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«IL FIORE DAI SETTE COLORI»
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«IL FIORE DAI SETTE COLORI»
«ЦВЕТИК-СЕМИЦВЕТИК»
«RAINBOW FLOWER»

«Il Fiore dai sette colori» («Цветик-семицветик») è la fiaba dello scrittore russo, l’autore di numerosi racconti e fiabe scritti per bambini, Valentin Katàev (Валентин Катаев, 1897-1986) scritto nel 1940. È stata pubblicata per la prima volta a «Literaturnaja gazeta» («Литературная газета», 1940) e allo stesso tempo alla rivista per bambini «Murzìlka» («Мурзилка»). In un secondo tempo la fiaba è stata ripubblicata ripetutamente ed è stata inclusa nelle crestomazie e antologie della letteratura per ragazzi. Nel 1948 è stato realizzato il cartone animato «Il Fiore dai sette colori» («Цветик-семицветик», durata 20 minuti).

Guardate il cartone animato:
https://www.youtube.com/watch?v=miKL9LeuYbU

«IL FIORE DAI SETTE COLORI» «ЦВЕТИК-СЕМИЦВЕТИК» «RAINBOW FLOWER»

C'era una volta una bambina: si chiamava Zhènja (Женя). La mamma la mandò a comprare le ciambelle. Infatti, lei ne comprò due coperte con cumino per il papà, due con semi di papaveri per la mamma, due con lo zucchero per sé e una color rosa per il suo fratellino, Paolino. Prese tutte le ciambelle legate insieme e s'avviò verso casa. Sulla strada si divertiva a guardare attorno, leggere le insegne, contare le cornacchie. Intanto, un cane randagio si avvicinò e mangiò tutte le ciambelle una alla volta: quelle di papà al cumino, quelle di mamma al papavero, quelle di Zhènja con lo zucchero. A questo punto Zhènja si accorse che la filza delle ciambelle non pesava come prima. Guardò indietro e vide che il filo era vuoto, il cane stava per finire la ciambella di Paolino. Si leccò anche i baffi!
- Cane cattivo! - Urlò Zhènja, che cominciò a dare la caccia al cane. Correva, correva, ma non riuscì a prenderlo e si perse anche la strada. Guardò attorno, non si videro più le grandi case, solo delle baracche. Si spaventò, allora, e cominciò a piangere. D'improvviso trovò davanti a sé una vecchia.
- Bambina, perché piangi? Zhènja raccontò tutto per filo e segno. La vecchietta ebbe compassione per lei e la condusse nel suo orto, dicendole:
- Non piangere, ti aiuterò io. Non ho né ciambelle né soldi, però nel mio giardino c'è un fiore dai sette colori, quello può fare tutto. Vedo che sei una brava bambina, anche se ti piace curiosare sulla strada. Ti darò il fiore dai sette colori, quello ti aiuterà.
Strappò un fiore bellissimo e lo consegnò ad Zhènja. Il fiore somigliava ad una margherita, solo che aveva petali di diversi colori: giallo, rosso, blu, verde, arancione, viola e azzurro.
- Questo non è un fiore qualsiasi. Desidera quello che vuoi, si realizzerà, basta strappare un petalo, buttarlo via e dire questo:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto - ... e qua devi dire quello che desideri, si avvererà subito.
Zhènja ringraziò la vecchietta del fiore e uscì sulla strada. Là le venne in mente che non sapeva la strada verso casa. Volle tornare dalla vecchietta a chiedere informazione, ma che strano! non c'era più né giardino né vecchietta, come se fossero volatilizzati! Che fare ora?
Stava per piangere di nuovo - come era sua consuetudine - quando si ricordò del fiore. Strappò il petalo giallo, lo buttò e disse: - Vediamo che sa fare questo fiore dai sette colori.
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che mi trovi subito a casa insieme alle ciambelle. Appena pronunciò le ultime parole, si trovò a casa in mano con le ciambelle. Consegnò le ciambelle alla mamma e pensò tra sé e sé:
- Questo sì che è un fiore magico! Dovrei metterlo nel vaso più bello.
Era ancora piccola Zhènja per prendere il più bel vaso della mamma, che stava su uno scaffale molto in alto; dovette salire su una sedia. Ma proprio mentre allungò la mano, uno stormo di cornacchie volò davanti la finestra. Lei doveva contare, quant'erano: sette o otto? Cominciò a contare, chiudendo le dita una alla volta: ma, ahimè, il vaso cadde per terra e si ruppe in mille pezzi.
- Hai rotto di nuovo qualcosa? - gridò la mamma dalla cucina. - Non sarà il mio vaso preferito, spero!
- No, mammina, non si è rotto niente, hai sentito male - rispose Zhènja e strappò velocemente il petalo rosso, sussurrando:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che il vaso di mamma sia di nuovo sano! Appena detto ciò, i cocci, come per magia, si sono riuniti. La mamma entrò in quel momento nella stanza e vide che il suo vaso preferito stava a posto, come se niente fosse successo. Comunque minacciò Zhènja col dito e la mandò fuori nel cortile.
I ragazzi del vicinato stavano giocando a «Polo Nord»; erano seduti su assi e accanto a loro c'era un palo conficcato in terra.
- Ragazzi, vorrei giocare anch'io! - Figurati! Non vedi che qua c'è il Polo Nord? Non possiamo mica portare femmine sul Polo Nord! - Polo Nord?! Ma se vedo solo assi di legno! - Non sono assi di legno! Sono iceberg! Vai via, non ci disturbare! - Allora non posso giocare? - No, via! - E io non ci voglio giocare! Arriverò a Polo Nord senza di voi e subito! Sarà il vero Polo Nord e non così miserabile come il vostro!
Zhènja andò al cancello, prese il fiore dai sette colori, strappò il petalo blu, lo buttò via e disse:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che arrivi al Polo Nord subito! Appena finì di dire, si trovò in mezzo ad una bufera di neve, nel freddo: che faceva almeno 100 gradi sotto zero! Attorno tutto era buio, il sole non si vedeva più. La bufera fece girare Anna, come una trottola. Lei, vestita com'era, nel vestito estivo, senza calze, si gelava nel grande freddo.
- O, mamma, mi gelo! - gridò Zhènja e cominciò a piangere, ma le sue lacrime divennero subito ghiaccioli che pendevano dal suo naso, come dalla grondaia.
Dalle montagne di ghiaccio vennero fuori sette orsi polari che si avvicinarono alla bambina, nervosi, arrabbiati, dagli occhi infuocati, dalle grosse zampe! Zhènja si irrigidì dalla paura, con le sue dita gelate a grande fatica strappò il petalo verde del fiore e gridò che più non si poteva:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che io sia di nuovo nel cortile. I ragazzi la stavano a guardare e ridevano: - Allora, dov'è il tuo famoso Polo Nord? - Vengo proprio di là! - Chi vuoi che ti creda? - Non vedete i ghiaccioli su di me? - Ma quali ghiaccioli?
Zhènja si offese e fece una promessa che non si sarebbe più curata dei ragazzi, piuttosto sarebbe andata a giocare nell'altra parte del cortile, dove giocavano le bambine. Arrivando, vide che tutte avevano qualche giocattolo: una carrozzina, una pallina, un triciclo, addirittura una bambina aveva in braccio una bambola che parlava, sulla testa un cappellino, sui piedi scarpine. Si rattristò molto Zhènja, dall'invidia le divennero gialli anche gli occhi, come se fosse un gatto.
- Vi farò vedere io, chi ha più giocattoli! - pensò tra sé e sé.
Tirò fuori il fiore e strappò il petalo arancione, lo buttò via e disse ad alta voce:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che io abbia tutti i giocattoli del mondo! E subito da tutto il mondo arrivarono verso di lei giocattoli. Per primo, naturalmente, le bambole, si battevano le palpebre e gridavano continuamente:
- «Mamma! Papà! Mamma! Papà!»
All'inizio Zhènja era molto felice, ma poi divennero troppe le bambole, riempiendo il cortile, la strada, la piazza. Non poteva più muovere un passo senza calpestare una bambola. E non si poteva sentire altro che il pianto delle bambole. Incredibile, quanto chiasso fanno cinque milioni di bambole! Ed erano solo le bambole di Mosca! Zhènja si spaventò, ma era solo l'inizio. Dopo le bambole vennero le palle, le biglie, le biciclette, i tricicli, i trattori, le macchine, i carri armati, i cannoni. Le corde per saltellare strisciavano per terra come serpenti, si attorcigliavano attorno i piedi; le bambole si innervosirono e strillavano ancora più forte. Nell'aria volavano milioni di aerei e mongolfiere giocattolo. Dal cielo arrivarono continuamente i paracaduti che si incastrarono sugli alberi e pali. Il traffico si bloccò, i poliziotti si arrampicavano sui lampioni e non sapevano più che fare.
- Basta, basta - gridò Zhènja, - basta così! Vi prego, non mi servono tutti questi giocattoli, scherzavo! Ho paura... Ma i giocattoli continuavano ad arrivare da tutte le direzioni. Quando sono finiti quelli sovietici, vennero quelli americani. Ormai tutta la città era colma di giocattoli fino ai tetti delle case. Zhènja corse sulle scale, i giocattoli la inseguivano. Uscì sul balcone, i giocattoli pure. Salì in soffitta, anche i giocattoli. Allora si arrampicò sul tetto, strappò il petalo viola, lo buttò e disse velocemente:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che i giocattoli tornino nei negozi, subito. Sparirono tutti i giocattoli. Zhènja guardò il fiore e vide che c'è rimasto un solo petalo.
- Ma guarda, ho sciupato già sei petali e che ho guadagnato? Non fa niente. Ci penserò meglio questa volta.
Mentre camminava per strada si spremeva il cervello su come fare.
- Cosa potrei desiderare? Ordinerò due chili di cioccolato con ripieno, mezzo chilo di caramelle, poi un etto di leccornia, un etto di noccioline e anche una ciambella rosa per Paolino e che altro?... Ma anche se avrò tutto ciò, lo mangierò e poi alla fine non mi rimarrà niente. No, meglio chiedere una bicicletta. Ma a che serve, tanto i bambini me la porteranno via. Anzi, mi picchieranno pure. Meglio desiderare un biglietto di cinema o del circo. Quello è almeno divertente. Oppure dovrei chiedere dei nuovi sandali? Potrò desiderare molto di più, basta pensarci con calma, senza fretta.
Così pensò, quando vide un bel bambino seduto sulla panca davanti al cancello. Aveva grossi occhi azzurri, sembrava allegro, ma gentile. Si vedeva da lontano che non era aggressivo. Ad Zhènja piacque molto il bambino e voleva conoscerlo. Si avvicinò a lui, tanto vicino da vedere negli occhi del bambino la sua immagine riflessa, il viso e le due treccine lunghe.
- Come ti chiami? - Victor, e tu? - Zhènja. Vieni, giochiamo ad acchiapparello! - Non posso. Sono zoppo.
Solo ora vide Zhènja che il bambino portava scarpe ortopediche, pesanti e brutte.
- Che peccato - disse, - volevo tanto giocare con te. - Anche tu mi piaci tanto e vorrei tanto giocare con te, ma purtroppo è impossibile. Non ci posso fare nulla. Ormai rimarrò così per tutta la vita. - Ma che dici! - esclamò Zhènja e tirò fuori il suo fiore dai sette colori. - Guarda qua!
Strappò l'ultimo petalo, quello azzurro, che per un attimo fece vedere al bambino e poi aprì le dita e cantò con la voce tremante dalla felicità:
Ti amo, petalo del mio cuore, vola dall'occidente all'oriente, da nord a sud vola, vola in cento direzioni! Quando tocchi la terra il mio desiderio si avvera, fa', ti prego tanto, che il piede di Victor sia sano! In questo momento il bambino saltò giù dalla panca e cominciò a giocare con Anna ad acchiapparello: era tanto veloce che Zhènja non riuscì mai a raggiungerlo.

  



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Ringraziano per l'utile discussione di Zarevich :
altamarea (18 Luglio),  
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