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«LA DAMA DI PICCHE» di Piotr Ciajkovskij
Autore Messaggio
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Messaggio Re: Dama Di Picche - Torino 
 
Zarevich ha scritto: [Visualizza Messaggio]

Io ho visto Boris Godunov con la bicicletta
  Shocked

Questa è veramente assurda!  Laughing

Poveri Pushkin e Musorgskij.... si saranno rivoltati nella tomba.
  



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Messaggio Re: Dama Di Picche - Torino 
 
Caro Zarevich!
Immaginare lo Zar Boris in bicicletta è qualcosa di geniale! Propongo un premio per quel regista/scenografo!
Non posso smettere di ridere pensando a questa scena!
  



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Messaggio Re: Dama Di Picche - Torino 
 
Io ho visto la "Pikovaja dama" torinese la scorsa domenica. Riporto la recensione che ho scritto per il mio blog.

"Frutto prezioso della nuova gestione Noseda, “Pikovaja dama” – sommo capolavoro di Cajkovskji – è tornata al Regio di Torino da cui mancava dall’ormai lontano 1963.

  Spettacolo di sicuro interesse in cui però appare inevitabile riconoscere una profonda dicotomia fra l’alto valore della parte musicale e la scarsa attrattiva della componente scenica.

  Cominciando con le dolenti note. Lo spettacolo realizzato in toto da Denis Krief – cui bisogna solo riconoscere il merito di aver salvato la produzione dopo la “scomparsa” di Chernjakov – è semplicemente un brutto spettacolo. La scena  troppo minimale, un piano inclinato verde – prato o tavolo da gioco – e un rettangolo di plexiglas che funzionava da parete o da soffitto nelle varie scene, neppure un telo di fondo a coprire le pareti di fondo del palcoscenico. Unica variazione un teatrino ligneo di gusto settecentesco nel secondo atto all’interno del quale si svolgeva la pantomina di Prilepa e Milovzor – unico momento visivamente piacevole dello spettacolo. Per il resto le solite ossessioni di Krief, tanto che veniva da chiedersi se si voleva rappresentare l’ossessione di Hermann per il gioco o quella del regista per panchine e divise da cadetto, divenute ormai un’ossessiva costante di tutti i suoi spettacoli.

  La povertà delle scene era completata dalla rara bruttezza dei costumi. Ancora accettabili quelli maschili pur nella ripetitività di uniformi tutte uguali, di un cattivo gusto da primato quelli femminili: la camicetta viola con gonna verde a fiori azzurri di Liza e soprattutto lo spolverino nero con fiori fucsia della contessa gridano vendetta al Dio dell’eleganza. Non meglio vestiti gli invitati alla festa, tutti in scuro con parrucche bianche più simili a cappelli da cuoco che ad acconciature settecentesche fra i quali emergeva un maggiordomo vestito come Petrolini.

  Al brutto apparato scenico si accompagna una recitazione di totale banalità, con cadute espressive da fiction televisiva nella quale i pochi slanci – certe occhiate della Silja da far gelare il sangue nelle vene – apparivano come frutto del talento personale dei singoli cantanti. Poche le idee registiche, è spesso molto infelici dal punto di vista drammaturgico: i monelli del primo atto trasformati in una teoria di soldatini con le divise di tutti i corpi dell’esercito russo nella vittoriosa Guerra Patriottica del 1811-12; l’inizio di un’evidente rapporto fisico fra Hermann e Liza alla fine del primo atto, totalmente in contrasto sia con la psicologia del personaggio – la critica ha in passato rivelato la natura sostanzialmente sessuofobica di Hermann, in cui il gioco sostituisce il sesso all’interno di una sovrastruttura di frustrazioni derivanti dalla latente omosessualità del personaggio, tema quanto mai vicino all’uomo Cajkovskji – sia con le esigenze drammaturgiche in quanto la scena della chiave del II atto viene privata di molta della sua forza: totalmente incomprensibile anche l’identificazione della vecchia Contessa e di Caterina II in un’unica persona.

  Fortunatamente di ben altro spessore presentava la parte musicale. Merito in primo luogo della direzione di Noseda, il più russo dei maestri italiani, alle prese con un repertorio che conosce alla perfezione e nel quale non ha paura di gettarsi con coraggio: di tellurica potenza nella tempesta del primo atto, giustamente zuccheroso nella pantomima, di una trasparenza spettrale nelle scene della Contessa; un Cajkovskji vissuto in prima persona, senza gli scrupoli intellettuali che spingono troppi direttori a sfuggire da una retorica delle passioni magari scomoda ma assolutamente necessaria.  

  Il cast vocale vedeva emergere le due donne “giovani”. Svetla Vassileva è una Liza benissimo cantata e ancor meglio interpretata. Voce di timbro splendido, acuti sicuri – solo affetti dal caratteristico vibrato slavo che in questo repertorio non mi pare un particolare problema - pieno coinvolgimento emotivo; una splendida prova. Analoghe considerazione per Juljia Gertseva – Polina/Milovzor – mezzosoprano russo che mi aveva lasciato forti perplessità in passato e che ieri mi ha invece convinto pienamente. Il repertorio gli è sicuramente più congeniale sia per vocalità che per temperie espressiva rispetto alle precedenti uscite torinesi e il risultato è stato molto buono: voce bella, timbratissima, ottima linea di canto. Nella pantomina ha sfruttato la figura giunonica per rendere splendidamente la parte en-travesti del pastore. Note di costume, vista di persona è infinitamente più bella di come appaia sulle foto ufficiali.

  Di grande interesse anche il giovanissimo tenore Maksim Aksënov, nome nuovo della fucina del Marinskji. Voce forse limitata come volume – a tratti risultava coperto dall’orchestra – ma splendida linea di canto, impressionante facilità negli acuti, mezze voci perfettamente sostenute, capacità interpretative fuori dal comune per un ragazzo di neppure trent’anni – per di più alle prese con un ruolo monstre come Hermann. Un talento da seguire con attenzione.

  Più difficile parlare di Anja Silja che vestiva i panni della vecchia contessa. Il carisma è impressionante, magnetico; l’attrice di un livello sbalorditivo; la capacità di dire da lasciar stupiti, ma allo stesso tempo questo basta per la contessa? Personalmente credo di no. La voce delle Silja – pur meno disastrata di quanto mi aspettassi – non è quella richiesta, manca di volume, di gioco di colori, di peso nelle note gravi – si tratta pur sempre di un soprano impegnato in un ruolo contraltile – anche a tacere di una pronuncia russa al limite del grottesco; le doti interpretative non bastano.

  Buono anche se forse troppo anonimo il Tomskji di Vladimir Vaneev e decisamente modesto lo Eleckji di Dalibor Jenis che comincia malissimo e se anche si riprende leggermente nel corso della recita continua a deludere. La grande aria – fra le più belle del repertorio non solo russo per voce baritonale – richiede un’assoluta nobiltà nel porgere, un controllo perfetto del fiato, una capacità assoluta nelle sfumature elementi che Jenis non possiede per nulla. La voce, ancor buona sul forte e mezzoforte, perde consistenza sui piani mentre le mezze voci sconfinano troppo spesso in autentiche spoggiature.

  Molto buone le numerose parti di fianco e splendida la prova del coro."
  



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Messaggio Re: Dama Di Picche - Torino 
 
«La Contessa e Caterina II in un’unica persona»

È una ritrovata del regista?
Lisa dà a Hermann la chiave dalla porta recondita del Palazzo d’Inverno dove «abita» l’Imperatrice Caterina II?
Un caso veramente straordinario.
Né a Pushkin né a Ciajkovskij non è venuta in testa quella splendida idea. Quel signor Krief è un uomo strambo.
Forse Hermann e Lisa in un’unica persona? Perché no …

  



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Messaggio Re: Dama Di Picche - Torino 
 
Eccomi qua a scrivere qualche impressione su questa Dama di Picche Torinese.

Lo spettacolo a cui ho assistito io è quello di venerdì scorso 29.05.09, con il cast indicato da orphicus.

Debbo dire che per quanto concerne la regia mi trovo pienamente d'accordo con la recensione postata dallo stesso orphicus; visti i risultati non solo riferiti a questo spettacolo, mi chiedo come sia possibile affidare una qualsiasi opera a certi personaggi...
Nessuna idea registica vera, nessun altro filo conduttore che "l'ossessione del gioco"...e la musica? e i vari temi conduttori? per la cronaca questo è il vero tema esposto in un intervista fatta a Krief
Ma German prova rimorso dopo la morte della Contessa? C’è in lui un pentimento?
«No, non c’è rimorso, non c’è pentimento, lui è un buco nero che mangia tutta la luce, distrugge tutto ciò che attira perché per lui conta solo la sua psicosi: il gioco. Ecco perché la scena sarà dominata da un grande tavolo da gioco, di quelli con il panno verde, grande nove metri per nove, ma solo alla fine si scoprirà che è un tavolo da gioco perché all’inizio sarà solo un grande prato verde».


Un prato verde? secondo lo stesso Denis Krief, sempre nella medesima intervista, afferma che la Dama di Picche sostanzialmente è la storia di una psicosi...ci sarebbe da chiedersi di chi....

Aggiungo solo che a fare da sfondo a questo "bellissimo prato verde", si poteva osservare la flora del fondale e delle quinte del teatro, rappresentata con didascalica e precisa cartellonistica di sicurezza posta richiamante i pericoli dovuti da contatto diretto o indiretto con corrente elettrica, il richiamo all’uso degli estintori posti in essere (ovviamente anch'essi debitamente segnalati), e altri effetti scenici strabilianti similari.

E pensare che il teatro ha pure espresso ringraziamenti per la disponibilità del regista italo-francese nel porre rimedio al forfait di Chernjakov...

Fortunatamente la parte musicale e vocale, metteva in evidenza note positive e a tratti anche eccelse.

La direzione di Noseda è stata a mio avviso più che valida, con punte di ottima fattura sia nella scena della tempesta che in quella di apertura e chiusura del III° quadro (II° atto).
Per il resto mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto asserito da orphicus.

Per quanto concerne il cast vocale a mio personale parere la palma d’oro della serata, nel suo complesso, va al tenore Maksim Aksënov.
È vero che la voce è un po’ piccina per la parte, per esempio nella scena della tempesta Aksënov sparisce nel volume orchestrale, ma per il resto, il tenore russo ha saputo dare prove eccelse per musicalità, emissione, fraseggio, interpretazione e sostegno vocale (non dimentichiamoci che il ruolo è vocalmente massacrante…). Forse, dal punto di vista introspettivo e psicologico, la parte per ora non gli si addice molto, sicuramente fa testo la giovane età, però nel complesso…ad avercene…
Sarei curioso di poterlo ascoltare in un certo repertorio francese dove sovente si ascoltano tenori fuori posto sia in eccesso che in difetto.
La cosa che comunque credo lasci tutti positivamente perplessi, è la facilità con cui è riuscito a sostenere e portare a termine la prova (mai un solo momento di difficoltà). Davvero entusiasmante.

Svetla Vassileva disegna una Liza convincente sia sul piano interpretativo che musicale. Ad onor del vero, occorre precisare che in zona acuta, al contrario del suo amoroso collega, apre un po’ troppo e oserei dire che in certi casi raggiunge quasi suoni “gridati” (almeno questo è l’effetto che produce) che risultano messi poco a fuoco e crescenti.
Comunque sia una Liza convincente.

Al contrario di quanto espresso da orphicus, ho trovato la Polina della Gertseva un po’ troppo artefatta e vocalmente incerta sul da farsi.
L’impressione è sicuramente quella di una voce interessantissima e davvero importante, ma sostenuta da una tecnica non ancora in grado di eguagliare quanto madre natura le ha dato.
Nella zona centrale sovente appariva intubata o eccessivamente coperta, e visto e considerato che sia il colore che il timbro della voce e mio avviso non le necessitano di questi accorgimenti non si capiscono le ragioni di questa accentuazione se non quella di una certa insicurezza.
Direi comunque meglio nella parte di Milovzor che in quella di Polina.

Concordo inoltre, sempre con orphicus, sulla prestazione dei due baritoni, con una punta di rammarico estremo per la “pessima” esecuzione della bellissima aria del principe Eleckji.
Rimangono sempre evidenti le mie perplessità circa i criteri di scelta di taluni personaggi all’interno di un cast (non dimentichiamoci che il signor Dalibor Jenis è lo stesso baritono che ha saputo ridicolizzare il nobilissimo Rodrigo del Don Carlo scaligero…).
Mi chiedo inoltre se per caso il signor Jenis, abbia mai ascoltato un certo Pavel Lisitsian nel ruolo del Principe Eleckji; ma visto il risultato, non credo proprio...

Ed infine la Contessa.
Di fronte ad una personalità come quella di Anja Silja tutte le dissertazioni sulla vocalità appropriata o meno, passano in cavalleria.
È vero, possiamo dire che la voce è messa male, che specialmente nel I° atto la Silja, vocalmente parlando risulterebbe non pervenuta (anche se il personaggio in scena accentra su di se tutta l’attenzione) e che probabilmente non si tratta solo di condizioni vocali attuali; ma se il senso di andare all’opera è anche quello di emozionarsi, beh, allora per quanto mi riguarda Anja Silja ha saputo creare questa magia.
Nella sua interpretazione non c’è un gesto fuori luogo o un porgere che non assecondi il ruolo previsto per la contessa, niente artefazione, niente pantomima, niente giochi, tutto realtà.
Che dire poi di frasi come Le duc d’Orléans, le duc d’Ayen, le duc de Coigny, la comtesse d’Estrades, la duchesse de Brancas… o dei bellissimi passaggi dell’aria francese Il me dit: Je vous aime, et je sens malgré moi, je sens mon coeur qui bat, qui bat, je ne sais pas pourquoi!
Finalmente una contessa che rievochi una donna bella, coinvolgente, a cui non si può dire di no, che dia realmente l’idea del perché veniva chiamata “Venere Moscovita”, del perché tutti impazzivano per lei.
Forse non sarà ricordata come la miglior contessa portata sulle scene teatrali, ma per quanto mi riguarda, la sua interpretazione è stata davvero elettrizzante.

Nel complesso direi che è stata una buona Dama di Picche.
Una menzione speciale per il coro e per il maestro Gabbiani degno erede del Casoni che ora dirige anch’esso sapientemente il coro scaligero.
PS. La mia fidanzata che è russa e che era presente ovviamente con me alla recita, mi ha chiesto più volte: ma sei sicuro che i coristi siano italiani??? pensate che addirittura in merito al coro delle voci bianche non ha voluto saperne…erano tutti russi… Mr. Green

Salutissimi

Teo
  



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Messaggio Re: Dama Di Picche - Torino 
 
Io ho ascoltato una recita registrata e mandatami da un caro amico, in effetti il coro è ottimo anche nella padronanza della difficile, per gli europei occidentali, pronuncia russa...
Dovrei riascoltare l'incisione per essere piú preciso. Comunque ricordi ottimi di tenore e soprano, mentre i tempi scelti dal direttore non mi parvero troppo felici, in quanto troppo veloci e che privavano gran parte dei cantanti della possibilità di scavare, anzi cesellare le frasi (anche se in Aksënov scorsi ottime intenzioni interpretative, seppur non maturate, il ché è naturale in un German cosí giovane). Boh... sarò condizionato dalla direzione di Melik-Pashaev.
  




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Огненный ангел
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Messaggio Re: LA DISCOGRAFIA DELL’OPERA «LA DAMA DI PICCHE» 
 
Sto rinnovando questo mio vecchio post dedicato alla discografia dell'Opera lirica di Piotr Ciajkovskij «La Dama di Picche» («Пиковая Дама»)
  



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