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«L'ARTIGIANATO QUALIFICATO RUSSO»
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«L'ARTIGIANATO QUALIFICATO RUSSO» «РУССКИЕ НАРОДНЫЕ ПРОМЫСЛЫ»
L’artigianato qualificato a Mosca offre al visitatore una varietà considerevole di prodotti tipici. A cominciare dai famosi legni laccati di Khokhlomà (Хохлома). È una tradizione artigianale popolarissima che risale alla fine del secolo XVI. Si tratta di oggetti d’ogni genere, ma soprattutto stoviglie, cucchiai, tazze, recipienti culinari, scodelle da minestra, vasetti da burro, scavati nel legno di betulla, dipinti secondo uno stile inconfondibile con predominio di nero, rosso-cinabro e oro, e ricoperti di una lacca vetrosa, trasparente, resistentissima al calore di cui gli artigiani di Khokhlomà e dei villaggi vicini alla città di Vòlogda, conservano ancor oggi il segreto.
Un’altra esclusività russa altrettanto illustre: le scatole laccate di Pàlekh (Палех). Palekh è un villaggio presso la città di Ivànovo nella Russia centrale la cui popolazione per secoli si è dedicata alla pittura di icone per chiese ortodosse. Si è sviluppato così un particolare talento nel trattare i colori tradizionali delle icone su uno sfondo nero brillante, talento che ancor oggi è evidentissimo nei pittori di Palekh e che sembra passare di padre in figlio. Le scatole di Palekh sono interamente dipinte a mano (non с’è alcun automatismo in questa lavorazione artigianale ad altissima qualificazione) e possono raffigurare un’infinità di soggetti: dalla riproduzione e arrangiamento di opere famose della pittura russa dell’Ottocento a figurazioni originali di favole e leggende popolari (queste ultime, ovviamente, hanno maggior interesse rispetto alle prime) oppure a motivi ornamentali delicatissimi, fiori e uccelli stilizzati ecc. In generale, i prezzi sono piuttosto alti e rasentano il genere «gioielleria»: del tutto meritatamente, del resto, se si pensa al lavoro minuziosissimo e al magistrale effetto decorativo. Tutte le scatole sono ricoperte, sia internamente che esternamente, di una lacca trasparente, a prova di calore. Di un genere analogo, ma con minor perizia d’arte e un senso decorativo meno «orientaleggiante», sono le scatole laccate di Fedòskino (Федоскино) dai delicati motivi a scacchi simili a quelli scozzesi, e le scatole laccate di Mstèra (Мстёра), in cartapesta ridotta a tale durezza e compattezza da superare il legno stesso: la pittura di Mstèra assomiglia assai a quella di Palekh ma il suo stile è più sobrio, la gamma delle sue tonalità più morbida e dimessa.
Un altro tradizionale artigianato russo produce i famosi vassoi di ferro smaltato di Mosca e di Zhòstovo (Жостово): generalmente su fondo nero, talora su fondo verde о turchino, fanno bella mostra di se ciuffi di fiori stilizzati, di bellissimo effetto. Benché dipinti a mano ad uno ad uno, questi vassoi di tutte le dimensioni costano generalmente assai poco. D’ispirazione molto più occidentale sono invece le terracotte di Gzhel (Гжель) a motivi floreali spennellati in «blu di Prussia» su un fondo bianco leggermente opalescente. Di un carattere più spiccatamente nazionale russo, in quanto a terracotte, sono invece i recipienti di Skopin (Скопин) di un robusto color fulvo-bruno e dalle forme più fantasiose: stilizzati leoni dalle criniere arricciolate con bizantina maestosita e dallo sguardo misticamente fisso; dragoni, centauri, mostri panciuti; questi recipienti sono destinati solitamente al kvas (квас), ma certe famiglie li riempiono anche di vodka e cognac. Nessuna destinazione, se non quella meramente decorativa, hanno invece le sculture in legno di Bogoròdskoje (Богородское), esempi di una tradizione ultrapopolare che conta peró soltanto due secoli. Sono scenette di vita familiare intagliate piuttosto rozzamente (questa grossolanità di taglio è voluta, perche è ritenuta la più adatta a esprimere personaggi e macchiette della vita rustica, che sono i soggetti prediletti): per esempio il contadino con l’aratro, una famigliola al lavoro; oppure anche soggetti vagamente ironici o grotteschi: come l’orso che acquista frutta dal contadino; o l’orso che fotografa la luna; o il giocattolo animate dell’orso che aiuta il fabbro a martellare sull’incudine. Un cenno meritano i lavori di osso intagliato, alcuni dei quali pregevolissimi: soprattutto quelli riguardanti umili attrezzi domestici о di toilette come puntaspille, spilloni da capelli, pattini, coperchi di scatoline finemente smerlettati. Meno interessanti (anche perche molto simili a quelli nordeuropei nella fattura e nell’ispirazione) le sculture a soggetto in osso: slitte trainate da renne, pezzi da scacchiera, foche e pesci e pinguini ricavati da ossa di bue; scene della vita artica improntate a una sorta di rozzo realismo; spesso l’elemento più notevole di questa produzione non è la fattura, ma il materiale: molte di queste sculture sono infatti di ossa e avorio di mammuth. Come è noto, il mammuth era l’elefante primigenio, scomparso da molte migliaia d’anni; in diverse zone della Siberia si son trovati e si continuano a trovare interi giacimenti di resti fossili di questi enormi animali. Da tale abbondanza di reperti, fatte salve tutte le esigenze scientifiche, è sorto l’artigianato di cui parliamo.
Nel campo delle ceramiche è un peccato che si sia ormao estinta in Russia la splendida tradizione delle piastrelle da stufa. Si è salvato invece il vascllame di Gzhel. Così come la splendente produzione delle porcellane di Pietroburgo, dette dello Tsàrskj Zavòd. Qualche parola è da dedicare alle deliziose ceramiche di Vjàtka (Вятка) e di Dymkovo (Дымково): figurine e animali fiabeschi, bestie che sono mezzo-giraffe e mezzo-cavalli, donnine dalle gote in liamme e dall’immenso grembiule, omarini tronfi dal solenne cilindro ottocentesco calcato su un viso infarinato da Pierrot: un’estrema fantasia e stilizzazione trasforma uomini donne e bestiole in creature dalla pelle a scacchi scozzesi, dal viso a pois, dal manto arlecchinato: l’artificio si sublima, l’invenzione diventa il fine ultimo della produzione e la sua più nobile giustificazione. Un articolo infine che il turista non avrà difficoltà a trovare è la Matrioshka (Матрёшка) in legno: la pupattola tonda e liscia che aperta mostra all’interno una seconda pupattola leggermente più piccola; aprendo la seconda se ne trova una terza, e così via. Le più diffuse sono a 4-7 pezzi; ma esistono delle Matrioshke gigantesche, vere madri prolifiche, che contengono fino a 27 pezzi.



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«LA PITTURA DI ZHOSTOVO» «ЖОСТОВСКАЯ РОСПИСЬ»

I pittoreschi fiori di campo e di giardino incorniciati dal fogliame sullo sfondo nero è un ornamento riconosciuto da tutti. È la Pittura di Zhòstovo è famosa in tutto il mondo come uno dei simboli della Russia. Questo tipo di artigianato, che è uno degli attributi dell’arte popolare della Russia, nacque 200 anni fa nel villaggio di Zhòstovo (Жостово) a circa 30 km da Mosca. È un caratteristico, antico centro dell'arte popolare. A Zhòstovo si fabbricano vassoi in lamiera decorati con pitture artistiche. Sulla nera superficie laccata vengono dipinti particolari ornamenti che riproducono fiori e frutta. Non esistono due vassoi che possano essere definiti uguali. Inoltre, ogni vassoio possiede un suo particolare ornamento. È un’antica tecnica pittorica di origine russa: lacca dipinta a mano. I vassoi di Zhòstovo sono pensati come non funzionali. Fin dal principio sono fabbricati per la decorazione della casa. I paesaggi fiabeschi invernali, le troiche in corsa, le scenette delle feste popolari, le antiche cerimonie del tè sono i soggetti più comuni dei «quadri in lamiera». Ma la gloria particolare appartiene ai fiori: le rose fastose, le modeste camomille e i papaveri ardenti. Circondano tutto questo fasto campi di boccioli, degli steli flessibili, dell’erbetta semitrasparente.

  

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«VENTI SFUMATURE DEL BLU’»
«ДВАДЦАТЬ ОТТЕНКОВ СИНЕГО»
Il blù su sfondo bianco = Синее на белом
Gzhel, russo popolare in forma di articoli di porcellana con la pittura. Una caratteristica distintiva di questi prodotti è il disegno di cobalto di un candido bianco. Il nome di questo tipo d’industria ha ricevuto dal nome del villaggio Gzhel nella regione di Mosca, dove ha in realtà origine. Gli abitanti del villaggio Gzhel’ (Гжель) dicono che hanno il cielo blù e perciò avevano intenzione di portare i colori celesti sulla porcellana bianca. Gzhel’ non è solo un villaggio e un artigianato, ma è una regione «di ceramica». Nella regione ci sono 27 villaggi. È il cosiddetto «fascio di Gzhel’» («Гжельский куст»). Il primo menzione di Gzhel’ nelle antiche cronache russe scende nei tempi del Gran Principe di Mosca Ivan I Kalità (Иван Калита, 1283-1340). I contadini di Gzhel’ si occupavano dell’arte ceramica e fabbricavano i vari prodotti ceramici. Più tardi i fratelli Kulikòv trovarono presso il villaggio l’argilla bianca (caolino) e cominciarono a fabbricare la porcellana. L’argilla di Gzhel’ è una risorsa strategica. Nel ХVII secolo  secondo un decreto dello Zar Aleksej Mikhajlovich l’argilla di Gzhel’ fu usata per la fabbricazione dei recipienti e dei vasi per i prodotti farmaceutici e alchimistici. Nei tempi dello Zar Pietro I il Grande l’argilla di Gzhel’ fu utilizzata per fabbricazione dei mattoni. L’Imperatrice Elisaveta, figlia di Pietro il Grande, fondò in Russia la prima fabbrica di porcellana.
I maestri di Gzhel’ riconoscono le 20 sfumature del blù. L’ornamento preferito dei maestri di Gzhel’ è la rosa che si chiama nell’ambiente dei maestri «Agàshka» («Агашка»). Il fatto è che alle fabbriche di porcellana lavoravano molte donne, contadine con il nome Agàfja (Агафья). L’«Agitporcellana» «Агитфарфор» cioè la «porcellana propagandistica» è il tema principale della pittura di Gzhel’ dei tempi della Guerra Civile dell’inizio del XX secolo. Ma l’«Agitporcellana» fu inventata dai francesi dell’epoca della rivoluzione borghese in Francia. Il segreto principale di «gzhel’» («гжель») o dellac pittura di Gzhel’ non è rivelato fino ad oggi. Di dove deriva il nome dell’artigianato. Sono alcune versioni: deriva dall’antica parola russa «жгель» «zhghel’» cioè la cottura del vasellame nella stufa, dal nome del piccolo fiume Gzhèlka (Гжелка) o dall’uccellino «гжиолка» («gzhiòlka») cioè la ballerina o la batticoda.

  

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«KHOKHLOMA» «ХОХЛОМА»
La parola «khokhlomà» («хохлома») è un dipinto decorativo di mobili o stoviglie in legno con vernici dorate, verdi e rosse su sfondo nero. Esistono due tipi principali di pittura: «cavallo» - in rosso e nero su sfondo dorato, e «sotto lo sfondo» - un motivo a sagoma dorata su sfondo colorato. Allo stesso tempo, gli artigiani del Trans-Volga non usano l'oro nel loro lavoro. Macinano oggetti dal legno, li adescano con una soluzione di argilla e li coprono con olio di lino e polvere di stagno. Quindi viene realizzato un motivo floreale, verniciato e cotto ad alta temperatura in un forno. Questa arte popolare russa è nata nella seconda metà del XVII secolo in villaggi situati sulla riva sinistra del Volga. I prodotti finiti venivano trasportati per la vendita nel grande villaggio commerciale di Khokhloma, nella provincia di Nizhnij Novgorod, motivo per cui il dipinto ha preso il nome. A causa della posizione favorevole del villaggio sulle rotte commerciali, i prodotti Khokhloma guadagnarono rapidamente popolarità. Dalla fiera di Nizhnij Novgorod, i commercianti li hanno trasportati in tutta la Russia e li hanno anche venduti in paesi dell'Asia e dell'Europa occidentale. Intere dinastie di maestri hanno lavorato alla formazione della pittura Khokhloma. Nella seconda metà del 19° secolo, l'interesse per Khokhloma come arte aumentò. E nel 1853 fu presentato all'Esposizione industriale tutta russa di Mosca, quindi a San Pietroburgo e Nizhnij Novgorod. Inoltre, lo «stile russo» è diventato di moda e persino i membri della famiglia reale hanno iniziato a utilizzare i prodotti Khokhloma. Così, nel 1882, l'imperatrice Maria Fiodorovna conferì al maestro Mikhail Krasilnikov un orologio d'oro con un'iscrizione di dedica «Per la sua arte e le cose presentate all'imperatore». Nel 1889, all'Esposizione Mondiale di Parigi, Khokhloma ricevette il Gran Premio. Oggi, la pittura di Khokhloma si sviluppa in due centri: la città di Semenov, dove si trovano le fabbriche di pittura di Khokhloma dagli anni '20, e nel villaggio di Semino, dove opera l'impresa artistica di Khokhloma.

  




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«LA STORIA DELL’ORNAMENTO RUSSO» Dal X al XVI secolo secondo antichi manoscritti
«ИСТОРИЯ РУССКОГО ОРНАМЕНТА» С X по XVI столетие по древним рукописям
Casa Editrice «V.Shevciuk» Mosca 2016 (Pagine 104)
Издательство «В.Шевчук» Москва 2016  

Il libro contiene campioni dei secoli X-XVI. L'edizione originale del 1870 fu preparata da V.Butovskij, gli ornamenti furono abbozzati da insegnanti e studenti della scuola Stroganov. Ristampato dalla pubblicazione: Storia dell'ornamento russo dal X al XVI secolo basata su antichi manoscritti.

  

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«ПУТЕВОДИТЕЛЬ ПО НАРОДНЫМ ПРОМЫСЛАМ»
«GUIDA ALL'ARTIGIANATO POPOLARE»

La guida include un progetto speciale e un podcast «L'artigianato popolare della Russia»
Народные промыслы России (culture.ru)


«L'artigianato popolare» è parte integrante del nostro codice culturale: particolari tradizioni artistiche si sono sviluppate nei secoli in diverse parti del Paese. Molti dei mestieri sono diventati simboli delle regioni: riflettono la filosofia degli abitanti, il loro modo di vivere e la comprensione collettiva della bellezza. Volevamo saperne di più e dirlo ai lettori, quindi uno dei principali progetti dell'anno sul portale Kultura.RF è una guida dettagliata all'artigianato popolare russo.

Dal 29 aprile 2022 fino alla fine di maggio, otto episodi del podcast Folk Crafts of Russia saranno disponibili esclusivamente sul servizio di streaming Sound. Gli ascoltatori di podcast impareranno come l'artigianato popolare differisce dalle arti e dai mestieri; quando e come è nata la ceramica; per cosa sono famosi i depositi di pietra degli Urali; da dove viene il nome del dipinto «Gzhel» («Гжель»).

  

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