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«FIABA PER LA MIA BAMBINA» di Dmitrij Màmin-Sibirjak
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Messaggio «FIABA PER LA MIA BAMBINA» di Dmitrij Màmin-Sibirjak 
 
Ancora un nome di uno scrittore russo che è sconosciuto in Italia.
In ogni modo non lo troverete nell’internet italiano.
Dmitrij Màmin-Sibiriàk (Дмитрий Мамин-Сибиряк 1852–1912)
«Sibiriàk» («Сибиряк») cioè «Siberiano» è uno pseudonimo dello scrittore Dmitrij Màmin che ci ha lasciato molti racconti per l’infanzia, decine di romanzi e novelle. È lo scrittore a descrivere la vita degli Urali. Lui trascrisse anche le fiabe che raccontava alla figlia e le raccolse in un volume sotto il titolo di «Fiabe per Aliònushka» («Алёнушкины Сказки»). Aliònushka (Алёнушка) è il diminutivo del nome femminile Aliona o Elena o Lena. La figlia di Dmitrij Màmin-Sibiriàk si chiamava Aliona.

I personaggi delle fiabe di Màmin-Sibiriàk sono i soliti di tante favole popolari. L’orso goffo e impiccione, il lupo eternamente affamato, la lepre timida e paurosa, il passerotto furbo e astuto. Sono animali che pensano e parlano come gli uomini sempre conservando i caratteri originali. L’orso è buffo e balordo, il lupo è ovviamente cattivo, il passero vivace e birichino. Forse questi personaggi è più facile capirli dai loro soprannomi. Ecco Zanzarone lungo nasino è una zanzara giovane ed inesperta.
Nelle fiabe di Màmin-Sibiriàk anche le piante parlano. Nella fiaba «E’ ora di dormire» i viziati fiori coltivati si inorgogliscono della propria bellezza tanto da sembrare dei ricconi lussuosamente abbigliati.
Le simpatie dello scrittore vanno tutte ai modesti fiori di campo.
Nella fiaba «Favola dell’ultima mosca» ci racconta la storia di una mosca stupidella la quale era convinta che in casa le finestre fossero state fatte perché lei potesse entrare ed uscire a suo piacimento. Che la tavola è apparecchiata per lei e sempre per lei si prendesse la marmellata dalla dispensa.
Cosa ci può essere in comune tra un pesce e un uccello? Lo scrittore risponde a questa domanda con la «Favola di Passerottino, Laschetto e dell’allegro Jàscia spazzacamino».
È un bellissimo raccolto.
Di solito queste fiabe vengono lette dai genitori o dai nonni ai loro bambini e nipotini che non sanno ancora leggere. Tutti i bambini russi conoscono queste fiabe e le amano molto.
Allora, la raccolta «Fiabe per Aliònushka» («Алёнушкины Сказки») si compone di nove fiabe:
«Prima di Incominciare» («Присказка») Così comincia il libro:

«Ninna nanna, ninna o o o …
La piccola ha un occhietto che dorme già, ma l’altro è spalancato, un orecchio dorme e l’altro ascolta.
Dormi, piccina, dormi che papà ti racconta una favola. Sono già tutti riuniti: Vassilij il gatto siberiano, Cagnone di campagna, Topolino rigetto, Grillo canterino, Stornello e Galletto attaccabrighe.
Dormi, piccina, che la favola incomincia. Dalla finestra occhieggia alta la luna, un leprotto passa nei suoi alti stivali di feltro, si accendono nella notte gli occhi di un lupo e l’orso si succhia con gusto la zampa. Arriva in volo l’anziano passerotto e bussa con impazienza alla finestra: “Si incomincia? Sono già tutti riuniti, tutti pronti ad ascoltare le fiabe della mia bambina?”
Un occhietto dorme, l’altro guarda, un orecchio dorme, l’altro ascolta.
Ninna nanna, ninna o o o … »

FIABE DI DMITRIJ MAMIN-SIBIRJAK СКАЗКИ ДМИТРИЯ МАМИНА-СИБИРЯКА
1."Fiaba di Leprotto Ardimentoso” («Сказка про храброго Зайца»)
2.”Raccontino su Moscerino” («Сказочка про Козявочку»)
3.”Fiaba di Zanzar Zanzarin-Naso acuto e di Orso codino ricciuto” («Сказка про Комарà Комарòвича - длинный нос и про мохнатого Мишу - короткий хвост»)
4.”L’Onomastico di Ivan” («Ванькины именины»)
5.”Favola di Passerottino, Laschetto e dell’allegro Jàscia spazzacamino” («Сказка про Воробья Воробеича, Ерша Ершовича и веселого трубочиста Яшу»)
6.“Favola dell’ultima mosca” («Сказка о том, как жила-была последняя Муха»)
7.”Favoletta di Corvo nero e di Canarino, uccellino giallino” («Сказочка про Воронушку - черную головушку и желтую птичку Канарейку»)
8.”Il più intelligente” («Умнее всех»)
9.“Storia di Latticello, Fiocchi d’avena e Murletto gattone grigione” («Притча о Молочке, овсяной Кашке и сером котишке Мурке»)
”E’ ora di dormire” («Пора спать»)
Così finisce il libro: «Ninna nanna, ninna o o o …

Un occhietto dorme, l’altro guarda. Un orecchio dorme e l’altro ascolta. Intorno al suo lettino asesso c’erano proprio tutti: Leprotto ardimentoso, Orso, Gallo litigioso, Passerottino, Corvo, Baschetto e Moscerino. C’erano proprio tutti.
- Papà, io voglio bene a tutti – mormorò Alionushka. – persino agli scarafaggi neri ….
Si chiuse l’altro occhio e si addormentò l’altro orecchio. Intorno al lettino di Alionushka c’era l’erba verde, sorridevano i fiori, tanti fiorellini, azzurri, rosa, gialli, blu, rossi. Sul lettino era curva una verde betulla che le sussurrava qualcosa dolcemente. Splendeva il sole in cielo, la sabbia era calda e dorata e l’onda del mare le faceva segno con la mano:
- Dormi, Alionushka! Ninna nanna, ninna o o o …»

Non so se ora i genitori leggono ai bambini queste fiabe di Mamin-Sibiriak. Forse di sì o forse di no.
Ma io vedo nelle librerie i libri di Mamin-Sibiriak. Noi tutti siamo educati su queste fiabe.
Vorrei ripetere che le favole di Mamin-Sibiriak si leggessero ai bambini dai genitori o dai nonni.
E' una tradizione. Sono le fiabe per i piccoli bambini che non sanno ancora leggere.
Ma esiste la traduzione dal russo in italiano fatta da Aurelio Montingelli per la Casa Editrice «Progresso» Mosca. Due Case editrici «Progresso» o «Ràduga» negli anni ‘70 e ‘80 erano specializzate nei libri degli scrittori russi nelle lingue straniere. E così io ho un libro con le fiabe di Mamin-Sibiriak in italiano uscito in 1982 «Progresso» Mosca. Il libro si chiama «Fiabe per la mia bambina».
Non so perché il titolo originale «Fiabe per Alionushka» era stato cambiato.

DMITRIJ MAMIN-SIBIRJAK (1852–1912) ДМИТРИЙ МАМИН-СИБИРЯК
«FIABA DI LEPROTTO ARDIMENTOSO» «СКАЗКА ПРО ХРАБРОГО ЗАЙЦА»

Era nato nel bosco ed aveva paura di tutto. Scricchiolava un ramoscello, prendeva il volo un uccellino, cadeva da un albero una falda di neve e il povero Leprotto si sentiva serrare il cuore dallo spavento.
Leprotto visse con la paura addosso un giorno, due, una settimana, un anno intero; dopo un anno si ritrovò grande e grosso e all'improvviso gli venne a noia avere sempre paura.
- Non ho paura di nessuno! - gridò a tutto il bosco.  –  Non ho nemmeno un briciolo di paura e basta!
Si riunirono le lepri cariche di anni, accorsero i piccoli ìeprottini, si trascinarono stancamente le nonne lepri per sentire Leprotto baldanzoso dalle orecchie lunghe, dagli occhi obliqui e dalla coda corta corta. Ascoltavano e non riuscivano a credere i propri orecchi. Non era mai accaduto che una lepre non avesse paura di nessuno.
- Ehi, tu, occhi obliqui!  Nemmeno del lupo hai paura?
- Del lupo, della volpe e persino dell'orso! Non ho paura di nessuno al mondo!
Era veramente una cosa ridicola. Ridacchiarono le lepri giovani coprendosi il muso con le zampette, risero bonariamente le lepri di una certa età, ghignarono anche le vecchie lepri che nella loro vita erano riuscite a sfuggire dalle zampe della volpe ed avevano conosciuto le zanne del lupo. Era veramente un leprotto ridicolo, oh, come era buffo! All'improvviso furono presi dall'allegria. Incominciarono a saltellare, a fare capriole, si misero a rincorrersi... sembrava che fossero usciti tutti di senno.
- E inutile dilungarsi tanto - urlò Leprotto cui il coraggio
aveva dato alla testa - se il lupo mi capita sottomano sarò io a divorarlo!...
- Oh, che Leprotto ridicolo!  Oh, che stupidello! ...
Tutti quanti vedevano che era ridicolo e stupidello e ridevano a crepapelle.
Le lepri si sgolavano a parlare del lupo e il lupo intanto era già li.
Aveva a lungo vagato per il bosco per i suoi affari, gli era venuto appetito e appena ebbe pensato: "Non ci starebbe male una lepre a colazione!", subito, vicino vicino aveva sentito le lepri parlare di lui. Si era fermato di botto, aveva annusato l'aria e si era messo a strisciare piano piano.
Arrivato a due passi dalle lepri tutte giulive, aveva sentito che si prendevano gioco di lui e, più di tutti, Leprotto vanaglorioso dagli orecchi lunghi, gli occhi obliqui e dalla coda corta corta.
"Eh, aspetta un po' che adesso mangio proprio te" - decise il lupo e aguzzò gli occhi per vedere chi fosse il coraggioso. Le lepri non si erano accorte di nulla e si divertivano a più non posso. Alla fine Leprotto vanitoso sali su un ceppo e si accomodò sulle zampe posteriori per meglio arringare i presenti:
- Ehi, voi, lepri paurose! Statemi a sentire e guardatemi. Adesso vi faccio vedere una cosa. Io... io... io...
Gli parve di aver inghiottito la lingua.
Dall'alto aveva infatti scorto il lupo ancora nascosto alla vista degli altri.
Poi accadde una cosa straordinaria.
Leprotto ebbe uno slancio e con un salto, tanta era la paura, andò a finire proprio sull'ampia fronte del lupo, rotolò come una palla sulla sua schiena, si rigirò in aria e come una freccia schizzò vìa ad una velocità tale che sembrò volesse scappare dalla propria pelle.
Corse a lungo il povero Leprotto, corse fino a quando non rimase senza fiato.
Gli sembrava che il lupo continuasse ad inseguirlo e che da un momento all'altro potesse afferrarlo con i suoi denti aguzzi.
Alla fine, quasi esanime, cadde sotto un cespuglio e chiuse gli occhi.
Il lupo in quel momento correva verso tutt'altra parte perché quando Leprotto gli era caduto addosso aveva pensato che qualcuno lo avesse preso a schioppettate.
Ed era fuggito. Tanto più che di lepri ce ne sono tante e quel Leprotto sembrava proprio un matto...
Anche per le altre lepri dovette passare un certo tempo prima che si riavessero. Una si era rifugiata tra i cespugli, un'altra si era nascosta dietro un ceppo, un'altra ancora in un fossatello.
Poi ne ebbero abbastanza di stare nascoste e poco per volta incominciarono a spuntare le più coraggiose.
- Che abilità a spaventare in quel modo il lupo.  Se non fosse stato per il nostro Leprotto ci avremmo lasciato la pelliccia...
Ma dove sta il nostro ardito Leprotto?
Si misero alla sua ricerca.
Girarono in lungo e in largo, ma Leprotto non si trovava. Non l'avrà divorato un altro lupo? Ma alla fine lo trovarono in una buca sotto un cespuglio, più morto che vivo dalla paura.
- Bravo! - dissero tutti in coro. - Oh, come sei in gamba!
Far venire la tremarella a quel vecchio lupo. Grazie, sei proprio un amico. E noi pensavamo che ti dassi delle arie.
L'audace Leprotto si riprese immediatamente. Sbucò dal suo rifugio, si dette una scrollatina, socchiuse gli occhi e borbottò:
- Eh, voi fifoni, cosa mai pensavate!
Da quel giorno l'audace Leprotto incominciò a credere pure lui di non aver veramente paura di nessuno. E adesso fa la ninna, ninna o o o...



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Descrizione: DMITRIJ MAMIN-SIBIRJAK (1852–1912)
"FIABA PER LA MIA BAMBINA"
IN ITALIANO
Traduzione dal russo di Aurelio Montingelli
Illustrazioni di G.Judin
Casa EDitrice "PROGRESS" Mosca 1982 
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DMITRIJ MAMIN-SIBIRJAK (1852–1912) ДМИТРИЙ МАМИН-СИБИРЯК
«RACCONTINO SU MOSCERINO» «СКАЗОЧКА ПРО КОЗЯВОЧКУ»

 
I.
Nessuno vide nascere Moscerino.
Era una giornata di sole, in primavera. Moscerino si guardò intorno e disse:
- Com'è bello!
Moscerino allargò le ali, si pulì le sottili zampine l'una contro l'altra, dette un'altra occhiata e disse:
- Com'è bello! ...  Che sole tiepido, che cielo azzurro, che erba verde.  È una bellezza ed è tutto mio!
Si dette un'altra pulitina alle zampine e prese il volo. Svolazzava di qua e di ìà e godeva di tutto quanto vedeva. In basso l'erba era così verde e in mezzo all'erba si nascondeva un fiorellino vermiglio.
- Moscerino, Moscerino, vieni qui da me! - gridò il fiorellino.
Moscerino scese a terra, si arrampicò sul fiorellino e incominciò a bere il dolce nettare.
- Come sei buono, fiorellino! - disse Moscerino pulendosi il musetto con le zampine.
- Buono si, sono buono, però non so camminare - esclamò con tono piagnucoloso il fiorellino.
- Comunque è una bella cosa - affermò Moscerino - ed è tutto mio.
Non aveva finito di parlare che, con un forte ronzio, arrivò in volo un grosso calabrone scendendo direttamente sul fiorellino.
- Rrr...  Chi è venuto dal mio fiorellino? Rrr....   Chi  ha bevuto il mio dolce nettare? Rrr... Ah, sei tu, Moscerino della malora. Vattene via prima che ti punga a dovere!
- Come vi permettete? - esclamò sommessamente Moscerino. - Questa è tutta roba mia...
- Rrr ... Appartiene tutto a me invece!
Moscerino se la dovette dare a gambe per sfuggire alla collera del calabrone. Si sedette sull'erba, si leccò le zampine appiccicose di nettare e si arrabbiò:
- Che brutalone quel calabrone! Sorprendente addirittura!
E voleva persino pungermi ... quando ogni cosa mi appartiene: il sole, l'erba, i fiorellini.
- Scusate,  ma siete in errore,  appartiene a me! — esclamò con voce compunta un vermiciattolo che strisciava lungo un filo d'erba. Moscerino si rese conto che il vermiciattolo non era in grado di volare e rispose con coraggio e dignità:
- Chiedo venia, ma siete voi a sbagliare ... Non vi impedisco di strisciare, però su questo punto non transigo!
- Va  bene, va  bene... Però, non toccate la mia erbetta, sapete, è una cosa che proprio non sopporto ... C'è tanta gente che vola ... e voi siete incostanti e leggeri, mentre noi vermi siamo tipi di grande serietà. Ad essere sinceri qui tutto appartiene a me. Adesso striscio su questa foglia e me la mangio, poi andrò da qualche altro fiorellino e mi mangerò anche quello. Arnvederci!

II
In poche ore Moscerino venne a sapere praticamente tutto: che oltre il sole, il cielo azzurro e l'erba verde ci sono pure i calabroni stizzosi, i vermi seri seri e che molti fiori hanno spine pungenti. Moscerino fu preso dalla costernazione, addirittura si senti offeso. Ma come, era sicuro che tutto gli appartenesse, che ogni cosa fosse stata creata proprio per lui ed invece anche gli altri avevano la stessa convinzione. Ah no, no e poi no!
Moscerino riprese il volo e vide uno specchio d'acqua.
- Almeno questo è mio! - esclamò con un gridolino di gioia.
L'acqua è mia! Come si sta bene qui, c'è l'erba, ci sono i fiori.
Gli andarono incontro altri moscerini.
- Ciao, fratellino!
- Salve,  carini! Veramente mi era venuta a noia la solitudine. Cosa fate qua?
- Stiamo giocando, fratellino ...  Vieni con noi. È cosi divertente. Sei nato da poco?
- Proprio oggi ... II calabrone per poco non mi ha punto, poi ho visto il vermiciattolo ... Pensavo che tutto  fosse mio e invece mi hanno detto che apparteneva tutto a loro.
Gli altri moscerini calmarono il nostro eroe e lo invitarono a giocare con loro. I moscerini giocavano sull'acqua volando in cerchio, ronzando, sussurrando. Al nostro Moscerino il cuore batteva forte forte per la gioia e in breve dimenticò il cupo calabrone e il serio vermiciattolo.
- Oh, come si sta bene! - balbettava in preda all'eccitazione.
- È tutto mio, il sole, l'erba, l'acqua. Perché gli altri si irritano cosi? Proprio non lo capisco. E tutto mio, però io non do fastidio a nessuno: volate, ronzate, state allegri. Ve lo permetto con piacere...
Moscerino giocò a lungo, poi si fermò un momento a riposare. Ne aveva proprio bisogno. Guardava gli altri moscerini darsi alla pazza gioia quando, all'improvviso, in mezzo a loro piombò un passerotto.
Ahi, ahi! - gridarono i moscerini e si dettero alla fuga.
Quando iì passerotto riprese il volo una decina di moscerini era scomparsa.
- Oh, che brigante! - si accalorarono i vecchi moscerini.
- Ne ha mangiato una decina!
Altro che calabrone! Moscerino capi cosa fosse la paura e, insieme ai moscerini più giovani, si nascose nel folto dell'erba che circondava lo stagno. Ma i guai non erano finiti perché un pesce si mangiò due moscerini e un altro paio di essi finirono in bocca ad una ranocchia.
- Ma qui che succede! - esclamò stupefatto Moscerino.
- E una cosa che proprio non va ... Così non si può vivere. Ah, che tipi orribili!
Però di moscerini ce ne erano tanti, poi arrivarono quelli appena nati. Arrivarono e ronzarono.
- È tutto nostro ... è tutto nostro ...
- No, non è tutto nostro - gridò loro Moscerino. - Ci sono i calabroni stizziti, i vermiciattoli seri, i cattivi passerotti, i pesci e le ranocchie. State attenti, fratellini!
- Calò intanto la notte e tutti i moscerini si nascosero nel giuncheto dove c'era un buon tepore. Si accesero le stelle in cielo, s'alzò la luna a specchiarsi nell'acqua.
- Che bellezza!
- "La mia luna, le mie stelle" - pensò Moscerino, ma non lo disse a nessuno. Avevano potuto togliergli anche quello.

III.
- Cosi trascorse l'estate.
- Ci furono molti divertimenti ed anche tanti brutti incontri. Un paio di volte rischiò di finire nel becco di un uccelletto, se la dovette vedere con una ranocchia che si era fatta pericolosamen¬te vicina. Non sono pochi i nemici dei moscerini. C'erano state però anche delle gioie. Un giorno aveva incontrato una moscerina molto simpatica e le aveva detto:
- Come sei carina, non vorresti vivere con me?
- Da allora erano stati sempre insieme, dove volava lei volava lui. Non si accorsero neppure del trascorrere dell'estate. Incominciarono le piogge, le notti si fecero sempre più fredde. Insieme nascosero le uova nel folto dell'erba, poi Moscerino disse:
- Ah, come sono stanco!
Nessuno lo vide morire.
- In effetti non era morto, sì era soltanto addormentato in vista dell'inverno per svegliarsi a nuova vita in primavera.



Ultima modifica di Zarevich il 18 Set 2016 20:27, modificato 4 volte in totale 




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DMITRIJ MAMIN-SIBIRJAK
ДМИТРИЙ МАМИН-СИБИРЯК

«FIABA DI ZANZAR ZANZARIN – NASO ACUTO E DI ORSO CODINO RICCIUTO»
«СКАЗКА ПРО КОМАРА КОМАРОВИЧА - ДЛИННЫЙ НОС И ПРО МОХНАТОГО МИШУ - КОРОТКИЙ ХВОСТ»

I.
Era proprio mezzogiorno quando tutte le zanzare si erano andate a rifugiare nella palude per il troppo caldo. Zanzar zanzarin-naso acuto si era addormentato all'ombra di una grande foglia, ma nel sonno senti un grido disperato:
- Ohi, ohi, aiutoooo!
Zanzar zanzarin saltò fuori con un urlo:
- Che succede? Perché gridate?
Ma le zanzare erano troppo occupate a ronzare e parlare per rispondere. Non si capiva un bel niente.
— Oh, amici! Un orso è venuto nella nostra palude  per dormire. Si è sdraiato e ha schiacciato cinquecento zanzare, ha tirato un sospirone e ne ha inghiottito un altro centinaio. Che guaio, che guaio! A stento a stento siamo riusciti a scappare, se no di noi avrebbe fatto poltiglia...
Zanzar zanzarin andò in collera, se la prese con l'orso e con quelle stupide di zanzare che piagnucolavano atterrite.
- Smettetela! - ordinò con un urlo. - Adesso vado io e sbatto fuori l'orso... Senza tanto strepito. Voi, invece, vi sgolate senza costrutto...
Quando si levò in volo Zanzar zanzarin era veramente fuori di sé per la rabbia. In effetti un orso se ne stava sdraiato nella palude. Era andato a cacciarsi nell'erba più folta, là dove le zanzare abitavano da chissà quanto tempo, e tirava su col naso emettendo un fischio come se suonasse la tromba. Che bestiaccia incosciente! Era andato in casa d'altri, aveva ammazzato tante zanzare innocenti ed ora dormiva come se nulla fosse!
- Ehi, tu, cosa sei venuto a fare qui? - urlò Zanzar zanzarin con voce terrificante, tanto che si spaventò egli stesso. L'orso apri un occhio: non c'era nessuno; apri l'altro e vide appena appena una zanzara che volava intorno al suo naso.
- E tu che vuoi, amico? - brontolò l'orso già con una punta di stizza. - Non faccio in tempo ad accomodarmi come si deve che un mascalzone viene a ronzarmi sotto il naso.
- Dico a te, è meglio che te ne vada con le buone!
L'orso apri tutti e due gli occhi, sbuffò e se la prese a male.
- Ma insomma che vuoi, animaletto fastidioso?
- Tornatene da dove sei venuto, non sono in vena di scherzare... Altrimenti ti mangio con tutta la pelliccia.
All'orso venne da ridere. Si girò sull'altro fianco, si copri il muso con la zampa e si rimise a russare.

II.
Zanzar zanzarin ritornò dai suoi compagni e annunciò a tutta la palude:
- Gli ho messo una paura addosso! ... Certamente non si farà vedere una prossima volta. Le zanzare rimasero stupefatte.
- Ma adesso l'orso dov'è?
- Non Io so proprio... Gli è venuta una gran fifa quando gli ho detto che l'avrei divorato se non se ne fosse andato. Non sono tipo da scherzare, proprio cosi gli ho detto: ti mangio! Che non gli sia venuto un colpo per la paura quando l'ho lasciato per venire da voi... Comunque l'ha voluto lui!
Le zanzare si misero ronzare tutte insieme discutendo accanitamente sul da farsi con quell'orso ignorante. Nella palude non c'era mai stato una confusione simile. Dopo aver ronzato a volontà decisero di scacciare l'orso dalla palude.
- Che se ne torni nel bosco, a casa sua, che vada là adormire. La palude appartiene a noi. Ci abitavano già i nostri padri e i nostri nonni. Ci fu soltanto.una vecchina, la saggia Zanzarotta, a proporre di lasciare l'orso in pace; facesse pure la sua dormita tanto che se ne sarebbe andato da solo al risveglio. Però le dettero tutti cosi addosso che la poveretta fece appena in tempo a ritirarsi in buon ordine.
- Andiamo, amici! - urlava più di tutti Zanzar zanzarin. - Gliela faremo vedere noi... avanti!
Le zanzare si levarono in volo dietro Zanzar zanzarin. Volavano e ronzavano con tanta forza da averne esse stesse paura. Arrivarono sul posto e videro che Torso se ne stava sdraiato immobile.
- Eh, cosa vi avevo detto io? Il povero tapino è morto dallo spavento! - esclamò gongolante Zanzar zanzarin.- Ne ho quasi dispiacere, vedete che bestione ...
- Ma dorme, amici! - ronzò con la sua vocina una piccola zanzaretta che, arrivata a portata del naso dell'orso per poco non era stata aspirata dal mantice delle sue enormi narici.
- Ah, l'incosciente, il barbaro - proruppero tutte insieme le zanzare con un clamore assordante. - Ha ammazzato cinquecen¬to zanzare, cento ne ha ingoiate e dorme come se non fosse successo niente...
L'orso continuava a dormire fischiando col naso.
- Ma no, fa finta di dormire! - urlò Zanzar zanzarin volando verso l'orso. - Adesso gli faccio vedere io... Ehi, tu, smettila di far finta di dormire!
Zanzar zanzarin arrivò sull'orso e conficcò il suo nasino aguzzo nel grosso nasone nero dell'orso. L'orso sobbalzò e si dette una manata sul muso, ma Zanzarin era già volato via.
- Ah, non ti è piaciuto? - ronzò Zanzar zanzarin. - Vattene via che il peggio deve ancora venire... Adesso non sono più solo, con me c'è  mio nonno Zanzarone lungo nasone e mio fratello minore Zanzarino lungo nasino.  Vattene finché sei in tempo...
- Ed io non me ne vado! - tuonò l'orso sedendosi sulle zampe posteriori.
- Vi schiaccerò tutti quanti...
- Ohi, ohi, ti vanti a sproposito...
E Zanzar zanzarin arrivò in picchiata pungendolo all'occhio. L'orso urlò di dolore, si batte il muso con la zampa, ma invano, anzi, per poco non si cavava un occhio con gli unghioni. Zanzar zanzarin gli volava intorno ad un orecchio ronzando:
- Ti mangerò, ti mangerò...

III.
Una rabbia terribile sconvolse l'orso il quale strappò una betulla con le radici e incominciò a picchiare contro le zanzare. Dava colpi alla disperata, con tutta la forza, ma non ne ammazzò nemmeno una. Tirò su allora un grosso masso e lo lanciò contro di loro, ma senza risultato.
- Te la sei presa, eh? - ronzava Zanzar zanzarin.- Comunque ti divorerò lo stesso...
L'orso combattè una battaglia memorabile, breve o lunga che fosse, comunque il chiasso fu enorme. Da lontano si potevano sentire le disperate urla dell'orso. Quanti alberi sradicò, quanti massi scaraventò in aria! Avrebbe voluto afferrare per primo Zanzar zanzarin che gli stava sempre addosso, volandogli a filo d'orecchio. Ma dandosi delle gran zampate l'orso riuscì soltanto a graffiarsi il muso a sangue.
Alla fine l'orso rimase senza fiato. Si accasciò e pensò bene di rotolarsi sull'erba per schiacciare tutta quell'armata di zanzare. Rotolò in lungo e in largo, ma senza concludere niente, e alla fine fu più stanco di prima. Allora nascose il muso nel muschio. Peggio che mai! Le zanzare lo attaccarono alla coda. A quel punto l'orso si imbestialì completamente.
- Fermi, fermi, adesso vi faccio vedere io! ... - urlò con un singhiozzo che si senti ad un mìglio di distanza.—Vi faccio vedere uno scherzetto... io... io...
Le zanzare si fecero da parte per vedere cosa sarebbe successo. L'orso intanto si arrampicava come un acrobata su un albero fino a quando non si fu sistemato su un grosso ramo.
- Ed ora vi faccio a pezzettini!
Le zanzare scoppiarono in una risata e tutte insieme si lanciarono all'attacco. Ronzavano, gli giravano intorno, lo pungevano da tutte le parti. L'orso si difese come potè, per sbaglio ingoiò un centinaio di zanzare, gli venne un colpo di tosse, perse l'equilibrio e precipitò a terra come un sacco di patate. Si sollevò, si strofinò le costole ammaccate e borbottò:
- Ve l'ho fatta, eh? Avete visto come sono bravo a saltare dagli alberi?
Le zanzare risero ancor più convulsamente, mentre Zanzar zanzarin gli ronzava all'orecchio:
- Io ti divorerò, ti divorerò...
L'orso era arrivato allo stremo delle forze, senza fiato, ma aveva vergogna ad abbandonare la palude. Se ne stava seduto e sbatteva le palpebre.
A salvarlo da quella penosa situazione fu una ranocchia che, sbucata fuori dalla palude, gli dette un consiglio:
- Perché vi state tanto a preoccupare. Non vale la pena di prestare attenzione a queste zanzare da nulla!
- Avete ragione, non ne vale proprio la pena. È meglio che me ne vada nella mia tana. Se vogliono, vengano là che io...
E l'orso voltò le terga lasciando la palude quasi di corsa. E Zanzar zanzarin gli volava sempre dietro gridando:
- Amici, fermatelo! L'orso se la da a gambe. Fermatelo! ...
Ma le zanzare decisero che non ne valeva la pena.  Se ne
andasse pure dalla palude, lo scopo era raggiunto!



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«FIABA DI ZANZAR ZANZARIN – NASO ACUTO E DI ORSO CODINO RICCIUTO» 
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DMITRIJ MAMIN-SIBIRJAK
ДМИТРИЙ МАМИН-СИБИРЯК

«L’ONOMASTICO DI IVAN»
«ВАНЬКИНЫ ИМЕНИНЫ»

Avanti col tamburo, ta-ta-ra-tà! Ed ora le trombette, tu-tu-ru-tù! Facciamo una bella musica, oggi è l'onomastico di Ivan! Cari ospiti, siate tutti i benvenuti. Di qua, di qua! Ta-ta-ra-tà! Tu-tu-ru-tù !
Ivan andava su e giù in camiciola rossa e mormorava:
- Benvenuti, amici ... Ci son tante cose buone. Una zuppa di trucioli appena colti, polpettine di sabbia di primissima qualità, pasticcini  di  carta  colorata e poi, che té!  Della migliore acqua bollita.  Benvenuti! Ed ora, musica! Ta-ta-ra-tà! Tu-tu-ru-tù!
In breve la stanza fu piena di ospiti. La prima ad entrare fu la Trottola panciuta.
- Zsi,  zsi...  zsi...   dov'è il  festeggiato?  Zsi...   zsi... mi piace tanto passare una serata in allegria e in una buona compagnia...
Vennero due bambole, una, dagli occhi azzurri, Anna, aveva il nasino un po' rovinato, l'altra, dagli occhi neri, Katja, le mancava soltanto un braccino. Fecero un’entrata molto dignitosa e si accomodarono con grazia su un minuscolo divano.
- Vediamo un po' che rinfresco ci sarà - disse Anna. — Ivan si vanta un po' troppo. Come musica non c'è male, ma ho i miei dubbi sulla qualità del rinfresco.
- Anna, non ti va mai bene niente - la rimproverò Katja.
- E tu, invece, vuoi sempre discutere.
Le bambole per l'appunto discussero un po' ed erano quasi sul punto di litigare, quando, saltellando su una gamba sola, entrò il vecchio Clown e ristabilì tra loro la pace:
- Sarà proprio una bella festa, signorina! Ci divertiremo un mondo. Certo, mi manca una gamba, ma guardate cosa riesce a fare Trottola con una gamba sola. Salute, Trottola...
- Zsi...  Salve!   Mi sembra che tu abbia un occhio un  po' ammaccato!
- Sciocchezze...   Sono caduto dal divano.  Capita anche di peggio.
- Eccome, capitano di quelle cose! A volte a tutta velocità sbatto la testa contro il muro!
- Meno male che è vuota...
- Però fa male lo stesso...  Se vuoi saperlo fa la prova tu stesso.
Per tutta risposta Clown dette un colpo coi piatti e si allontanò. Era una persona alquanto leggera.
Arrivò Petruska, seguito da tutto un gruppo di invitati: la moglie Matrjona Ivanovna, Karl il dottore tedesco e Zingaro, il quale a swa volta si era trascinato dietro un cavallino a tre zampe.
- Ivan, fa gli onori di casa! - esclamò allegramente Petruska dandosi un buffetto sul  naso. - Gli invitati sono uno meglio dell'altro.   Basta guardare mia moglie! Le piace  molto il té, come l'acqua ad un’ anitra.
- Ci sarà il te, signor Petruska - rispose Ivan. – Siamo contenti dì accogliere chiunque. Accomodatevi, Matrjona Ivanov¬na. Dottor Karl, prego...
Vennero anche Orso e Leprotto, Capretto grigio e Paperina chiacchierina, Galletto e Lupo.
Per ultimi arrivarono Pantofolina e Scopetta. A sedere però non c'era posto per tutti e Scopetta disse:
- Non fa niente, me ne starò in un angolino...
Pantofolina non disse niente e in silenzio andò a rifugiarsi
 sotto il divano. Era una Pantofolina come si deve benché un po' sciupata, addirittura in punta c'era un buchetto. Però sotto il divano nessuno avrebbe visto niente.
- Musica! - comandò Ivan.
Attaccò a suonare il tamburo: ta-ta-ra-tà! Fecero eco le trombette: tu-tu-ru-tù!
E tutti gli invitati d'improvviso furono presi dall'allegria.

II
La festa era incominciata proprio bene. Il tamburo suovana per conto suo e cosi pure le trombette, girava vorticosamente Trottola, risuonavano   i   piatti   di   Clown,   Petruska  gridava   a squarciagola. Era veramente un bel divertimento!
- Avanti, amici, divertitevi! - esortava di tanto in tanto Ivan accarezzandosi i capelli biondi.
Anna e Katja ridevano con le loro vocette sottili, con la solita goffagine Orso ballava con Scopetta, Capretto grigio si accompagnava a Paperina, Clown faceva capriole dimostrando tutta la sua arte, quando il dottor Karl chiese a Matrjona Ivanovna:
- Matrjona   Ivanovna, state bene, non  vi  fa  male  il  pan¬ cino?
- Ma che vi viene in mente?...
- Su, fatemi vedere la lingua.
- Smettetela, per favore...
- Sono qua... - disse con la vocetta sottile Cucchiaino d'argento, quello con cui mangi la tua pappa.
Finora Cucchiaino se ne era stato tranquillo sul tavolo, ma appena aveva sentito parlare di lingue subito era saltato su ad offrire i suoi servizi; perché il medico col suo aiuto esamina la gola della figlioletta...
- Ma vi dico di no... - squitti Matrjona Ivanovna, agitando curiosamente le mani, come un mulino a vento.
- Se le cose stanno cosi, bene, io non impongo a nessuno la mia opera - disse Cucchiaino offeso.
Pensava addirittura di arrabbiarsi sul serio, ma in quel momento accorse Trottola con una giravolta e si misero a ballare. Trottola ronzava, Cucchiaino emetteva un suono argenti¬no... Anche Pantofolina non riusci a starsene ferma e usci da sotto il divano per sussurrare a Scopetta:
- Ti voglio tanto bene...
Scopetta socchiuse gli occhi per la contentezza perché le piaceva tanto quando le volevano bene.
Lei era sempre così modesta, non si dava mai delle arie, come fanno spesso gli altri, per esempio Matrjona Ivanovna o Anna e Katja. Queste care bamboline ridevano sempre dei difetti altrui: Clown ha una gamba sola, Petruska ha il naso lungo, il dottor Karl è calvo, Zingaro sembra un tizzone e ancora peggio dicevano del padrone di casa:
- E un po' cafoncello - diceva Katja.
- Inoltre si da tante di quelle arie - aggiungeva Anna.
Dopo essersi divertiti a sazietà si accomodarono a tavola e
incominciò un vero e proprio banchetto, come è di regola nei compleanni. Ci furono però alcuni equivoci. Per errore Orso per poco non fece di Leprotto un boccone solo, avendolo scambiato per una polpetta; Trottola stava quasi per litigare con Zingaro per via di Cucchiaino perché Zingaro infatti se l'era già messo in tasca; Petruska ebbe una lite con la moglie per delle sciocchezze.
- Matrjona Ivanovna, calmatevi - esortava il dottor Karl. -  Petruska  è  un  brav'uomo.  Forse avete mal di testa?  Ho delle ottime polverine...
- Lasciatela in pace, dottore - diceva Petruska. È proprio una donna impossibile... però le voglio bene lo stesso. Matrjona, facciamo la pace, dammi un bacio...
- Urrah! - gridò Ivan. - Cosi va meglio, molto meglio che litigare. Non sopporto quando la gente litiga. Ecco guardate!
A questo punto successe una cosa improvvisa, terribile da vedere e orribile da dirsi.
Suonava iì tamburo: ta-ta~ra-tà! Suonavano le trombette: tu-tu-ru-tù! Risuonavano i piatti di Clown, con la sua vocetta argentina rideva Cucchiaino, ronzava Trottola, Leprotto, tutto allegro, gridava: bo-bo-bo!... Cagnolino di porcellana abbaiava, Gattino di gomma miagolava dolcemente, mentre Orso batteva il tempo con la zampa con tanta forza da far tremare il pavimento. Il più allegro era Capretto grigio, prima di tutto perché danzava meglio degli altri e poi perché scuoteva cosi comicamente la sua barbetta lanciando il suo bee, bee, bee!

III
Ma come era successo? Adesso è difficile ricostruire tutto con ordine   perché   fra   tutti   soltanto   Pantofolìna   ricordava   come erano andate realmente le cose. Era molto saggia ed era riuscita a nascondersi in tempo sotto il divano.
Ecco come era andata. Prima erano venuti i cubetti a fare gli auguri. No, questo non c'entra. I cubetti sì erano venuti, ma la colpa era stata di Katja dagli occhi neri. Era stata proprio lei! Alla fine del pranzo con tono intrigante aveva sussurrato ad Anna:
- Che ne dici, Anna, chi è il più bello fra tutti?
Una domanda a prima vista innocente, invece Matrjona Ivanovna se la prese a male e disse a Katja:
- Volete forse dire che il mio Petruska sia un mostro?
- Non lo pensa nessuno, Matrjona Ivanovna - tentò di scusarsi Katja, ma era troppo tardi.
- Certo, ha un naso piuttosto lungo - continuò Matrjona Ivanovna. - Però lo si vede solo a guardarlo di profilo. Sì, ha la brutta abitudine di strillare, è litigioso, ma è pur sempre una brava persona. Per quanto poi riguarda l'intelligenza...
Le bambole incominciarono a discutere con tanto ardore da attirare l'attenzione generale. Si intromise ovviamente Petruska che strillò:
- Dice bene Matrjona Ivanovna... E ovvio che il più bello sono io!
Tutti gli altri uomini si offesero. Che presuntuoso questo Petruska. Non si può nemmeno starlo a sentire.
Clown, che non era un campione di eloquenza, preferì starsene zitto, al contrario del dottor Karl che invece esclamò a voce alta:
- Allora vuoi dire che siamo tutti dei mostri? Congratulazio¬ni, signori!
Si levò un clamore indescrivibile. Zingaro gridava qualcosa nella sua lingua, Orso ruggiva, Lupo ululava, gridava Capretto, Trottola ronzava, si erano offesi tutti quanti.
- Signori, finitela! - tentava di calmarli   Ivan. - Non fate caso alle parole di Petruska. Avrà voluto scherzare.
Ma era fatica sprecata. II dottor Karl era agitatissimo. Batteva ogni tanto il pugno sul tavolo e gridava:
- Signori, che ospitalità! Ci hanno invitati solo per dirci che eravamo dei mostri...
- Signore e signori! - tentava di farsi  sentire Ivan al di sopra degli urli. - Se le cose stanno proprio cosi, devo dirvi che qui l'unico mostro sono io... Contenti adesso? Poi, cosa successe dopo? Ah, adesso ricordo. Il dottor Karl ormai aveva perso la trebisonda e avanzava verso Petruska minacciandolo con il dito e ripetendo:
- Se l'educazione non me lo impedisse e non sapessi comportarmi in società, vi direi,   caro   Petruska,   che   siete veramente un imbecille. Conoscendo il carattere litigioso di Petruska Ivan pensò di intromettersi tra i due, ma cosi facendo urtò nel lungo naso di Petruska il quale pensò che a colpirlo fosse stato il dottore. E qui scoppiò una vera e propria rissa. Petruska agguantò il dottore, Zingaro che se ne stava in disparte si mise senza ragione a picchiare Clown, con un ruggito Orso si lanciò su Lupo, Trottola picchiava Capretto con la sua testa vuota. Era una mischia con i fiocchi. Le bambole si misero a strillare con le loro vocette sottili e pensarono bene di svenire.
- Oh, vengo meno! - gridò Matrjona Ivanovna cadendo dal divano.
- Signori, ma che succede! - gridava Ivan. - Signori, in fin dei conti si tratta del mio compleanno.  Non  sta bene!  Non è cortese!...
Si trattava ormai di una rissa in piena regola tanto che non si riusciva a capire chi picchiava e chi veniva picchiato. Dopo aver cercato invano di dividere i contendenti Ivan si mise a picchiare pure lui tutti coloro che gli capitavano sotto mano e, dato che era il più forte, gli ospiti se la videro brutta.
- Aiuto!!! Aiuto, fratelli! - urlava più di tutti Petruska colpendo il dottore più forte che poteva. - Petruska è morto ammazzato... Aiuto!
Dalla mischia si era salvata soltanto Pantofolina che per tempo era riuscita a nascondersi sotto il divano. Aveva chiuso gli occhi per la paura quando senti Leprotto che si riparava dentro di lei.
- Ma tu dove ti ficchi? - borbottò Pantofolina.
- Sta  zitta, se no le prendiamo tutti e due - la supplicò Leprotto spiando dal buco che c'era sulla punta di Pantofolaia - Che brigante è Petruska! Sta pestando tutti gli altri e grida a più non posso. Veramente un ospite a modo... Sono scappato per un pelo da Lupo. A pensarci, tremo tutto... Paperina sta già a gambe all'aria. È morta poverina...
- Come sei stupidino, Leprotto. Tutte le bambole sono svenute e Paperina lo stesso. La rissa durò a lungo, fino a quando Ivan non cacciò tutti quanti, ad eccezione delle bambole. Da parecchio Matrjona Ivanovna si era seccata di starsene sdraiata e perciò spalancò un occhio chiedendo:
- Signori, dove sono? Dottore, guardi un po' se sono viva.
Nessuno le rispose e Matrjona Ivanovna aprì anche l'altro occhio. Nella stanza non c'era nessuno, Ivan stava nel mezzo osservando stupefatto il campo di battaglia. Si ripresero Anna e Katja e si stupirono pure loro.
- Che cosa terribile! - disse Katja. - Veramente un ottimo padrone dì casa, non c'è che dire!
Le bambole concordi se la presero con Ivan che non sapeva veramente cosa rispondere. In effetti era stato picchiato e lui pure aveva picchiato gli altri, ma per qual motivo? Non lo sapeva.
- Non  riesco proprio a capire come sia accaduto – diceva sconsolato. - Mi dispiace tanto perché voglio bene a tutti io.
- Invece lo capiamo noi - esclamarono da sotto il divano Pantofolina e Leprotto. - Noi abbiamo visto tutto!
- Allora siete voi i colpevoli - li accusò Matrjona Ivanov¬na. - Certo, che siete voi... Prima avete aizzato la gente e poi vi siete nascosti.
- Sono loro, sono loro - gridarono all'unisono Anna e Katja.
- A, è così che stanno le cose! - si rallegrò Ivan. - Allora via di qua, briganti... Andate a trovare la gente solo per mettere zizzania.
Pantofolina e Leprotto fecero appena in tempo a salvarsi gettandosi per la finestra.
- Che gente c'è al mondo! Vi faccio vedere io! - minacciò Matrjona Ivanovna con la mano. — Qui c'è Paperina che può confermare.
- Sì, sì... - disse   Paperina. - Li ho visti con i miei occhi mentre si nascondevano sotto il divano. Paperina era sempre d'accordo con tutto e con tutti.
- Bisogna far tornare gli ospiti... - aggiunse Katja. - Possiamo ancora divertirci...
Gli ospiti tornarono volentieri. Chi aveva un occhio pesto, chi zoppicava. I danni maggiori Petruska li aveva subiti al lungo naso.
- Ah, che briganti - ripeterono tutti quanti ingiuriando Pantofolina e Leprotto. - Chi l'avrebbe mai detto?
- Ah, come sono stanco! Ho le braccia piene di lividi! - silamentava Ivan. — Però io non serbo rancore, su, musica! Di nuovo attaccò il tamburo: ta-ta-ra-tà! Squillarono le trombe: tu-tu-ru-tù!... Petruska urlò a squarciagola:
- Urrah per Ivan!



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Dmitrij Mamin-Sibirjak
Дмитрий Мамин-Сибиряк

«FAVOLA DI PASSEROTTINO, LASCHETTO E DELL’ALLEGRO JASCIA SPAZZACAMINO»
«СКАЗКА ПРО ВОРОБЬЯ ВОРОБЕИЧА, ЕРША ЕРШОВИЧА И ТРУБОЧИСТА ЯШУ»

Passerottino e Laschetto erano grandi amici. In estate ogni giorno Passerottino volava al fiume e gridava:
- Ehi, amico, salve!  Come va?
- Non c'è male! - rispondeva Laschetto. - Vieni a startene un pochino da me.
In fondo al  fiume si  sta veramente bene. L'acqua è tranquilla  e  ci sono tante buone alghe saporite.  Ti offrirò caviale di ranocchio, vermiciattoli, mosche d'acqua.
- Grazie tante! Con vero piacere verrei da te, però ho paura dell'acqua. Meglio che tu venga da me sul tetto. Ti offrirò tante belle bacche, ho tutto un giardino a disposizione, poi troveremo una crosta di pane, un po' di avena, dello zucchero, una zanzara ancora viva. A te lo zucchero piace?
- Com'è?
- Tutto bianco...
- Come i sassolini del fiume?
- In un certo senso, però quando lo prendi in bocca senti quanto è dolce. I sassolini invece non si possono mangiare. Voliamo insieme sul tetto?
- No, non so volare e poi fuori dall'acqua non riesco a respirare. Mettiamoci a nuotare tutti e due insieme. Ti faccio vedere...
Passerottino aveva provato ad entrare nel fiume, era arrivato con l'acqua ai ginocchi e si era ritirato spaventato. Si poteva annegare! Passerottino beveva l'acqua limpida del fiume, nei giorni più caldi faceva il bagno vicino alla riva, si puliva le penne e ritornava al suo tetto. Comunque stavano bene insieme e chiacchieravano del più e del meno.
- Ma non ti viene noia a startene sempre a mollo? - spesso si stupiva Passerottino. - L'acqua è bagnata, puoi prendere un raffreddore.
Laschetto si meravigliava a sentire queste parole:
- E a te non viene noia a volare? Al sole fa caldo, si rimane senza fiato. Da me invece c'è sempre un bel fresco. Si può nuotare quanto si vuole. Non per nulla in estate vengono tutti quanti a fare il bagno da me. Da te invece, sul tetto, chi ci viene?
- E come ci vengono! Io ho un grande amico, Jascia spazzacamino. Viene sempre a trovarmi. È un tipo allegro, canta tante canzoni. Pulisce le canne e canta. Quando ha finito si siede a riposare, trae di tasca un pezzo di pane e mangia, mentre io raccolgo le briciole. Stiamo insieme molto bene, anche a me piace divertirmi.
I nostri due amici si trovavano ad affrontare quasi sempre le stesse difficoltà. In inverno per esempio il povero Passerottino soffriva moltissimo il freddo. E che giorni gelidi capitavano! Sembrava che anche l'anima si congelasse. Passerottino arruffava le penne, nascondeva le zampette e aspettava. Per scampare al freddo c'era solo la possibilità di rifugiarsi nella canna del cammino per riscaldarsi. Ma era una cosa rischiosa.
Un giorno Passerottino per poco non mori proprio per mano del suo migliore amico, lo spazzacamino. Jascia, come al solito, aveva lasciato cadere nella canna la sua grossa boccia di ferro non sapendo che Passerottino se ne stava li a riscaldarsi. Scansata la morte per un pelo, Passerottino era schizzato fuori tutto sporco di nerofumo urlando:
- Ma che stai facendo, Jascia? Per poco non mi ammazzavi!
- E come potevo sapere che te ne stavi li dentro?
- Sta più attento la prossima volta... Se io ti colpissi con una boccia di ferro mica saresti contento!
Pure Laschetto d'inverno non se la cavava tanto bene. Scendeva sul fondo del fiume e in una gora sonnecchiava per giornate intere. Di tanto in tanto quando lo chiamava Passerottino saliva in superficie e si affacciava ad un buco aperto nel ghiaccio. Passerottino andava a bere e chiamava:
- Ehi, Laschetto, come te la passi?
- Si vivacchia... - rispondeva Laschetto con la voce impastata di sonno. - Ho voglia di dormire, comunque va abbastanza male, qui dormono tutti.
- Anche da noi non va meglio, amico. Che fare? Dobbiamo avere pazienza. A volte capita un vento crudele! Altro che sonno, non si riesce a chiudere occhio. Per riscaldarmi un po' non faccio che saltellare su una zampetta. La gente invece guarda e dice: "Guarda, che passerotto allegro!" C'è solo da aspettare il caldo. Ma tu mi senti?
Ma nemmeno d'estate finivano i guai. Una volta un falco insegui Passerottino per un paio di chilometri, ed egli solo all'ultimo momento riuscì a nascondersi tra le erbe del fiume.
- A stento a stento ce l'ho fatta! - esclamò Passerottino, quando riusci a riprendere fiato. - Che brigante, stava proprio per agguantarmi e allora - addio Passerottino!
- E come con il nostro luccio - disse Laschetto per fargli coraggio. - Anch'io  tempo  fa  per  poco  non  gli sono finito in gola. Si è gettato su di me come un lampo. Io nuotavo insieme agli altri pesciolini e pensavo che si trattasse di un ramo d'albero quando ho visto che mi scagliava addosso.  Ma cosa ci stiano a fare i lucci al mondo non lo capisco proprio.
- Anch'io... Sai mi sembra che il falco prima doveva essere un luccio e che il luccio fosse un falco. Non c'è che dire, due briganti.

II
Se la passavano cosi, Passerottino e Laschetto, gelavano in inverno ed erano contenti in estate; l'allegro spazzacamino puliva i camini e canticchiava. Ognuno aveva il suo daffare, conosceva gioie e dolori.
Un giorno d'estate lo spazzacamino, finito il suo lavoro, andò al fiume a togliersi di dosso la fuliggine. Camminava fischiettando quando ad un tratto senti un chiasso terribile. Cos'era successo? Sul fiume erano convenuti a raccolta tanti uccelli, oche, anitre, rondinelle, corvi e colombi. Gridavano, strepitavano, ridacchiavano e non si capiva un bel nulla.
- Ehi, ma cosa è successo? - gridò lo spazzacamino.
- Vedi un po' tu cos'è successo - trillò una vivace cinciallegra. - È così ridicolo, così  ridicolo! Guarda, cosa fa il nostro Passerottino! Sembra uscito dì senno.
La cinciallegra se ne usci con una risatina argentina, agitò la coda e si levò in volo al di sopra del fiume.
Quando lo spazzacamino arrivò alla riva, Passerottino gli si precipitò addosso. Era veramente terribile: il becco spalancato, gli occhi accesi, le penne irte.
- Ehi, Passerottino, cosa ti succede, perché fai tutto questo chiasso?
- Eh, no! Non finisce così, gliela faccio vedere io! – urlò Passerottino fuori di sé dalla rabbia. - Non sa ancora con chi ha a che fare... Glielo faccio vedere io a quel maledetto Laschetto! Si ricorderà di me, quel brigante!
- Non gli dar retta! - gridò dal fiume  Laschetto. – Sono tutte bugie...
- Io dico  bugie? - urlò Passerottino. - E chi ha trovato il verme? Io dico bugie! Un verme cosi bello, grasso! L'avevo preso sulla riva dopo aver scavato con tanta fatica. L'avevo preso e me ne tornavo a casa, perché anch'io ho famiglia e devo portarle da mangiare. Avevo appena incominciato a volare sul fiume quando Laschetto, che il luccio lo ingoi, mi grida: "Attento al falco!" Io per
la paura do un grido, il verme precipita in acqua e Laschetto se lo ingoia. Questo significa dire bugie? Tanto più che non c'era nessun falco.
- Era uno scherzo - disse per giustificarsi Laschetto. – Però il verme era veramente saporito.
Intorno a Laschetto si erano radunati tutti i pesci del vicinato che ridevano a crepapelle. Era stato veramente uno scherzo con i fiocchi, quello di Laschetto, che si era preso gioco del suo vecchio amico. E come era stato ridicolo Passerottino, quando aveva voluto scendere in lizza con Laschetto. Scendeva in picchiata, si abbassava a pelo d'acqua senza poter mai afferrare un bel niente.
- Ingozzati con il mio vermiciattolo! - gridava Passerottino. - Io ne troverò un altro. Me la prendo a male perché Laschetto mi ha ingannato e per giunta si burla di me. E dire che io l'ho invitato a venire con me sul tetto... Veramente UP amico, non c'è che dire!
Adesso che ci dica la sua Jascia spazzacamino. Lui è un mio amico e noi addirittura mangiamo insieme, cioè lui mangia e io raccolgo le briciole.
- Calma, amici, qui bisogna capire come sono andate le cose - ammonì lo spazzacamino. - Fatemi   prima lavare e poi giudicherò in piena coscienza. Tu, Passerottino, calmati intanto.
- La ragione è dalla mia, non ho da preoccuparmi! - gridava Passerottino. - Voglio solo far vedere a Laschetto che non può farmi impunemente questi scherzetti.
Lo spazzacamino si inginocchiò sulla riva, mise accanto a se il fagottino con la colazione, si lavò le mani e la faccia e meo minciò:
- E adesso iniziamo il processo... Tu, Laschetto, sei un peste e tu, Passerottino, un uccello. Dico bene?
- Sì! sì! - gridarono in corso i pesci e gli uccelli.
- Allora andiamo  avanti! Il pesce deve vivere in acqua e l'uccello nell'aria. Dico bene? Allora... il verme invece vive nella terra. Bene, adesso guardate...
Lo spazzacamino apri il suo involtino, depose su una pietra un pezzo di pane di segala, che costituiva tutto il suo pranzo, e continuò:
- Che cos'è questo? E un pezzo di pane. Io me lo sono guadagnato ed  io me lo mangio, inoltre ci bevo sopra un po' d'acqua. È cosi? Vuoi dire che io mangio e non faccio male a nessuno. Anche gli uccelli e i pesci vogliono mangiare. Ognuno di voi ha il suo cibo, quindi perché litigare? Passerottino ha scavato e ha trovato il suo verme, quindi se l'è guadagnato e il verme era suo...
- Un momento, un momento... - nella folla dei volatili si levò una vocina sottile sottile.
Gli uccelli si fecero da parte e un fringuello dalle zampette esili si fece avanti.
- Sapete, non è affatto vero.
- Cos'è che non è vero?
- Sì, perché il vermiciattolo l'avevo trovato io. Domandate alle anitre che hanno visto tutto. L'avevo trovato io e Passerottino me l'ha rubato.
Lo spazzacamino si senti a disagio, era veramente un colpo di scena.
- Come? - borbottò. - Vuoi dire che tu, Passerottino, ci hai ingannato tutti quanti?
- Io dico la verità, è lì Fringuello che dice bugie. Si è messo d'accordo con le anitre.
- C'è qualcosa che non quadra, eh, sì! Certo che un vermiciattolo non è così importante, però rubare non sta bene. E chi ruba dice sempre bugie. Dico bene?
- Giusto, giusto! - gridarono in coro tutti quanti.- Però tu dicci chi ha ragione, Laschetto o Passerottino? Tutti e due hanno fatto chiasso, hanno litigato e hanno messo gli altri in subbuglio.
- Chi ha ragione fra loro due? Siete entrambi dei monellacci, tu   Laschetto e tu   Passerottino,   ed  io  vi  punirò per  dare l'esempio. E adesso fate subito la pace, immediatamente!
- Giusto, giusto - gridarono di nuovo tutti in coro. – Che facciano la pace...
- E a Fringuello poverino che ha lavorato per trovare il suo vermiciattolo io gli darò tante bricioline - decise lo spazzacami¬no e così saranno tutti contenti.
- Benissimo! - gridarono gli altri.
Lo spazzacamino si volse a prendere il pane, ma questo era scomparso.
Mentre lo spazzacamino parlava Passerottino lo aveva trafugato.
- Ohi, birbante! - si indignarono i pesci e gli uccelli.
E si lanciarono a rincorrere il ladro. Il tozzo di pane era pesante e Passerottino non si era potuto allontanare di molto. Lo raggiunsero proprio al di sopra del fiume. Uccelli piccoli e grandi si gettarono sul ladruncolo.
Ci fu una vera e propria rissa. Volavano i colpi di becco, si spargevano le briciole ed infine il pane cadde in acqua. La battaglia continuò nel fiume tra i pesci e gli uccelli. Fecero a pezzettini il pane e lo divorarono fino a quando non rimase più nemmeno una briciola. Soltanto allora i contendenti ritornarono in sé ed ebbero vergogna. Avevano rincorso il ladro ed avevano divorato la refurtiva.
L'allegro spazzacamino rimasto in riva al fiume se la rideva di gusto.  Erano scappati tutti, soltanto Fringuello era rimasto.
- Perché non sei volato con gli altri?
- Ci sarei andato, ma sono troppo piccolo, gli uccelli grandi mi avrebbero preso a beccate.
- Ma, meglio così, Fringuellino.  Siamo rimasti tutti e due senza mangiare. Vuoi dire che non abbiamo lavorato  abbastanza...
Quando Aljonushka arrivò al fiume e sentì cos'era successo rise di cuore.
- Eh, come sono stupidi tutti quanti, i pesci e gli uccellini. Al posto loro io avrei diviso tutto equamente, il vermiciattolo e il pane, e nessuno avrebbe litigato. Poco tempo fa ho diviso quattro mele. Viene papa e mi dice: "Ecco quattro mele, dividile in parti uguali con me e Lisa". Ed io ho fatto tre porzioni: una mela a papa, una a Lisa e due a me.

  

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Messaggio Re: «FIABA PER LA MIA BAMBINA» di Dmitrij Màmin-Sibirjak 
 
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