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«GIULIETTO CHIESA: UN VERO GIORNALISTA ITALIANO»
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«TENTATIVI (DISPERATI) DI TRIUMVIRATO»

Giulietto Chiesa

La sceneggiata di Ventotene dove, a bordo dell’unica portaerei — per segnalare l’idea della forza di cui teoricamente dispongono — Merkel, Hollande, Renzi s’incontrarono, qualche giorno fa, voleva essere, ed era, a suo modo, simbolica.Voleva dire: eccoci qua, rappresentanti attuali dei tre principali paesi fondatori dell'Unione Europea. Rimaniamo, siamo compatti, siamo convinti, potete contare su di noi.

Si capisce che Ventotene era la risposta in pompa magna al Brexit. Con quali contenuti non fu chiaro, ma lo spettacolo ha le sue regole. Lo spettacolo non ha bisogno di spiegazioni, deve piacere e basta. In effetti nulla è stato deciso, né cambiato. Solo qualche correzione d'accenti. Niente mutamenti strutturali, niente modifiche istituzionali. Business as usual, con qualche tocco di romanticismo legato ai ricordi dell'Europa che fu. Ma possono quei tre tenere insieme l'Europa dei 27? Il disegno iniziale era diverso. Non meno ambizioso, ma diverso. E allora sembrava che l'esperienza della vecchia Europa, appunto quella dei fondatori, sarebbe riuscita ad amalgamare tutte le insopprimibili diversità esistenti. Solo che, come dice il proverbio, l'appetito vien mangiando. E l'Unione Europea diventò esigente verso l'esterno. Costruì la sua politica espansiva verso l'est, pose le sue condizioni e usò la sua indubbia attrattiva per inglobare non solo tutto intero lo spazio del defunto Patto di Varsavia, ma addirittura per proiettarsi dentro quelli che furono i confini dell'Unione Sovietica Alexander Vilf
Così entrarono anche le tre repubbliche del Baltico, Estonia, Lettonia, Lituania. E ci entrarono con i loro brutti ricordi, — come del resto la Polonia — di sudditi dell'«impero sovietico», pieni di desideri di rivincita postuma e, in spirito, assai più «americani» che «europei». E, non appena i tempi delle vacche grasse finirono, cioè l'altro ieri, ecco esplodere le diversità, gli egoismi. La solidarietà, appena proclamata, veniva soverchiata dalla competizione nella divisione della torta. E, a sua volta, la divisione della torta diventava sempre più difficile tra commensali di diverse dimensioni, con diversi spiriti e diversi ricordi. Ma dove vincevano sempre e solo i più forti e grossi. E quando è cominciata l'ondata immigratoria, per esempio, si sono visti tutti i limiti di uno striminzito disegno comune. E tutte le smagliature. Ma anche prima dei ripetuti allargamenti si erano sentiti gli scricchiolii. La saggezza avrebbe consigliato un procedere più accorto, più lento. Invece ci furono gli acceleratori (americani), che volevano tutto e subito, in nome di una globalizzazione che non attendeva i tempi storici. Dunque, sostennero, «dentro anche la Turchia». Dentro anche quanti più stati era possibile della ex Jugoslavia. La Turchia per fortuna (nostra e loro)- diremmo oggi — è rimasta fuori, ma c'è da assorbire ancora la Moldova, l'Ucraina, la Georgia. Il tutto sotto la pressione della Nato, senza alcun dubbio la più avventurosa, per impazienza, delle coalizioni militari del mondo intero. Forza ragazzi, tutti in marcia contro la Russia. Poi è arrivata la batosta della Merkel, la prima da un decennio. In un piccolo lander, microscopico. Ma è stato come un lampo, seguito da un colpo di tuono potente. E adesso guardare il trio, o terzetto, fa un certo effetto. Di Angela si parla già come di una prossima candidata bollita, o addirittura di una non candidata. Sulla sorte di Hollande non c'è un allibratore disposto a metterci un centesimo. Le probabilità di una rielezione sono vicine allo zero assoluto della scala Kelvin. E il «giovane» rottamatore Matteo arranca di fronte al referendum che avrebbe dovuto essere il suo canto del cigno e assicurargli — insieme alla nuova legge elettorale — un governo tranquillo per la prossima tornata elettorale, quella che lo avrebbe incoronato Principe maggioritario con meno del 25% per voti. Ma il trono è già tutto storto. Questo triumvirato non può tenere insieme l'Europa. Tra un anno o due non saranno loro a dirigere il ballo.Leggi tutto:

Giulietto Chiesa

«SPUTNIK»



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«FREDDA»? È UN CONCETTO MOLTO RELATIVO

Giulietto Chiesa

La maggior parte dei commentatori, da una parte e dall’altra dello schieramento, continuano a girare attorno all’interrogativo: siamo di nuovo alla «guerra fredda»? Con varie accentuazioni che confermano il titolo di questa riflessione. Infatti che vuol dire «fredda»? Può essere dal molto fredda al quasi fredda. Addirittura potrebbe essere per qualcuno fredda, per altri calda, per altri ancora rovente. Dipende da dove ci si trova.
Se ci si trova nei pressi di Aleppo, Siria, sarà difficile definire la guerra in corso come fredda, o tiepida. Là si muore, in grande quantità, bruciati vivi. Ecco perché suggerisco di smetterla con queste generiche chiacchiere, per lo più messe su computers installati in comodi uffici dotati di ogni servizio. Una guerra fredda l'abbiamo conosciuta. Sappiamo che fu una guerra anche assai aspra. In molti punti del pianeta combattuta per interposta persona. In molti altri combattuta altrettanto aspramente, ma con altri mezzi, non militari. In cosa è simile a quella attuale? E dove è dissimile, al punto che in nessun modo può essere definita «fredda» (almeno non con gli stessi significati di quella)? Io credo che, volendo, la differenza la si può vedere a occhio nudo. Allora tra est e ovest c'era una «differenza di sistema» che rendeva il quadro molto chiaro. Ai minimi termini della sua descrizione c'era la differenza — che fu riassunta da Ronald Reagan — tra l'Impero del Bene, l'Occidente, l'America, da un lato, e l'Impero del Male, rappresentato dal «comunismo» e cioè la Russia, tout court, perché allora non c'era altro e la Cina era ancora lontana. I due sistemi erano talmente dissimili che non era necessario aggiungere altro. Chi stava da una parte e chi stava dall'altra. Posizioni intermedie non erano nemmeno pensabili. Adesso le cose stanno diversamente. E il fatto che non sia in corso una lotta tra sistemi non rende la situazione meno pericolosa. Al contrario la incattivisce e la rende insolubile con i mezzi tradizionali della politica e perfino della diplomazia. E le differenze sono moltissime, una più spinosa dell'altra. Nessuno si azzarda a dire, per esempio, che Mosca è l'Impero del Male, ma c'è di mezzo il fatto che dieci anni fa l'Impero del Bene la considerò sparita dalla scena e ora reagisce furiosamente alla constatazione del fatto che essa è più presente di prima, e incute paura. Ma come combatterla ora, quando essa fa parte dello stesso «Mercato»? Ovvio che bisogna «demonizzarla» in altro modo. Ed ecco apparire la crisi ucraina, con migliaia di morti russi, di etnia russa, con l'entrata dell'Ucraina in Europa e nella Nato, modificando l'equilibrio strategico europeo. E modificando anche quello mondiale, mettendo in campo missili di nuovo tipo in Romania e in Polonia. E poi ci sono i baltici e la Polonia, che cercano in ogni modo una rivincita postuma alla loro epoca di «cattività» sotto il regime sovietico (così, per lo meno, descrivono la fase di quella che chiamano l'occupazione sovietica). E ora dicono di fremere per il terrore di essere invasi dalla Russia. La quale non si vede perché mai dovrebbe invaderli, non essendo interessata a loro in nessun modo. Ma - vedi come dal nulla possa venire fuori qualche cosa — questo basta per realizzare l'occupazione del Baltico da parte cella Nato. Dell'Ucraina si è già fatto cenno. Resta il dato inquietante che, in questo modo, la Russia viene trascinata in diverse confrontazioni dirette con le forze armate della Nato, cioè degli Stati Uniti d'America. Così nei cieli del Baltico, così nel Donbass che resiste all'occupazione nazista del paese, ormai trasformato in un protettorato americano. Così anche in Siria, dove ormai gli aerei americani e della "coalizione dei volonterosi" aiutanti e creatori dello Stato Islamico si sfiorano nei cieli di Aleppo. Basta un niente perché un incidente si verifichi e perché questa guerra «fredda» diventi molto calda. Ma c'è un dato del tutto innovatore. Al tempo della guerra fredda l'Occidente era l'America. L'Impero del Bene controllava i suoi sudditi con mano ferma e inflessibile. Poteva non piacere a qualcuno, ma alla fine si sapeva che aveva tirato la pietra all'Impero del Male, e costui, a seconda dei casi e delle necessità, veniva retribuito o redarguito. Dalla parte opposta il controllo era, se possibile, ancora più ferreo. Se si guarda bene, includendo Budapest 1956 e Praga 1968, l'Impero del Male regolava soprattutto i suoi problemi interni. Quando provò a mettere il naso al di fuori, in Afghanistan, mal gliene incolse. © Sputnik. Libia. Le bombe americane e l’ombra del ColonnelloGuardate ora che succede. L'America di Obama non controlla più i suoi sudditi. Nella crisi siriana (creata da Obama in persona) stiamo vedendo attori che disobbedisono all'Impero e/o fanno il doppio-gioco. Si veda la Turchia, Israele, l'Arabia Saudita. Un gregge disordinato e riottoso che non basterebbero dieci cani pastori a tenerlo in riga. E fosse solo questo il problema! Obama non controlla più nemmeno i suoi. Chi ha organizzato il golpe nazista a Kiev nel 2014? La Cia insieme ai servizi segreti polacchi, e con l'appoggio di quelli baltici. Ma non è detto affatto che queste squadre di avventurieri abbiano consultato il comandante in capo dell'Impero del Bene. E in Siria, in questi giorni, chi ha mosso le pedine? Kerry si mette d'acccordo con Lavrov, ma partono gli aerei USA e bombardano le forze di Bashar el Assad. E' Obama che fa questi pasticci? Non credo. Credo semplicemente che Obama non comandi più l'Impero. Ed è questo che dovrebbe metterci sull'avviso del pericolo che incombe su tutti noi, dal momento che uno o più gruppi ristretti di dementi sono entrati in possesso degli strumenti per provocare una guerra più grande.

Giulietto Chiesa
«SPUTNIK»



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«FUNERALI DEL MAINSTREAM OCCIDENTALE»

Giulietto Chiesa  

Stiamo assistendo ai funerali del mainstream occidentale. L'attacco russofobico ha ormai assunto un carattere a tal punto delirante da produrre un effetto opposto. Invece che odio, curiosità. Invece che disprezzo, ammirazione. E poiché esso si basa in gran parte sul tentativo demolitorio della figura di Vladimir Putin, ecco che l'aumento della popolarità internazionale del leader russo si trasforma nel termometro di una terrificante sconfitta, di un autodafé del giornalismo occidentale.

I centri occidentali di controllo degli orientamenti delle opinioni pubbliche occidentali mostrano segni di grande sconcerto e inquietudine. L'esercito invisibile di centinaia di migliaia di propagandisti dell'occidente non sembra più in grado di produrre e riprodurre tossine sufficienti ad avvelenare i pubblici europei. Il messaggio che arriva "dalla parte del nemico" sembra divenire sempre più accattivante. Nonostante Putin sia definito apertamente assassino (e giù a ripetere l'elenco delle sue vittime: Politkovskaja, Litvinenko, Nemtsov, i morti del Boeing malaysiano, gli ospedali bombardati di Aleppo etc); ovvero corrotto (i suoi conti presunti nelle banche offshore); aggressore espansionista (per avere «occupato» l'Ucraina e «annesso» la Crimea); aggressore potenziale (per le sue intenzioni di soggiogare le repubbliche del Baltico), risulta che lettori e spettatori occidentali, l'uomo della strada europeo, provano piuttosto ammmirazione che avversione nei suoi confronti. Per esempio appare sempre più evidente, a un numero crescente di persone, che la Russia è stata il fattore decisivo per la sconfitta del cosiddetto Stato Islamico di Irak e Siria. Dunque che la Russia ha aiutato l'Europa nella lotta contro il terrorismo internazionale. Dunque che Putin è un amico e non un nemico. Gli assassini «commissionati» da Putin rimangono fissati nella memoria di molti lettori/spettatori, ma per molti altri (in crescita) appaiono invenzioni dei media, non suffragate da alcun elemento di prova, per giunta del tutto platealmente incongruenti con la realtà. La favola di una imminente aggressione russa al Baltico e alla Polonia funziona solo in parte perfino sulle popolazioni locali, ma appare ridicolmente inconsistente per milioni di europei. Le sanzioni contro la Russia non le vuole nessuno in Europa e moltissimi non riescono a spiegarsi come mai i leaders europei le abbiano decise andando contro i loro stessi interessi economici. Insomma i fatti smentiscono le congetture. Allora non resta che aumentare la dose propagandistica, fino all'ossessione di Joe Biden, il vice-presidente americano, che in tv accusa la Russia addirittura di poter e voler "modificare sostanzialmente" il risultato delle elezioni americane. Ma è un autogol, che mostra un'America addirittura vittima di un'aggressione tecnologica della Russia. Credibilità dell'accusa uguale a zero (tanto più perché tutti sanno che viene da un paese che ha inventato le "rivoluzioni colorate" in una dozzina di paesi). I social network sono tutti americani, e lavorano incessantemente per la causa dell'occidente, ma portano ormai messaggi contraddittori. Esiste RT. Esistono ancora, in Europa, cervelli non condizionati. E' finita in linea di fatto una situazione di monopolio informativo-comunicativo. Ed ecco il mainstream lanciare la nuova linea: "bloccare la propaganda" del Cremlino, visto che la nostra propaganda non funziona più come dovrebbe. Dunque in primo piano rinforzare il dogma, secondo il quale tutto ciò che viene "da quella parte" è propaganda.”Secondo punto del piano: impedire ai canali del nemico di funzionare, frapponendo ostacoli tecnici politici, amministrativi, giudiziari, di polizia; fermando i giornalisti nemici (oppure ammazzandoli, come avviene in Ucraina); chiudendo i conti bancari a RT in Gran Bretagna; oscurando le reti radiofoniche e televisive dove si mettono in onda le eresie del Cremlino. Assistiamo all'introduzione della censura in Occidente, là dove l'occidente vantava la propria libertà e il proprio pluralismo. Le parti si sono invertite. Il confronto delle idee, anche aspro, durissimo, ma utile per verificare le differenze, viene sostituito dal divieto. Entra in vigore in occidente l'orwelliano "Ministero della Verità" e, chi non ne fa parte dovrà essere fermato, impedito, eliminato, oscurato. Ecco, appunto, il funerale da cui abbiamo preso le mosse e cui stiamo assistendo. Il funerale dei principi che resero forte l'occidente e che ora risultano impraticabili all'occidente.

«SPUTNIK»



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«GIULIETTO CHIESA: GIORNALISTA ITALIANO»
«ДЖУЛЬЕТТО КЬЕЗА: ИТАЛЬЯНСКИЙ ЖУРНАЛИСТ»

  



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