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ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006)
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Messaggio ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006) 
 
Non sono sicuro se questa sia la sezione più adatta per questo post, ma forse sì.
Il fatto è che  sono rimasto molto incuriosito da quel poco che sono riuscito a trovare in rete (in italiano) su Aleksandr Zinov’ev, e ho deciso di approfondire l’argomento.
Ci sono numerosi libri scritti da lui, che sono stati tradotti e pubblicati in Italia, ed ho cominciato a cercarne alcuni che mi sembrano abbastanza fondamentali per un buon approfondimento. Ma se è stato facile trovare libri come “L’umanaio globale”, “Il radioso avvenire” e “Appunti di un guardiano notturno”, sembra che “Cime abissali”, il libro che gli ha dato maggior risonanza e notorietà, e che gli ha valso, nel 1976, la perdita del posto all’università di Mosca e dall’Accademia delle Scienze, nonché l’allontanamento dal Partito, sia già un libro introvabile, esaurito da tempo e di difficile reperibilità.
Tuttavia, dopo una paziente ricerca sono riuscito a trovarne una copia usata, che spero di ricevere tra pochi giorni.
Presto perciò sarò in grado di farmi un’idea diretta della sua personalità e del suo pensiero, basandomi sulla lettura dei suoi scritti, piuttosto che su interpretazioni e giudizi esterni.
Tuttavia mi ha meravigliato la scarsità di informazioni su questo scrittore-filosofo, anche se principalmente lui fosse un docente di Logica (era direttore del Dipartimento di Logica dell’università di Mosca). In particolare, stranamente  non esistono recensioni sul suo libro “Cime abissali”, cosa che mi ha lasciato alquanto perplesso, visto il grande interesse che ha ricevuto questo libro.
Ricordo che sono neanche due anni che Aleksandr Zinov’ev è scomparso, all’età di 84 anni.
Credo che in patria il suo nome e le sue opere siano abbastanza noti, e mi piacerebbe sapere di quale considerazione e stima gode presso i suoi connazionali.
Se qualcuno potesse spendere qualche parola per delineare la figura di questo importante filosofo e scrittore del XX secolo lo apprezzerei molto.

  



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Messaggio ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006)  
 
Non importa, tanto più che mi sembra di capire che non sia poi così famoso e/o apprezzato in Russia
Mi sono arrivati i due volumi del suo “Cime abissali”  («Зияющие высоты», scaricabile in russo da qui), e presto potrò farmi da solo un’idea attendibile del suo pensiero e del suo stile.
  



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Messaggio ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006)  
 
Sono ormai avanti con la lettura di questo che considero veramente un ottimo libro che tutti quelli che vorrebbero conoscere da dentro quello che è stato il periodo Sovietico, dalla sua ascesa al suo declino, con i suoi  personaggi, le leggi e le regole del sistema sociale, dovrebbero assolutamente leggere.

Senza voler giudicare l’autore, che a causa della sua evoluzione ideologica, costituisce una personalità piuttosto controversa, si può ciò non di meno esprimere un giudizio sull’opera in sé, che rappresenta il primo coraggioso tentativo di dipingere satiricamente l’Unione Sovietica dal suo interno, benché la sua genialità stia soprattutto nel fatto che la rappresentazione della società e delle sue leggi che viene data dall’autore è molto spesso di carattere generale e universale, piuttosto che specifica e particolare. Certe dinamiche e meccanismi sociali sono eternamente veri e quanto mai attuali.

Il romanzo, ricchissimo di personaggi e riferimenti, si svolge  in Ibania, cioè il «paese degli Ivan», che «anche se per caso esistesse, sarebbe una pura invenzione»; qui, a furia di controllare tutto e tutti, si finisce col perdere il rapporto con cose e persone e con l’avere a che fare solo con una serie indistinta e infinita di procedure di menzogna e sorveglianza, che ognuno è tenuto ad esercitare e subire. E tutto è teso ad attuare una «misura storica»  il cui scopo è quello di «scoprire gli elementi che disapprovano la sua messa in atto e fissare disposizioni adeguate».

Difficile è anche la definizione e la collocazione del libro in un genere specifico della letteratura. E’ insieme una satira, un diario, una fantasmagoria, un’opera filosofica. E’ particolare, originale, da leggere.

Alcuni estratti del libro credo che siano la migliore testimonianza della forza di questo libro.



Le elezioni dell’Accademia

All’Accademia hanno messo in ballottaggio un posto di Membro Effettivo e due di Membro Corrispondente. Vennero proposti a Effettivo un centinaio di candidati: a Corrispondente quasi tutti quelli che desideravano essere proposti, che potevano esserlo, o che non potevano non esserlo. Per due settimane sono apparse sui giornali le liste dei candidati. L’Istituto ha proposto il Direttore Capo e i Sostituti. Il Laboratorio ha proposto gli Aiuti e i Vice Aiuti. La Rivista ha proposto i Supplenti dei Vice Aiuti, i Collaboratori anziani e i Consiglieri giovani. Sono stati proposti perfino tre studiosi che dalla più tenera età non avevano avuto il minimo rapporto con la scienza ma erano passati poi a un più responsabile lavoro. Il primo scrisse sul secondo una lettera confidenziale, dove dimostrava in modo convincente che il secondo non era affatto quello per cui si faceva passare. Il secondo scrisse una lettera aperta dimostrando in modo non meno convincente che lui era assolutamente quello che appariva essere, mentre il primo non era affatto quello che si credeva. Il terzo raccontò a tutti chi erano in realtà quei due. I primi due presentarono una dichiarazione comune riguardo al comportamento scorretto del terzo, mentre erano lì tutti e tre insieme. Venne poi eletto un quarto, di cui non era stata neanche presentata la candidatura, ma che si era dato molto da fare per risolvere una faccenda riguardante una persona assai vicina a un Sostituto; e un quinto, che era per l’appunto quella persona, ma il cui nome rimase segreto, come l’esigevano superiori considerazioni. Venne eletto anche un Sostituto (il Direttore Capo era stato eletto già nelle passate elezioni, ma veniva ogni volta riproposto, in segno d’amore e di rispetto), cinque Aiuti, trentatré Vice Aiuti, nonché una dozzina circa fra Collaboratori e Consiglieri vari. Questi ultimi furono immediatamente inviati in missione all’estero.



Il Patriota

Frutto di una necessità storica, il posto di polizia esercitò a sua volta un’influenza sulla vita della Scuola. Esso divenne una possente arma di educazione dell’uomo nuovo. L’Assassino aveva appena avuto il tempo di chiudere, piazzando il piede del panchetto sotto la maniglia, che già bussavano alla porta, e faceva la sua comparsa nella commina il Patriota, ovvero l’allievo-modello Ibanov, primo nella preparazione militare e politica. Egli dichiarò fin dalla soglia che gli erano stati affibbiati dieci giorni perché aveva avanzato richiesta di essere inviato al fronte; che lui però non vedeva la logica di tutto questo, dato che la Scuola stava per spedire al fronte cinquanta persone, le quali non ne avevano il minimo desiderio. Il Deviazionista notò che quella era la ferrea logica delle leggi della società, secondo cui sono le autorità superiori a decidere della sorte del Patriota, e non lui stesso. Avanzando la sua richiesta, il Patriota aveva contravvenuto a quella legge, perché aveva dimostrato l’intenzione di disporre della propria sorte secondo la propria volontà; aveva dunque ricevuto quel che si meritava. Tuttavia, proseguì il Deviazionista, il suo sacrificio non è stato vano, perché agli occhi delle autorità egli ha dimostrato di essere un vero patriota. Adesso può starsene tranquillamente imboscato nelle retrovie. La sua coscienza è pulita; è quasi stato al fronte, si può dire. E oramai ce lo manderanno solo in caso estremo, quando non avranno proprio nessun altro da mandarci.



Le correnti artistiche

Il Pittore e l’Imbrattatele avevano fatto gli studi assieme ed erano grandi amici. Una volta, scherzando, l’Imbrattatele aveva detto che in arte una sola legge ha avuto sempre effetto: quanto più alto è piazzato il didietro che un pittore riesce a leccare, tanto più importante è quel pittore. Uno non può essere un gran pittore se non è il pittore del re. Il Pittore prese quello scherzo sul serio. Presto le loro strade si separarono, nell’arte come nella vita, pur mantenendo essi amichevoli relazioni. I rilevanti successi del Pittore gli meritarono gratifiche, elezioni, e infine nomine. Per un ritratto del Consigliere, ricevette un appartamento. Per un ritratto dell’Aiuto, ebbe una dacia. Per il ritratto della moglie del Sostituto, la macchina. Per il ritratto del Sostituto, una missione all’estero. Per il primo ritratto del Direttore Capo divenne pittore laureato e raggiunse una nomea panibanese. All’Istituto gli assegnarono una tessera permanente e gli dissero che sarebbero stati felici di vederlo in qualsiasi ora del giorno e della notte. Per il secondo ritratto del Direttore Capo attribuirono al suo studio l’intero fondo triennale destinato ai pittori. Per un ritratto dell’Aiuto venne organizzata un’esposizione di sue opere con ingresso gratuito, aperta al pubblico ventiquattr’ore su ventiquattro. E malgrado tutto ciò, il Pittore si sarebbe sentito meno infelice se al mondo non fosse esistito l’Imbrattatele.
L’Imbrattatele s’era procurato faticosamente, con i propri soldi – ne era sempre sprovvisto – una stanzuccia, di cui aveva fatto il proprio studio. E fino ad oggi aveva buttato giù varie cosette, perfettamente ignorato, ma con qualche scandalo. Mille chiacchiere insensate erano giunte all’orecchio del Pittore, ma lui non voleva crederci. Sapeva bene cos’è l’arte da noi, e cosa sono i nostri fratelli pittori. Finalmente, certi intellettuali di dubbia fama cominciarono a brigare per ottenere un’esposizione dell’Imbrattatele. Fu nominata una commissione, presieduta dal Pittore. La commissione pose il veto a un’esposizione personale. Ma il vento nuovo cominciava a penetrare sin nelle sfere dirigenti dell’arte, così si decise di formare una nuova commissione per vedere se era possibile ammettere una fra le opere più accettabili dell’Imbrattatele in una esposizione di pensionati dilettanti e di amici dell’arte popolare. Il Pittore, capo della nuova commissione, visitò personalmente lo studio dell’Imbrattatele, e ne rimase sbalordito. Ma non lo lasciò vedere. Ti consideri realmente un genio? sul serio? Disse. Ma è una cosa ridicola. Geni da noi non ce n’è, e non ce ne possono essere. Lo sai benissimo da solo. Confessa, vecchio mio, combini questa roba per darla a bere a tutti? Dopodiché il Pittore propose all’Imbrattatele d’organizzare insieme con lui un’esposizione. Io ti suggerirò il tema e ti mostrerò come fare perché le cose vadano in porto, disse. L’Imbrattatele rimase commosso da sì amichevole sollecitudine, ma rifiutò. Alla Commissione il Pittore dichiarò che l’Imbrattatele lavorava troppo, il che è segno sicuro di mediocrità. Le sue opere non corrispondono, quanto a tecnica esecutiva, alla nostra ideologia, e quanto al contenuto sono d’un livello troppo basso. Bisogna poi tener presente che l’Imbrattatele è un ubriacone, un donnaiolo, un omosessuale, uno speculatore, un corruttore, un emigrato in patria, che non aiuta la sua famiglia, che ha abbandonato i suoi genitori, i quali per tal ragione sono morti molto tempo addietro, che non paga le quote sociali, non tiene conto dell’opinione dei colleghi ed ignora sistematicamente le esposizioni commemorative. E così l’opera dell’Imbrattatele non venne ammessa all’esposizione. Un amico del Pittore portò all’Imbrattatele un resoconto stenografico della seduta. Dapprincipio l’Imbrattatele s’infuriò, poi ci fece sopra una bella risata e, chiamato al telefono il Calunniatore, si diresse verso il terreno incolto.
Negli ultimi tempi il Calunniatore aveva lasciato ogni lavoro. Meno si lavora, diceva, più solida è la tua posizione. Il lavoro non fa che esasperare i fannulloni. E siccome quasi tutti sono dei fannulloni, la conclusione si trae da sola. L’Imbrattatele raccontò al Calunniatore la storia dell’esposizione. Ti sei dato da fare senza risultato, disse il Calunniatore. In un modo o nell’altro, non se ne ricava nulla. E’ dappertutto la stessa cosa. Calunnia, invidia, costrizione sono da noi i compagni inevitabili dell’uomo che valga qualcosa. E dire che era un pittore dotato, disse l’Imbrattatele. La gente dotata, priva dei mezzi e del coraggio di realizzare le proprie capacità, è la più pericolosa, disse il Calunniatore. La loro dote principale è di esser pronti a qualsiasi porcheria. Un sacco ce n’è. Si dimenano nella disperazione, nell’astio e nella noia. E distruggono tutto quello che può diventare un rimprovero per la loro coscienza. Allo Spaccio lo Schizofrenico espresse l’accaduto in formulazioni sobrie ma esatte. Ogni caso concreto, disse, è il prodotto dell’azione di molte leggi: sociali, psicologiche ed altre, ed è questa la ragione per cui sembra un puro caso fortuito. Il Pittore s’è infuriato perché tu non hai voluto fare ciò che lui ti consigliava? Giusto. Quando l’oppresso oppone resistenza, l’oppressore s’infuria sempre e la prende come un’ingiustizia. E’ la formula abituale: noi gli (vi, loro)…. E lui (voi, loro) !!! La solidarietà dei colleghi? Giusto. Esiste. Ma solo verso le merde. Tu avessi accettato di fare l’esposizione insieme al Pittore, si sarebbe arrangiato tutto in un lampo. Solo che, in nome della solidarietà, lui ti avrebbe costretto a dipingere ed esporre delle robette, invece dei tuoi capolavori. La solidarietà funziona quando il tuo collega pensa che tu sei più debole di lui o, pe lo meno, che non sei abbastanza forte perché gli altri s’accorgano che il più forte sei tu. E poi bisogna che lui ne abbia una convenienza, o per lo meno che non sia esposto a qualche pericolo. Il controllo dei colleghi è sempre il più vigilante. Sono sicuro che neppure all’esposizione generale ti lasceranno partecipare, perché tu manderesti all’aria tutte le loro carte. L’importante per loro è non rovinare l’armonia prestabilita. E tutti quei discorsi sull’ideologia, l’umanismo, il formalismo e via di seguito, non sono che un comodo mezzo per fare quello che vogliono loro. Tu annulli le regole del gioco, disse il Chiacchierone. Invece di passare per tutte le tappe stabilite e produrre quindi secondo le norme la solita merda, come fanno tutti, tu produci qualcosa che non ha nulla di somigliante, lavori troppo e vuoi fare a meno dei loro giochetti. Sì, disse l?imbrattatele, il Pittore li ha sorpassati tutti! Ma a che prezzo, disse lo Schizofrenico. Una volta sono capitato nel suo studio e ho osservato le pene che soffre quando crea. Erano mesi che spennellava il laido ritratto della moglie del Dirigente, e non gli riusciva mai bene. Si dilungò in un tedioso discorso sui suoi propositi e sulla sua peculiare visione del mondo, che voleva incarnare nel sorriso di quella vecchia donnaccola – rincitrullita a furia di sentirsi un personaggio eccezionale -, ma intendeva renderlo in modo che, in futuro, l’umanità non riuscisse ad afferrarne il vero significato. Quanto più una creazione è insignificante, disse il Calunniatore, tanto più terribili sono le sofferenze della creazione. Non si riesce ad ingranare. In un artista autentico, tutto sprizza fuori da sé, lui deve solo dar forma alle cose. Una nullità, invece, deve spremere goccia a goccia. L’importante da noi è la collocazione, disse l’Imbrattatele. Prova, tu, a scrivere un geniale articolo di fondo per il Giornale. Farai un buco nell’acqua. Il primo supergenio o il più tanghero dei gazzettieri lo scriveranno suppergiù nell’identica maniera. Lo stesso accade per il ritratto del Direttore Capo.


  



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Messaggio ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006)  
 
Un grande libro, che mi ha spinto a segnalarlo e caldeggiarlo riportandone alcuni significativi passaggi,  che però vedo che nessuno ha neanche letto Evil or Very Mad
  



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Messaggio ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006)  
 
Vedo che son passati ben 6-7 anni da questa discussione
Però anche io sono alla ricerca di Cime Abissali. Per ora sono in possesso in forma di prestito del VOL.2.
Mi sono però fermato dopo appena poche pagine, poichè credo che le figure de "Il Giornalista", "Il Veritiero" ed altri sono incomprensibili, se non si è edotti del primo VOL... mi confermi/ate questa cosa?!
  



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Messaggio Re: ALEKSANDR ZINOVJEV (1922-2006) 
 
Pavel Fokin Павел Фокин
«ALEKSANDR ZINOVJEV»
«АЛЕКСАНДР ЗИНОВЬЕВ»
«Prometeo respinto» «Прометей отвергнутый»
Collana: «Vita degli Uomini Eccellenti» (ЖЗЛ: «Жизнь Замечательных Людей»)
Casa Editrice «Molodaja gvardia» Mosca 2016 (Pagine 749)
Издательство «Молодая Гвардия» Москва 2016

I suoi «romanzi sociologici» («социологические романы») gli hanno portato la gloria del «primo scrittore del XXI secolo» molto tempo prima dell’inizio del nuovo secolo. Lui è stato idolatrato e abbattuto, lo chiamavano un genio ed anche un pazzo, lo ammiravano e lo odiavano, è stato premiato e contro di lui preparavano l’attentato ì alla vita. Il libro dell’autore Pavel Fokin (Павел Фокин), pubblicato dalla Casa Editrice «Molodaja gvardia» nel 2016, è la prima biografia di Aleksandr Zinòvjev (Александр Зиновьев, 1922-2006). Il libro è basato sul ricco materiale documentario. Il libro è singolare di forma, il libro che ci aiuta a capire il «fenomeno di Zinovjev» («феномен Зиновьева»), dello scrittore, del filosofo, del logico, del sociologo, del pittore, del poeta, del pensatore religioso, della personalità e del pedagogo.  

  

Aleksandr Zinovjev .jpg
Descrizione: Pavel Fokin
«ALEKSANDR ZINOVJEV»
«Prometeo respinto»
Collana: «Vita degli Uomini Eccellenti»
Casa Editrice «Molodaja gvardia» Mosca 2016 (Pagine 749) 
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