita del celebre compositore russo Gheorghij Sviridov (Георгий Свиридов, 1915-1998), il teatro lirico di Mosca «NOVAJA OPERA» («НОВАЯ ОПЕРА») presenta il Festival della Musica da Camera «IL SECOLO DI SVIRIDOV» («ВЕК СВИРИДОВА»). Questo Festival è il proprio progetto del teatro e allo stesso tempo è una parte del programma dell’«Anno di Sviridov in Russia» («Свиридовский Год в России»). Nel titolo «Il Secolo di Sviridov» è nascosto un senso doppio: il tempo della vita di Sviridov ricorre al XX secolo. Il compositore è riuscito a dire una delle parole principali nella musica russa e mondiale del secolo passato.
Nei sei concerti del Festival, gli artisti del Teatro «Novaja Opera» saranno presentati quasi tutti i cicli vocali di Sviridov ed anche dei brani della sua musica per teatro. La musica di Gheorghij Sviridov è uno dei enigmi principali del secolo passato.        
Dopo Serghej Rachmaninov e Nikolaj Mjaskovskij, Sviridov si rivolse agli strati profondi della musica russa, soprattutto al salmeggiamento dei canti liturgici ortodossi della Russia medievale. Su questo fondamento forte, sulla base del romanticismo, del neofolclorismo e della sonoristica nacque lo stile unico di compositore.

SITO UFFICIALE DEL TEATRO LIRICO DI MOSCA «NOVAJA OPERA»:    
www.novayaopera.ru



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Festival della musica di Sviridov.gif
Descrizione: «IL SECOLO DI SVIRIDOV» 2015
27 ottobre - 13 novembre 2015 Teatro lirico di Mosca «NOVAJA OPERA» 
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Descrizione: «IL SECOLO DI SVIRIDOV» 2015
27 ottobre - 13 novembre 2015 Teatro lirico di Mosca «NOVAJA OPERA» 
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«LA SINFONIA RITROVATA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV»
«НАЙДЕННАЯ СИМФОНИЯ ГЕОРГИЯ СВИРИДОВА»

La filarmonica di Irkutsk ha aperto la sua nuova stagione concertistica 2016-2017 con la prima rappresentazione della Sinfonia sconosciuta del compositore neo-romantico russo Gheorghij Svirìdov (Георгий Свиридов, 1915-1998). Il manoscritto della Sinfonia è stato trovato per puro caso dal nipote del compositore in casa di campagna. Prima di rendere pubblico la ritrovata, il nipote si è svolto agli esperti i quali hanno confermato l’autenticità del manoscritto.  
Il direttore dell’Orchestra Sinfonica di Irkutsk ha ipotizzato che la Sinfonia ritrovata potesse essere la tesi di laurea di Gheorghij Svirìdov. Testimonia la verità del manoscritto quello che il compositore fa dei rinvii a Dmitrij Shostakovich. Gheorghij Svirìdov fu allievo di Dmitrij Shostakovich al conservatorio di San Pietroburgo. Però il livello della Sinfonia è troppo buono per esami finali.
La Sinfonia di Gheorghij Sviridov è luminosa e molto russa. Fra poco questa composizione musicale sarà eseguita dall’Orchestra di Irkutsk per tutta la Russia e forse per tutto il mondo.



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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Gheorghij  Sviridov  Георгий Свиридов
«LA MUSICA COME IL DESTINO»
«МУЗЫКА КАК СУДЬБА»
Casa Editrice «Molodaja gvardia» Mosca 2017 (Pagine 800)
Издательство «Молодая гвардия» Москва 2017

La prima, precedente edizione del libro di Gheorghij Sviridov (Георгий Свиридов) suscitò un gran interesse. Il tempo ha mostrato che il suo libro «La Musica come il destino» («Музыка как судьба») come prima eccita i nostri connazionali. È crescita la nuova generazione dei giovani musicisti che amano eseguire le varie composizioni del compositore.



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Descrizione: Gheorghij Sviridov
«LA MUSICA COME IL DESTINO»
Casa Editrice «Molodaja gvardia» Mosca 2017 (Pagine 800) 
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GHEORGHIJ SVIRIDOV (1915–1998) ГЕОРГИЙ СВИРИДОВ
«LI’, DIETRO LE COLLINE LATTEE…»
«ТАМ, ЗА МЛЕЧНЫМИ ХОЛМАМИ…»
SMC: CD 0222 (2017)



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Gheorghij Sviridov 1.jpg
Descrizione: GHEORGHIJ SVIRIDOV (1915–1998)
«LI’, DIETRO LE COLLINE LATTEE…»
SMC: CD 0222 (2017) 
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Descrizione: GHEORGHIJ SVIRIDOV (1915–1998)
«LI’, DIETRO LE COLLINE LATTEE…»
SMC: CD 0222 (2017) 
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«LA RUSSIA SALPATA» «ОТЧАЛИВШАЯ РУСЬ» «RUSSIA CAST ADRIFT»

La compagnia «Delos Records» ha pubblicato il nuovo (postumo) cd del celebre baritono russo Dmitrij Khvorostòvskij «La Russia Salpata» («Отчалившая Русь», «Russia Cast Adrift»). È la Prima mondiale della registrazione per orchestra di 12 canzoni del compositore russo, del neoromantico Gheorghij Svirìdov (Георгий Свиридов, 1915-1998) sulle poesie appassionanti di Serghej Essenin (Сергей Есенин, 1895-1925).  
Com’è noto Dmitrij Khvorostovskij collaborava con Gheorghij Svirìdov negli ultimi anni della vita del compositore. Il nuovo cd è presentato all’auditorio di tutto il mondo per far conoscere la musica del celebre compositore russo. Konstantin Orbeljan (Константин Орбелян) dirige l’Orchestra Sinfonica di San Pietroburgo ed anche il Complesso Musicale «Lo Stile dei Cinque» («Стиль Пяти»).
Dmitrij Khvorostovskij, sapendo della sua fatale malattia, ha avuto voglia di registrare il poema di Gheorghij Svirìdov «La Russia Salpata» («Отчалившая Русь») e ha chiesto al compositore Jevghenij Steziuk (Евгений Стецюк) di fare la sua orchestrazione. D’estate del 2016 la registrazione si è svolta sotto la direzione di Konstantin Orbeljan.  
Un quarto del secolo fa la collaborazione di Dmitrij Khvorostovskij con il compositore Gheorghij Sviridov iniziò proprio dal poema «La Russia Salpata» («Отчалившая Русь»), scritto per voce e pianoforte. Dmitrij Khvorostovskij eseguì questa composizione per la prima volta a Los Angeles con il pianista Mikhail Arkàdjev (Михаил Аркадьев).
Nel 1996 è stato pubblicato cd da «Philips» (446 666-2):
«La Russia Salpata» «Отчалившая Русь», «Russia Cast Adrift»
Dmitrij Khvorostòvskij (baritono) Дмитрий Хворостовский  
Mikhail Arkàdjev (pianoforte) Михаил Аркадьев

Quest’anno (2017) esce il nuovo cd di Dmitrij Khvorostovskij con il poema musicale di Gheorghij Sviridov «La Russia Salpata» «Отчалившая Русь», «Russia Cast Adrift» in orchestrazione di Jevghenij Steziuk.
Orchestra Sinfonica di San Pietroburgo diretta da Konstantin Orbeljan
La compagnia «Delos Records».





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cddh-768x768.jpg
Descrizione: Dmitrij Khvorostovskij con il poema musicale di Gheorghij Sviridov «La Russia Salpata» «Russia Cast Adrift» in orchestrazione di Jevghenij Steziuk. Orchestra Sinfonica di San Pietroburgo diretta da Konstantin Orbeljan. La compagnia «Delos Records». 
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Messaggio «LA RUSSIA DI GHEORGHIJ SVIRIDOV» 
 
Nel 1996 è stato pubblicato cd da «Philips» (446 666-2):
«La Russia Salpata» «Отчалившая Русь» «Russia Cast Adrift»
Dmitrij Khvorostòvskij (baritono) Дмитрий Хворостовский  
Mikhail Arkàdjev (pianoforte) Михаил Аркадьев

  

gheorghij_sviridov_.jpg
Descrizione: Nel 1996 è stato pubblicato cd da «Philips» (446 666-2):
«La Russia Salpata» «Russia Cast Adrift»
Dmitrij Khvorostòvskij (baritono)
Mikhail Arkàdjev (pianoforte) 
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La Russia Salpata di Sviridov.jpg
Descrizione: Nel 1996 è stato pubblicato cd da «Philips» (446 666-2):
«La Russia Salpata» «Russia Cast Adrift»
Dmitrij Khvorostòvskij (baritono)
Mikhail Arkàdjev (pianoforte) 
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