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SERGHEJ DOVLATOV (1941-1990)
Autore Messaggio
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Messaggio SERGHEJ DOVLATOV (1941-1990) 
 
Il Parco di Puškin
Titolo originale: Zapovednik
A cura di Laura Salmon
Sellerio editore Palermo 2004
216 pagine
EAN 9788838919947



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Anarchico, vagabondo, individualista, solidale con ogni eversione solitaria: le narrazioni di Dovlatov posseggono un'incantevole forza di immedesimazione per il lettore. Voce narrante e protagonista insieme di storie che hanno l'inconfondibile marchio del vissuto, la prosa rapida e classica di Dovlatov dà un «ordine lirico» - è stato detto - a un caos naturale. E trascina in viaggi, lungo il percorso di una trama, in un mondo popolato di umoristi naturali, che esprimono la totale insensatezza esistenziale, la definitiva casualità che stringe nel paradosso ogni genere di personalità: siano essi i confusi emigrati ex dissidenti (come nei romanzi ambientati nell'America dell'esilio) siano gli stralunati ubriaconi, mezzi intellettuali mezzi barboni, suoi amici nell'URSS anni Settanta, come in questo romanzo. Nel parco letterario Puškin, per sbarcare il lunario, è finito a fare da guida uno scrittore dissidente e fallito: dissidente dal mondo e fallito a ogni possibile impresa, il negativo esatto di quello che Puškin rappresenta per la mitologia dominante. Nei suoi giorni ciondolanti incontra persone di ogni tipo, ma ciascuna di incerta identità, arcipelago di io separati contraddittori e fragili: l'alcolista razzista, mite e generoso; il dotto che ha letto tutti i libri ma è paralizzato dall'abulia; il funzionario del KGB che si scopre saggio paternalista e dissidente; il capellone perturbatore dell'ordine che nella sbronza si rivela un erudito. Due sole convinzioni illuminano il protagonista-narratore: l'ostilità verso la santità, cioè l'idea che il bene sia facile, naturale e riconoscibile; l'avversione contro ogni attivismo. Finché a sconvolgere quella folle armonia, alcolica e dissipata, piomba la moglie che sta per lasciare l'URSS alla volta di Chicago, approfittando di uno spazio apertosi per l'emigrazione. E le peripezie di Parco di Puškin mostrano il loro senso vero: la riflessione drammatica, di un grande scrittore, sul rapporto con la propria patria, con la propria lingua, col potere.


http://www.sellerio.it/it/catalogo/Parco-Pu-Kin/Dovlatov/740
  



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Messaggio SERGHEJ DOVLATOV (1941-1990) 
 
La marcia dei solitari
Titolo originale: Marš Odinokich
A cura di Laura Salmon
Sellerio editore Palermo 2006
252 pagine
EAN 9788838921483


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Il genio di Dovlatov, uno dei grandi umoristi della letteratura russa, un autentico classico, consisteva nella capacità di sentire e di esprimere la paradossalità universale. La quotidianità dell’esistenza dell’uomo sovietico, per esempio, ma anche l’american way of life come vissuta da un emigrato di ultima generazione venuto in America per poter pubblicare, fino al paradosso connaturato in uno scarafaggio (che lui diceva di aver trovato in America per la prima volta). Di conseguenza, i suoi protagonisti erano lui stesso, in primo luogo, e la sua esistenza di anarchico drop out nelle maglie ormai rilasciate dell’ultima URSS o alle prese con le strane mistiche capitalistiche del nuovo mondo della libertà; e poi gli stralunati artisti e vagabondi suoi compagni. Una specie di perenne generazione beatnik di matrice e cultura sovietica a cui ha dato l’immortalità, che non può esistere più dopo la fine dell’Unione Sovietica, ma costituisce un bacino illimitato di umorismo e di storie non meno della burocrazia zarista immortalata da Gogol'. Con la particolarità che Dovlatov potè rappresentarla, per così dire, dagli Urali all’Atlantico, nell’atto di arrangiarsi in URSS come in America, dopo l’emigrazione. Con un effetto di scettico distacco, di superiorità più unica che rara a tutte le etichette, tutti i sogni, tutti gli slogan, che dota il suo umorismo di un segno filosofico di saggezza anticonformista e la sua scrittura del miracolo narrativo di rendere in forma scritta il racconto orale. La marcia dei solitari è la raccolta dei suoi editoriali, scritti per il giornale «Il Nuovo Americano» da lui fondato per la colonia degli ebreo-russi emigrati in USA. Un’altra stagione nonconformista, anzi anticonformista rispetto alla retorica degli altri fogli per immigrati concorrenti, di cui i fondi del direttore raccontano l’avventura.


http://www.sellerio.it/it/catalogo/Marcia-Solitari/Dovlatov/806

  



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Messaggio SERGHEJ DOVLATOV (1941-1990) 
 
Il giornale invisibile
Titolo originale: Nevidimaja gazeta    
A cura di Laura Salmon
Sellerio editore Palermo 2009
180 pagine
EAN 9788838922510


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In Russia, dov’era nato e vissuto in età comunista, e in America dov’erano stati pubblicati i suoi libri durante l’esilio finale, Dovlatov è considerato un classico. I suoi romanzi e i suoi racconti sono infatti ritenuti la migliore testimonianza letteraria dell’Homo sovieticus d’epoca poststaliniana, quando cioè alla cupa tragedia del totalitarismo si andava sostituendo l’assurdo comico di una società in irreversibile autoconsunzione. Una situazione che – secondo Dovlatov – produceva una umanità caratteristica, esaltando all’eccesso quel certo anarchismo estetizzante, quel ribellismo individualistico, e soprattutto l’immensa riserva di autoironia propri del popolo russo, o almeno di quello spezzone di Russia in cui Dovlatov si ambientava, fatto di intellettuali e pseudo tali, dalla vita alcolica e picaresca, sempre sospesi tra il dissenso e il desiderio di sbarcare il lunario con il minimo di fatica. Personaggi che sembrano il fortunato innesto sul tronco del grande umorismo classico russo di una poetica dell’emarginazione alla Charles Bukowski. Scene di coinvolgente comicità, fatte di quadri staccati tenuti insieme in collages estremamente naturali, volti a rappresentare il caos insito nella condizione umana; storie sempre autobiografiche, allegramente pessimistiche, quasi che la vecchia URSS fosse lo scenario più adatto a esprimere l’assurdo dell’esistenza. Con un’attenzione spasmodica verso il linguaggio reale; tanto che i suoi dialoghi sono detti «una fotografia del linguaggio»: quindi la più pura raffigurazione di un tipo umano quale distillato da circostanze storicamente irripetibili. Nel Giornale invisibile si racconta di ciò che succede tra russi intorno al tentativo di fondare un periodico a New York, per la colonia degli immigrati. Perché l’Homo sovieticus, in patria o in esilio resta tale in realtà, come se fosse, assai più che il frutto di una società storica, una delle alternative dell’essere uomini. E tra le più divertenti a osservarla.


http://www.sellerio.it/it/catalogo/Giornale-Invisibile/Dovlatov/890
  



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Messaggio SERGHEJ DOVLATOV (1941-1990) 
 
La filiale
Titolo originale: Filial
A cura di Laura Salmon
Sellerio editore Palermo 2010
216 pagine
EAN 9788838925238


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Con Dovlatov, si ride di noi stessi. Il suo umorismo, che oggi è un classico che ha reso l’autore uno dei riferimenti obbligati della letteratura russa dell’ultimo Novecento, ha questo movimento tipico: si è portati dentro una cornice, usuale e quotidiana; vi si susseguono scene, descritte con pieno realismo; all’improvviso, la più banale e fiduciosa delle frasi suscita una risposta paradossale e sposta di scatto l’attenzione sulla componente di assurdità che c’è in ogni situazione. Come se d’un tratto si spegnesse la luce mentre si è in un gruppo, o ci si trovasse intrappolati in un dialogo tra sordi. Così, chi ride di questo umorismo filosofico non si ritrova mai in una posizione di superiorità, ma si sente parte di una condizione umana condivisa. E l’umorismo diventa il veicolo di una tragedia: la rivelazione dell’autoinganno in cui quasi sempre viviamo. Dovlatov scrive dell’assurdo che conosce: cioè di se stesso – un sé molto letterario – nel mondo sovietico e poi nella vita degli emigrati russi in America. Nella Filiale racconta di un argomento sorprendente per chi conosce i suoi temi: l’amore. Nel 1981 a Los Angeles si tiene un convegno di scrittori emigrati sul «Modello civile, culturale e spirituale della Russia del domani». Nella camera d’albergo dove dorme il protagonista, inviato di una radio di emigrati russi, bussa inattesa Tasja, l’amore dei vent’anni artistici di Leningrado, mai più rivista dai felici Sessanta. E il romanzo comincia a correre su due piani: da un lato, il presente del convegno, contrassegnato dalle nevrotiche dinamiche di scrittori narcisisti e litigiosi, e dalle incursioni di Tasja che scavano nell’intimo del protagonista come un’incresciosa autoanalisi; e, dall’altro, il passato dell’amore, che riappare mediante baluginanti flashback. Per narrare come l’amore – sublime autoinganno – rovinò una vita già complicata dai tempi, dalle circostanze e dall’essere umani.


http://www.sellerio.it/it/catalogo/Filiale/Dovlatov/952

  



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Messaggio Re: SERGHEJ DOVLATOV (1941-1990) 
 
Valerij Popov Валерий Попов
«ДОВЛАТОВ» «DOVLATOV»
Collana: «Vita degli Uomini Eccellenti» (ЖЗЛ: «Жизнь Замечательных Людей»)
Casa Editrice «Molodaja gvardia» Mosca 2015 (Pagine 368)
Издательство «Молодая гвардия» Москва 2015

La fama letteraria di Serghej Dovlatov non era lunga.
Questo libro è la prima biografia dello scrittore russo scritto dal suo conosciuto, del noto scrittore pietroburghese Valerij Popov. Il libro è stato pubblicato dalla nota casa editrice «Molodaja gvardia» nella sua bella collana «Vita degli Uomini Eccellenti». L’autore del libro in modo veritiero si scambia le proprie impressioni. Descrive la vita complicata di Serghej Dovlàtov, descrive la storia della creazione delle sue opere letterarie e descrive dei rapporti dello scrittore con molti suoi contemporanei.  

  

Serghej Dovlatov .jpg
Descrizione: Valerij Popov
«DOVLATOV»
Collana: «Vita degli Uomini Eccellenti»
Casa Editrice «Molodaja gvardia» Mosca 2015 (Pagine 368) 
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Serghej Dovlatov .jpg






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